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pubblicato martedì, 17 agosto 2010 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

F come felicità. Intervista all’autrice Silvana Sonno

Silvana Sonno, F come felicità

Copertina del libro F come felicità di Silvana Sonno

È in libreria F come felicità di Silvana Sonno. Il libro – pubblicato da Cittadella Editrice all’interno della Psicoguide / Alfabeti per le emozioni – scandaglia il senso della felicità attraverso il collegamento tra varie parole chiave intervallate da esperienze di vita concreta di varie persone.

Abbiamo rivolto alcune domande all’autrice, per capire un po’ meglio la sua pubblicazione.

Scrivi nell’introduzione: “Felicità è un argomento difficile da trattare, e non perché manchino voci più che autorevoli che ne abbiano discusso e argomentato, a cui chiedere lumi e ispirazione – tutta la filosofia si può dire è una lunga dissertazione sulle ragioni e le possibilità di raggiungere la felicità – ma proprio per questo”. Come hai affrontato, dunque, il discorso “felicità” nel tuo libro?
Ho cercato di aprire un dialogo con quanto autorevolmente detto nel corso del tempo da chi si è occupato di felicità, nelle varie espressioni del sapere umano, dalla filosofia alla scienza, dalla psicologia all’arte, alla religione, alla letteratura, alla politica, ma non dimenticando il “piccolo sapere” della quotidianità, l’esperienza diretta di singole concrete individualità, alle prese con la propria personale ricerca della felicità.

Vicinanza, ricordo, ecologia, poesia, amicizia, dono, cucciolo caldo… Sono alcune delle parole-chiave intorno alle quali è costruito il tuo libro. Può esistere una gerarchia tra di loro?
Non oggettivamente, è ovvio. Soggettivamente – per quanto mi riguarda – la tesi che in qualche modo attraversa i vari capitoli è che la felicità è un prodotto relazionale, ha bisogno cioè della nutrizione dell’incontro e dell’apertura – grata e gratuita – alla bellezza dell’esistere. Bisogni da riconoscere e appagare, strappandoli alla alienazione e alla solitudine della società globalizzata.

“Tutte le famiglie felici si assomigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”: questo il celebre incipit di “Anna Karenina” di Tolstoj. La felicità, dunque, è un appiattimento?
Nessuna esperienza umana si appiattisce su un modello dato, tanto meno le emozioni e le passioni che si colorano della tavolozza particolare di ogni anima. Se la felicità fosse l’approdo di un percorso conformista avremmo almeno una ricetta sicura e utile allo stesso modo per tutti, per raggiungerla. Non è così. Con buona pace di Tolstoj.

Nel tuo libro presenti anche le esperienze di varie persone: è facile parlare/far parlare di felicità?
No, le persone di solito hanno timore di esporsi quando sono chiamate a esprimersi su esperienze così intime e personali. Gli uomini in particolare fanno difficoltà ad ammettere di essere alle prese con sentimenti e frustrazioni, ma anche soddisfazioni, a meno che non sappiano inquadrarli in una teoria concettuale ben strutturata. Sul piano del privato, come si sa, invece le donne sono più disponibili e dunque non è un caso che nel mio libro compaiano soprattutto testimonianze femminili.

Per concludere, ci dici una cosa che ti rende felice?
Vediamo, è quasi sera e oggi non ho pranzato… Che ne dici di “un panino e un bicchiere di vino”?




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.