Pedofilia. Riflessioni di confine

Il grande scandalo della pedofilia nella chiesa cattolica, oggi all’ordine del giorno, che rimanda al problema purtroppo più vasto e allargato ad olagni sfera sociale e istituzionale della violenza sui minori, mi ha mosso a delle riflessioni – come dire? – di confine, rispetto al tema vero e proprio e alle tragedie che solleva. Se penso alla parola che queste tragedie contiene e definisce: pedofilia, non posso non rimarcare che in sé è un termine “gentile”, e in sé non apre gli scenari disperanti che conosciamo.
Pedofilia ha origine da una parola greca che significa amicizia, interesse affettuoso, amore verso i fanciulli. Come parola ha più a che vedere con pedagogia, che trasforma questo interesse affettuoso in educazione, che con termini quali stupro, molestia sessuale, aggressione,violenza, attentato all’innocenza indifesa dei/lle bambini/e , che invece ben rendono l’efferatezza dei comportamenti.
Mi domando pertanto perché si continui ad usare un termine “gentile”, e come/quando i comportamenti che corrispondevano a questa parola siano stati stravolti a tal punto.
Io credo che alla base di questa contaminazione di valori e parole ci sia la lunga tradizione platonica che la chiesa, ma non solo, ha mantenuto dentro il proprio orizzonte culturale e che considerava il rapporto adulto/giovane, maestro/discepolo (e qui il maschile si riferisce proprio al genere sessuato corrispondente) come un accompagnamento all’età adulta, che comprendeva l’iniziazione sessuale dei discepoli, dentro un legame che si voleva anche spirituale, intellettuale e pedagogico.
È evidente che tale orizzonte culturale si sosteneva col sostanziale disprezzo delle donne che la cultura greca e i suoi derivati hanno espresso al massimo grado e che riservavano alla componente femminile della società il ruolo di riproduttrici all’interno della famiglia patriarcale, la qual cosa non è così lontana da ciò che ancora oggi si esprime in ambiti sociali a noi vicini.
La pedofilia e la pederastia erano dunque comportamenti leciti e in un certo senso favoriti presso i Greci, soprattutto nelle classi colte, che invece condannavano la prostituzione e anche la violenza sessuale nei confronti di bambini troppo piccoli, senza però un’età formalmente precisata (forse sotto i dodici anni), mentre verso l’omosessualità in età adulta ci sono atteggiamenti controversi ma mai di netta condanna. Non voglio però addentrarmi in un’esposizione che richiederebbe altro spazio e altro tempo, e che porterebbe fuori dalla questione che mi sta a cuore.
La conclusione a cui la mia errabonda riflessione mi ha condotta è che, se si vogliono combattere comportamenti tanto aberranti e lontani da quella che dovrebbe essere una compiuta scelta democratica (ma non la democrazia della polis fondata sull’esclusione delle diversità: stranieri, schiavi, donne), di rispetto e tutela dei diritti civili di tutte/i, dobbiamo fare piazza pulita degli stereotipi culturali (sociali e simbolici), che affidano al maschio adulto la supremazia su chi gli si deve affidare senza riserve.
In questo senso la pedofilia ha molto da spartire con la violenza sulle donne e non certo con la libera scelta di orientamenti sessuali condivisi (cardinal Bertone permettendo), e forse non le è estranea, per quanto riguarda la chiesa cattolica, la riaffermazione senza se e senza ma del celibato ecclesiastico e dell’esclusione delle donne dal sacerdozio, che altro non può essere considerato, a mio parere, se non l’eco dell’antica sessuofobia ai danni del sesso femminile (corpo, materia, germe di satana), che corre senza grossi intralci lungo tutta la storia della nostra civiltà occidentale.











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Concordo totalmente su queste considerazioni, in particolare quelle riferite alla denuncia di responsabilità da parte di una chiesa cattolica sessuofobica indirizzata al mondo femminile. I proclami e le interferenze continue dei portavoce sulla società laica e su principi e leggi democratiche suscitano in me sconcerto e contestazione. Ma è quando quelle parole si materializzano in volti e presenze maschili tonacate, che mi riportano all’origine del problema. Come si fa a non provare uno shock nel vedere quell’immagine anacronistica in tv, di una marea di uomini-prelati riuniti in assemblea? Un mondo religioso maschilista che si arroga il diritto assoluto di legiferare sulla nostra vita…da laica, donna non credente, mi crea la stessa sensazione di disagio concettuale che provo guardando i religiosi islamici a congresso!