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Il libro “Orfeo rinasce nell’amore” di Grigore Vieru strugge l’anima

 

 
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In sintesi

Una recensione a Orfeo rinasce nell’amore di Grigore Vieru pubblicata su Lib(e)ro libro. Grigore Vieru è considerato “il poeta delle origini del mondo” per la sua capacità di penetrare l’intimo nelle tematiche esistenziali dell’umanità. Uno dei più vivaci attivisti per il risveglio della coscienza nazionale dei romeni a est del fiume Prut, contribuì essenzialmente a […]

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pubblicato sabato, 8 maggio 2010 da

 
La nostra recensione
 
 

Una recensione a Orfeo rinasce nell’amore di Grigore Vieru pubblicata su Lib(e)ro libro.

Orfeo rinasce nell'amoreGrigore Vieru è considerato “il poeta delle origini del mondo” per la sua capacità di penetrare l’intimo nelle tematiche esistenziali dell’umanità.

Uno dei più vivaci attivisti per il risveglio della coscienza nazionale dei romeni a est del fiume Prut, contribuì essenzialmente a sviluppare la letteratura per bambini.

Il suo centro di interesse artistico è sempre stato l’amore per la madre, l’arte, la Patria, che ritroviamo soprattutto nei suoi ultimo lavori, Vieru evoca il divino o l’adorazione di figure e verità che la letteratura sovietica del realismo socialista cercava di mantenere nell’ombra, non riuscendo a distruggerle completamente.

Grigore Vieru

Nella prefazione di Orfeo rinasce nell’amore leggiamo che lo stesso poeta in un’intervista del 1979, confidò di aver cominciato a scrivere per paura e solitudine, quant’era ancora bambino e durante la seconda guerra mondiale, ove spesso di notte rimaneva solo in casa e per vincere la paura del buio parlava con l’ombra dell’albero che s’intravvedeva dalla finestra e con se stesso: “Quest’incessante dialogo esistenziale si trasformò, in una semplice ma sconvolgente, metafora poetica”.

Quella stessa casa che rievoca nella lirica La mia casa, “Casa vedova e triste,/sul fiume Prut dalla riva dolente”, Prut è il fiume che per anni ha rappresentato il doloroso confine tra la Repubblica Moldava e la Romania.

Un dolore che il poeta ha vissuto sulla pelle, che gli è rimasto impresso nell’anima e con il quale è riuscito a coesistere proprio grazie a quel dialogare “con la natura, la storia, gli avi, e finalmente con il bambino nascosto in ognuno di noi”.

Una Lacrima che solca il cuore (Questo volto di un dio triste e chiaro / Lacrima. / Questo grillo di cristallo / Lacrima / Questa mente pensante / Lacrima / Questo sole ardente / Lacrima /questa catena cresciuta nelle ossa / Lacrima / Questo proiettile furioso / Lacrima /(…) Questa campana, questo do dolente / Lacrima), un ferita che la guerra lacera e non si rimargina (da Formulario: “- Hai parenti all’estero? / – Si. Mio padre. Sepolto / in terra straniera. L’anno 1945), per il poeta è un mancato tentativo di comunicare con la società politicante; Vieru ribadisce con forza che tutti i popoli gli sono cari, ma si ribella con determinazione contro la degradazione della lingua del suo popolo dovuta alle incursioni degli “occupanti“, presentate come un “dono” (… nella tua lingua / vivi l’amor materno, / senti il sapor del vino / e gusti un vero pasto. / (…) solo nella tua lingua / il pianto puoi placare. / Ma quando tu non puoi / né piangere, né ridere, / quando cantar non puoi, / davanti alla tua Terra / davanti al tuo cielo, / nella materna lingua, / vivere il silenzio puoi ).

Grigore Vieru come Orfeo è un uomo “malato” d’amore un uomo che mette in fila parole, colorandole di emozioni quelle emozioni che si accumulano nell’essere come puzzle a comporre il mosaico dell’esistenza di ognuno.

Grigore Vieru concentra tutte le valenze affettive dell’amore una sola immagine: la madre, emblema dell’amore vero e puro: “Lei è tutto: l’inizio di una vita, l’incantesimo dell’infanzia, la terra che si ama…”, e come dirà lo stesso poeta in un’intervista “la madre è la nostra infanzia invecchiata”; ( da Madre, tu seiMadre, / tu sei la patria! / il tuo corpo è / la cime della montagna / ricoperta di neva. m/ I tuoi occhi: / azzurri mari. Le tue palme: / le nostre arature. / Il tuo respiro / è una nuvola / che porta pioggia / nei campi e sulle città…).

Intenso il dialogo del poeta con la morte, il quale non ha paura di essa anzi la compatisce perché lei è priva di patria e affetti, (Sei grande, morte, / ma così sola, tu. / Io ho una terra dove amare, / ma non tu, ma non tu.), finché l’uomo riesce ad emozionarsi nell’amore e nella vita Orfeo potrà sfidare gli inferi con il suo canto e nulla potrà intaccarlo, questo Grigore Vieru lo sa bene perché il canto di Orfeo lo ha accompagnato nel viaggio oltre questa esistenza.

Un libro che strugge l’anima e che consiglio vivamente.


Graphe.it

 
“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)


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