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pubblicato venerdì, 11 giugno 2010 da Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

Il sabato dei broccoli


Broccoli

Il sabato dei broccoli, lo chiamo. Quello del piano di sopra infesta ogni spazio, con la sua ossessione per i broccoli lessati del fine settimana, e il fetore si insinua anche in casa mia, dagli spifferi della porta o dal buco della serratura. Fuori, sotto il portico, è anche peggio, ci vorrebbe la disinfestazione per tutta la zona, la domenica.

Mi annuso, sono certo che non è solo il maglione ad esserne impregnato, ma anche i capelli, seppur cortissimi. Se facessi un’altra doccia adesso non cambierebbe, ci vorrà l’intera giornata e pure la notte, per smaltire il fetore.

Il citofono mi fa sobbalzare proprio mentre porto dentro lo stendino dal piccolo balcone laterale; è stracarico di biancheria umida ma di certo si sarà già impregnata tutta. Ammorbidente ai broccoli. Non ce la faccio più.

Secondo trillo, insistono. Il sabato sono sempre i testimoni di Geova; si perdono tra i campi e finiscono davanti all’unica bifamiliare di questa ammorbante periferia. A volte credo che il vicino lasci cadere per il sentiero broccoletti per i viandanti che privi di quell’aiuto si smarrirebbero!

Mi affaccio là, sul patio, e dove prima stava solo il puzzo insopportabile ora c’è anche lei, con un sorriso mesto e una grande borsa. È ancora così bella… solo i capelli, più lunghi, e più lunga anche la gonna, a nascondermi quelle indimenticabili gambe… È la stessa di allora, con lo stesso potere sulle mie budella ora contorte, e non solo per i broccoli.

“Ci è voluto molto – dice senza sollevare lo sguardo da terra – per ritrovarti. Molto tempo. Spero non ti dispiaccia farmi entrare.”

Molto tempo, ha detto. Due anni ed ora è qui, non ci abbracciamo neppure e il mio cuore batte come fosse ancora ieri. L’emozione cancella ogni rancore e a cancellare l’emozione è tornar dentro con lei ricordando lo stendino!

Diavolo, un momento così, uno di quelli che ribaltano le situazioni e ti cambiano la vita dopo una vita senza cambiamenti, e tu hai le mutande stese in bella vista nel soggiorno. Il vaso cinese, le foto d’autore, un divano degno di nota e le mutande, comprese quelle stinte alle quali sono tanto affezionato.

Allargo le narici con una strana smorfia nascosta dalla mano, annuso, odoro, fiuto, sniffo, umiliato da ciò che sento: broccoli, ancora broccoli. Lo sente anche lei, certo che sì. I calzini che penzolano dallo stendino sono oramai abre-magique  allo zolfo, evaporano nell’aria lasciando andare effluvi catturati sul balconcino. Mi sento male… darei la canna da pesca per un ansiolitico.

“Perché hai lasciato la… nostra casa?” domanda subdola, ma non rispondo. Perché era la nostra casa, no? Sto sulla difensiva solo perché non mi sento a mio agio in questo schifo, lo so. Devo calmarmi. Il vicino mi sta rovinando la vita, demolendo una chance inaspettata, lo so. Lo so!

“È accogliente qui – continua, ancora in piedi – C’è un’aria così… vissuta. Rispecchia la tua personalità”.

Non c’è ironia, ma io la vedo, la vedo che fissa lo stendino! E di certo si sta chiedendo se quest’odore è da là che viene.

Tento di spiegare, ma sta già guardando anche il resto e un sorriso indecifrabile le si disegna sul viso.

“Perché tieni quell’asciugamano arrotolato contro la porta, là per terra?”.

È il sabato dei broccoli, vorrei dirle, ma mi vergogno come un cane. Andrà tutto male… Se dovessi abbracciarla penserebbe che la mia sudorazione emette strane sostanze, e lo racconterebbe alle amiche. Queste sono cose che le donne si raccontano, anche dopo anni.

Nei film, se lei torna, ogni cosa è al posto giusto, non ci sono broccoli e vecchie mutande, nei film.

E il sabato, ha sempre un altro titolo.

Foto | JACoulter


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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