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pubblicato martedì, 15 giugno 2010 da Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Fatine


Una coppia sta festeggiando le nozze d’argento e contemporaneamente anche i sessant’anni di vita. Durante la festa appare una fata che dice alla coppia: “Come premio per i venticinque anni di fedeltà vi concedo di realizzare un desiderio a testa”. La moglie entusiasta esclama: “Voglio fare un viaggio attorno al mondo con mio marito”… La fata, dato un tocco con la bacchetta magica, zac! fa apparire i biglietti aerei e i voucher per tutti gli alberghi. Il marito ci pensa un attimo poi rivolto alla moglie: “Questa situazione è molto romantica, ma questa chance c’è solo una volta nella vita, quindi scusami cara, ma il mio desiderio è questo: avere una moglie di trent’anni più giovane”. La moglie rimane basita e incredula, …ma un desiderio è un desiderio, e quindi la fata lo accontenta: dà un colpo di bacchetta e, zac! l’uomo diventa un novantenne!

MORALE: gli uomini sono bastardi, ma le fate sono femmine

Il testo di cui sopra mi è arrivato – così come l’ho trascritto – via mail; una delle tante facezie che navigano per la rete e servono un po’ a sorridere, un po’ a perdere tempo, un po’ – a volte loro malgrado – a far riflettere. In questo caso il testo si è presentato come una delle numerose storielline, di origine ignota, atte a compensare le molte e conosciute frustrazioni femminili, con una distribuzione di ruoli – nella sensibilità e nelle “colpe”- di facile riconoscimento.

Le donne, come “si sa”, sono romantiche e affezionate, gli uomini narcisisti e opportunisti, da cui la “morale”, con quel che segue, crudezza terminologica compresa. Dopo averla letta e speso il sorriso compiaciuto di prammatica, ho però continuato a pensare a questa moglie devota e a questo marito infingardo e presto ho centrato la mia preoccupazione proprio sulla dichiarata disponibilità affettiva di lei nei riguardi del suo compagno di vita, nonché coetaneo. E alfine mi sono domandata: “Alla luce di quanto successo, che ne farà questa donna dei biglietti, dei voucher per gli alberghi, insomma di tutto l’occorrente per il viaggio sperato, che la fatina le ha messo a disposizione? Straccerà tutto e in lacrime volterà le spalle a marito e fata? Metterà in borsa tutti i documenti, inghiottendo rabbia e lacrimuccia, e in silenzio si affretterà a organizzare il “suo” viaggio in splendida solitudine? Magari dopo aver sistemato il novantenne in una struttura adeguata, per non dover partire con pendenze irrisolte? Oppure… (e qui un brivido mi ha percorso la schiena, con quel ché di profetico che spesso attraversa le intuizioni, che nascono da un’esperienza delle cose del mondo, da cui si vorrebbe spesso abdicare)…

Oppure si caricherà il vecchietto e si appresterà a fare con lui un viaggio all’insegna della “badante che è in me”, come si può legittimamente supporre, se l’ombra insidiosa dell’Angelo del focolare si alza minacciosa a richiamare all’ordine questa moglie (molte mogli) e donna (molte donne), che ha sperato di chiudere e risolvere dentro l’orizzonte coniugale tutti i desideri, le speranze, le paure, le pene, i bisogni d’amore e riconoscimento e – perché no? – anche riconoscenza delle rinunce certamente fatte in venticinque anni, perché in famiglia tutto andasse come doveva? Quante donne si sono trovate davanti, spesso proprio nell’età critica della prima mezza età, a dover subire i colpi di mariti e/o compagni in sindrome acuta di Peter Pan, confusi e umiliati davanti all’avanzare degli anni, che non sanno come fronteggiare, se non pensando di succhiare giovinezza a una compagna più giovane? Già, quante? Se non impara per tempo a neutralizzare il fantasma di quell’Angelo, nessuna fatina potrà esaudire per davvero il desiderio di una donna. Perché “quella” donna non avrà desideri suoi, lei eccelle nell’arte del sacrificio e a quell’arte dedica la sua vita intera.

Scrive acutamente Wirginia Woolf in Professioni per le donne, a proposito di questa tipologia femminile:

“…Se c’era il pollo, lei prendeva l’ala; se c’era uno spiffero, ci si sedeva davanti; insomma era fatta in modo da non avere mai un pensiero, mai un desiderio per sé, ma preferiva sempre capire e compatire i pensieri e i desideri degli altri”.

Se la protagonista della storiellina di cui parliamo è di quella specie, sospetto anche che questa storia del viaggio intorno al mondo non fosse altro che l’espressione di un progetto fantasticato insieme al marito negli anni di gioventù e che lei abbia tirato fuori davanti alla possibilità che la fata le ha presentato, per compiacere il desiderio di lui, così ancora “vibrante” di energia giovanile. Ma a sessant’anni perché una donna dovrebbe voler desiderare di fare il giro del mondo, indiscriminatamente? Davanti a una fata così ben intenzionata, perché non ha chiesto di veder sparire tutte le sue rughe? Perché non ha chiesto di fare, invece che “zac!”, “push up!”, in barba alla misogina legge di gravità? Perché non ha chiesto la remissione dell’alluce valgo che le provoca mille trafitture al piede, o la permanenza in un centro benessere dotato di tutti i comfort, magari in prossimità di una spiaggia “palme e barriera corallina”, ma certo non affacciata sui gelidi fiordi della Scandinavia? A sessant’anni si ha bisogno di caldo, di coccole, di agio, di panorami rassicuranti e lieti… non si ha più voglia di affrontare scarpinate, magari sulle cime nepalesi, che anche se le chiami trekking la fatica quella resta. Ma lei doveva compiacere lui e non fargli pesare la “sua” vecchiezza, chiedendo una rinnovata gioventù per sé sola… Lei.

Vedete dove conducono delle riflessioni errabonde a partire da uno stimolo così modesto? Ma poiché a un certo punto bisogna smetterla di fantasticare, come conclusione mi sento di dire – pensando soprattutto a noi donne (ma non solo) – che, prima di formulare desideri in un senso o in un altro, occorre assicurarsi che non ci siano nei paraggi fatine – che, pur compiacenti, al massimo per far bene complicano le situazioni e aggiungono entropia – e soprattutto che l’Angelo del focolare sia stato debitamente disinnescato, per imparare ad accordare a se stesse (i) il beneficio di quel pizzico di egoismo che conduce non in giro per il mondo, ma almeno consente di mantenere la rotta dei propri bisogni, assegnando ai marinai comprimari – a vario titolo – il posto che spetta loro, nel bene e nel male.

Foto | Pretty Poo Eater




Silvana Sonno