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pubblicato lunedì, 26 luglio 2010 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Intervista ad Alessandro, che fin da piccolo leggeva tantissimo


Oggi, GraphoMania incontra l’amico lettore Alessandro, che ci racconterà del suo rapporto con il mondo dei libri.

Vorrei cominciare con una piccola provocazione lanciata dallo scrittore Jean De La Bruyère, che ha detto “Gloria e merito di alcuni è scrivere bene, e di altri non scrivere affatto”, per domandarti cosa deve avere un libro per piacerti.
Il concetto di “scrivere bene” mi sembra fin troppo complesso e, allo stesso tempo, vago. In fondo, se si esula dalle considerazioni accademiche, “scrivere bene” è soggettivo: non dal punto di vista dello scrittore, ma del lettore. Cosicché un libro che piace, si tratti di un pubblico di nicchia o di uno vastissimo, può essere considerato “scritto bene”. Credo però vi sia anche un criterio meno soggettivo per determinare la bontà di un libro: cioè, se l’autore riesce a trasmettere il proprio messaggio al lettore. Scrivere è essenzialmente comunicare. Per piacermi, un libro deve darmi qualcosa: informazioni nuove, emozioni, differenti punti di vista… Maggiore è la ricchezza che mi viene trasmessa da un libro, più esso mi piace. Naturalmente, affinché questa trasmissione avvenga la scrittura deve essere pure gradevole, diversamente diventa difficile anche solo mantenere l’attenzione su ciò che si legge e alla fine la maggior parte del messaggio va perduta (sempre che si riesca a giungere all’ultima pagina). Mi è più facile dire cosa non deve avere un libro per piacermi: non deve essere ridondante, nel linguaggio come nella trama; non deve essere banale, una scopiazzatura o un patchwork di cose già lette (come accade, purtroppo, in molto fantasy contemporaneo); non deve presentare evidenti contraddizioni interne (di trama, stile, personaggi…) o disomogeneità (per es. detesto i capitoli-saggio all’interno dei romanzi); non deve trapelare l’autore a scapito dei personaggi e della storia, come capita con alcuni che soffrono, apparentemente, di eccessivo autocompiacimento.

La lettura dunque offre la possibilità di far nostro un pensiero, di dar voce a un’emozione o a un’idea che già stava in noi. Per altri è un viaggio verso il nuovo, verso la scoperta di nuovi mondi o punti di vista. Tu, alla luce di ciò che hai appena detto, quindi leggi per cercare cose sconosciute, nuove, oppure per vedere quelle conosciute ma attraverso altri occhi?
Entrambe le cose e, sinceramente, mi riesce difficile credere che le due cose siano scindibili. Qualsiasi opera, realistica o di fantasia, non è che una rielaborazione di cose note all’autore. La realtà diventa, nella mente dello scrittore, un’immensa dispensa di ingredienti che egli rielaborerà in vari modi per dar vita alle “pietanze” che ci offrirà – e che potranno o meno incontrare il nostro gusto. Sicuramente lo scrittore conosce realtà differenti da quelle a me note e, se è bravo come detto prima, riuscirà a trasmettermene una parte e io la farò mia propria. Ma è anche vero che lo scrittore è un essere umano che di certo ha molto in comune con me – a livello fisiologico, di sentimenti e psiche, ma anche di cultura, soprattutto in questo mondo sempre più interconnesso. Queste parti in comune mi verranno trasmesse dal suo punto di vista e, dal confronto, potrei imparare qualcosa di me stesso. In entrambi i casi uscirò arricchito dall’esperienza della lettura.

Ricordi il tuo primo libro letto?
Impossibile! Durante la mia infanzia leggevo moltissimo, anzi troppo, al punto di provocarmi feroci emicranie. Ricordo un insieme di libri. Limitandomi alla narrativa: raccolte di favole, ma soprattutto quelli che ai miei tempi venivano considerati i “classici per l’infanzia” e che forse, ora, sono passati un po’ in secondo piano o sono stati riattualizzati dalle letture che ne ha dato il cinema. Qualche esempio: Le avventure di Pinocchio, Alice nel Paese delle Meraviglie, la saga di Piccole donne, Il richiamo della foresta… e adoravo le avventure meravigliose scritte da Salgari e da Verne.

E, se tu dovessi consigliarne uno, quale sarebbe e perché?
No, ritengo sia sbagliato consigliare genericamente un libro. Credo si debba conoscere la persona cui lo si consiglia o, come minimo, capire cosa cerca e in che periodo della propria vita si trova. Posso però consigliare di seguire il proprio istinto: non buttatevi sul best seller, sul successo annunciato o su quello che ha ricevuto un mucchio di critiche positive. Né su quello da cui è stato tratto l’ultimo film di successo. Girate per intero le librerie, guardate le copertine e leggete i titoli e, quando possibile, sfogliateli. E fate fruttare quell’immenso tesoro che sono le biblioteche: la spesa è nulla o minima e, se il libro non vi piace, potete sempre riportarlo e prenderne un altro. Da piccolo facevo così, andavo in biblioteca accompagnato da mio fratello maggiore e scrutavo gli scaffali in cerca di qualcosa che mi attirasse!

Foto | vavva_92


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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