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Posted venerdì, 30 aprile 2010 by Maria Concetta Bomba in Punti di vista
 
 

La capacità di morire


SocrateSaremo ciò che desideriamo essere?

Ci prova l’essere umano, eccome! Cerca di manipolare la sua sfera biologica nel tentativo di regalarsi una esistenza più attinente ai dettami dei suoi desideri: ben venga una vita più “sana”, più “lunga”, più “efficiente”. Onnipotenza della tecnica che spinge fino all’inverosimile affinché la mente sia la parola definitiva di ogni possibile decisione.

Ed è talmente spinta in avanti da far balenare l’idea del raggiungimento di una possibile immortalità futura.

E ciò che si desidera conservare e prolungare fino all’inverosimile, il più delle volte, è una esistenza da “piccolo borghese”, contraddistinta da una effimera tranquillità data da un lavoro sicuro, ben pagato, con la prospettiva di una possibile carriera; una famiglia ben confezionata per mezzo di una vita affettiva socialmente apprezzabile, secondo quelle regole di una certa morale che stabilisce “come” e “chi” amare; delle proprietà che spaziano da un’auto, possibilmente di cilindrata “elevata”, ad una casa, possibilmente due, per avere un luogo di ritrovo nei periodi di relax; dei momenti di svago, soprattutto in giorni stabiliti per le trasferte “obbligatorie” verso lidi di meravigliosa rilassatezza.

Sarà, poi, accettabile che un progetto così ben architettato debba interrompersi sul più bello a causa di malattie, disgrazie di vario genere e, addirittura, del sopraggiungere della morte?

Ci si aggrappa visceralmente a questa esistenza pre-confezionata da non volerla più mollare: grigia mediocrità priva di quei sussulti vitali che saprebbero emergere da uno stare con occhi spalancati di fronte al panorama di una esistenza che si dona, istante dopo istante, attraverso tutte le sue sfaccettature.

Episodi di vita, non progettati, irrompono con devastante forza di comunicazione: di fronte agli avvenimenti della quotidianità, di quell’oggi che ci è dato da scoprire, sta l’essere umano, nell’orgoglioso atteggiamento di chi possiede tutto e non attende più nulla…se non di dare lo scacco definitivo alla morte.

Tutte le grandi tradizioni spirituali riconoscono la sacralità della vita: così come sottolineano anche la sacralità della morte.
Se ogni essere vivente è destinato a perire, l’essere umano è l’unico ad avere coscienza di questo fatto incontrovertibile. Ed è poco ragionevole trascorrere il tempo che ci è dato nel tentativo di sopravvivere ad ogni costo, piuttosto che vivere in funzione di qualcosa di più grande.

Ecco il dramma di questa società opulenta: visceralmente ancorata a questa esistenza da trascorrere tutta la vita in ossequio dell’apparato scientifico-tecnologico, novello Dio da cui attingere il farmaco lenitivo dell’angoscia per la morte.

Di fronte a tante forme di “accanimento” per conservare la vita ad ogni costo, viene in mente Socrate nel momento in cui “deve” bere la cicuta: qualcuno cerca di dissuaderlo a posticipare il più a lungo possibile l’istante della fine.

« “Mi pare che il sole sia ancora sui monti e che non sia ancora tramontato! E poi io so di alcuni che lo hanno bevuto tardi, molto dopo che era stato dato loro l’annuncio e dopo avere abbondantemente mangiato e bevuto, e so di altri che si sono anche goduti la compagnia delle persone che desideravano. Non avere fretta, c’è ancora tempo!”. E Socrate disse: “È naturale, o Critone, che quelli di cui parli facciano così: infatti, credono di guadagnare facendo così; ed è anche naturale che io non voglia fare così: infatti, io credo di non guadagnare nient’altro, bevendo il veleno un poco più tardi, se non di rendermi ridicolo ai miei stessi occhi, aggrappandomi alla vita, e cercando di risparmiarne quando ormai non c’è più” » (Fedone, 116 E-117 A).

C’è spazio per la speranza?

Quell’eterno tanto agognato, in ultima istanza, “c’è” per ogni cadavere di essere umano?

«Se io non credessi veramente di andare, innanzi tutto, presso altri dèi sapienti e buoni e, poi, presso uomini morti, migliori di quelli di qui, avrei torto di non rattristarmi della morte. Ma sappiate bene che io spero di andare presso uomini buoni, anche se questo non mi sentirei di sostenerlo con certezza» (Fedone, 63 B).




Maria Concetta Bomba