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Posted mercoledì, 30 giugno 2010 by Natale Fioretto in Editoriale
 
 

Ricordando José Saramago


Il 18 giugno scorso moriva José Saramago, Premio Nobel per la Letteratura 1998. Il professor Natale Fioretto, lusitanista, lo ricorda per GraphoMania.

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Il realismo di José Saramago consisteva in una profonda aderenza alla realtà non come riproduzione pedissequa di fatti e personaggi, ma come riflesso della realtà in cui l’autore è sì creatore, ma al tempo stesso spettatore di quanto egli va realizzando nell’economia del racconto. Questo tipo di stile narrativo viene solitamente definito verosimile e José Saramago è stato impareggiabile nella rilettura della storia in ossequio alla verosimiglianza. A volte, e spesso ce ne ha dato prova, basta spostare una parola o cambiare un “sì” in un “no”, introdurre un “non” laddove non era previsto per ricreare l’intero universo. E questo ha fatto Saramago introducendo piccoli atti creativi nella Storia e seguendo, poi, il naturale concatenarsi degli eventi.

I suoi romanzi non possono essere definiti “storici”, sebbene la storia rappresenti una fonte di grande ispirazione, dal momento che non è la rappresentazione di questo o quel periodo a interessare lo scrittore portoghese. Sono, piuttosto, opere in cui la storia viene rigenerata e messa in movimento da un semplice atto arbitrario dello scrittore. Atto che si propaga per poi condizionare tutta la struttura narrativa.

Un grande della letteratura di espressione portoghese, che, perfettamente calato nella tradizione lusitana,ha dato al mondo nuovi orizzonti e nuove dimensioni. Una delle voci più alte del panorama culturale mondiale, per nulla ridimensionato dalle ingenerose critiche mossegli dalle pagine de L’Osservatore Romano. Un titano dei tempi moderni, un don Chisciotte con la lancia sempre in resta.




Natale Fioretto

 
Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.