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pubblicato martedì, 30 marzo 2010 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Io leggo perché sento che mi fa bene


Leggere

Giuliana Ferraboli, la nostra lettrice di oggi, è una musicista e un’insegnante di Brescia, che ha gentilmente accettato di farsi intervistare per gli amici di GraphoMania.

Giuliana, in genere chi ama la musica possiede una sensibilità particolare che conduce a cercare l’essenza delle cose, a cogliere vibrazioni anche nella parola scritta. È così anche per te?
Sì… è sempre come cercare qualcosa che va oltre la parola stessa, qualcosa che diventa intimo, personale, come nell’interpretazione di una composizione musicale: le note sono lì, sulla carta, ma sta all’esecutore, alla sua sensibilità, al suo mondo emotivo, cogliere qualcosa che sulla carta non c’è, ma che riscrive la musica e le dà vita.

Preferisci la prosa o la poesia?
Non posso dire di preferire l’una o l’altra, dipende molto dal mio stato d’animo, dai miei bisogni contingenti, però so che nei momenti più difficili della mia vita ho cercato soprattutto nella poesia l’essenza profonda delle cose, in essa riesco a percepire alcune qualità della musica, emozioni più evocative e potenti di quanto riesca a trovare nella prosa, vi scopro sia il significato che il suono.

Come insegnante hai un costante contatto con i ragazzi; secondo te è vero che le nuove generazioni si sono allontanate dalla lettura? Come si possono  –  secondo te – accorciare le distanze tra il loro mondo e quello dei libri?
Frequento ragazzi dagli undici ai quattordici anni e posso tranquillamente dire, secondo la mia esperienza, che l’insegnante di lettere può essere fondamentale nel trasmette loro l’interesse, la passione, l’amore per la lettura e per i libri… l’amore per il bello si insegna, ma per poterlo fare bisogna amare il proprio lavoro e sapersi rapportare con “persone” curiose che stanno crescendo, che stanno cercando una via, degli appigli, delle conferme. Nella mia esperienza ho conosciuto insegnanti che non sono andati oltre il libro di testo, ma ho pure incontrato tanti altri insegnanti che tappezzavano costantemente la cattedra di libri di poesia, di narrativa… con quel vivo “disordine” che a me piace tanto.

Ricordi il tuo primo libro letto?
Sì, lo ricordo benissimo perché io ho iniziato tardi a trovare il piacere della lettura al di là dei libri scolastici. Avevo sedici anni e una carissima amica, nel giorno del mio compleanno, mi regalò un libro, La vita davanti a sé di Emile Ajar (solo recentemente, cercando in tutti i modi di ritrovare questo libro per poterlo a mia volta regalare, ho scoperto che questo nome era uno pseudonimo di Romain Gary). Avevo tutto il tempo per poterlo leggere, tutte le vacanze estive e… fu veramente per me una grande scoperta trovare in questa storia, in questa particolare scrittura, emozioni forti, potenti, il pianto e il riso… Da allora non ho più smesso di leggere.

Esiste un libro che custodisci nel cuore e che ti ha dato qualcosa di particolare?
Sinceramente più d’uno; potrei citare Il piccolo Principe oppure il meno conosciuto Le voci del mondo di Robert Schneider, secondo me un capolavoro passato in sordina che racconta “… la storia del musicista Johannes Elias Adler, che all’età di ventidue anni si tolse la vita, avendo deciso di non più dormire… perché chi ama non dorme”. Mi è proprio rimasto nel cuore questo libro immaginifico, travolgente, triste e bello, questa storia di una prodigiosa metamorfosi, del cambiamento nell’ascolto e nella percezione  del mondo, della terra e del proprio corpo, di una abissale amplificazione dei sensi.

Per via della tua passione, avrai di certo letto tanto sulla vita di musicisti del passato. Ce n’è uno che ammiri particolarmente, la cui vita – oltre alla sua musica – ti ha affascinata?
Ti dirò, ho letto parecchie biografie di musicisti, alcune vite sono interessanti, altre intriganti, altre ancora del tutto comuni, ma il mio interesse per  un compositore, la mia conoscenza del suo stile e della sua opera, quindi la stima, l’ammirazione della stessa, non passano attraverso la biografia ma sono scritte nello spartito, nelle note e nelle pause. Amo in maniera spropositata Bach, che a ben vedere condusse tutto sommato una vita abbastanza normale e ordinaria, tra casa, chiesa, insegnamento, mogli e figli… eppure la sua musica !!!

Ci lasciamo con un’ultima domanda: perché leggere?
Non penso esista una risposta assoluta a questa domanda. Diciamo che non è “necessario” leggere, non fa parte dei bisogni primari, ma certamente risponde al bisogno di sviluppo delle proprie potenzialità e di se stessi. Io leggo perché sento che mi fa bene, perché mi aiuta a capire meglio me stessa e gli altri, perché posso scoprire nuovi e infiniti mondi, perché entro in relazione con altre vite, perché mi piace tenere tra le mani un libro e sentirne l’odore, perché leggendo rido, piango, rifletto, immagino, sento, viaggio… perché leggere richiede tempo e il tempo è il bene più prezioso di questo mondo. La volpe ha proprio ragione quando dice: “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

Foto | giuli.a ♥ bn


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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