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pubblicato giovedì, 19 agosto 2010 da Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

L’Angelo delle Risposte


Mi chiamo Cicaleccio, e se mi chiamo così, beh… forse una ragione c’è e sarebbe da ricercare nel mio talento principale, che è quello del saper parlare per un tempo così lungo che non si può definire. Ma, qui dove vivo io, il tempo non è poi così importante e quindi il mio “cicaleccio” è quasi eterno!

Tutti quelli che mi stanno attorno mi fanno i dispetti, mi tirano le piume, ma tanto io non sto mica zitto… Devo tener fede al mio nome, no? Se tu ti chiamassi “Sorriso”, potresti forse star sempre serio? Macché. Un po’ di coerenza, suvvia!

A proposito delle mie piume, ti starai domandando se sono un uccello o qualcosa di simile, ma la risposta è NO. E di me ti puoi fidare, non parlo mica a vanvera e so sempre quello che dico perché sono… L’Angelo delle Risposte.

È un bel compito, il mio, che assolvo tra un cicaleccio e l’altro, in giro tra la gente. Beh, nessuno può vedermi, ma sentirmi sì, e non nel senso a cui siamo abituati – o meglio – con il senso a cui siamo abituati, ovvero l’udito.

No, non è con le orecchie che sentite le mie risposte, ma con la vostra stessa mente o con il cuore, e mai vi accorgete che sono stato io a suggerirvi piccole grandi soluzioni.

Ti è mai capitato di non riuscire a risolvere un problema, a scuola o nella vita di tutti i giorni? Sai quelle seccature che innervosiscono alla grande e delle quali faresti volentieri a meno… non trovare le parole per far pace con un amico o quelle per dire a una ragazzina quanto è bella… o magari per i più piccoli il tassello mancante di un puzzle, o il risultato di una divisione con la virgola o peggio di una radice quadrata (quanto possono far impazzire, vero?). Poi, di botto, il colpo di genio e tutto si sistema. Modestamente, c’è spesso il mio zampino. Certo, non sempre (a volte ve la cavate benissimo da soli, mannaggia!) ma spesso sì e ne vado fiero.

Qui, dove vivo io, è molto bello perché in un attimo sono ovunque. I miei spostamenti non necessitano di macchine, aerei, treni, navi o… biciclette. Non esiste lo spazio, non conosco le distanze, ma neppure il tempo – come già ho detto – ha importanza. Se c’è un ragazzetto (pure in capo al mondo) che si gratta la testa con la fronte corrugata, l’aria dubbiosa e lo sguardo a forma di punto interrogativo (non ridere sai, quello sguardo esiste, fai le prove davanti allo specchio e vedrai!), allora arrivo io e “suggerisco”. A volte si accorgono di qualcosa, come se li sfiorasse una brezza leggera, un piccolo soffio sul viso o sulle mani, perché il battito d’ali non è sempre leggero e mi capita di non riuscire a mascherarlo. A dire il vero, dovrei saperlo fare visto che mi è stata insegnata l’arte del silenzio, ma secondo te uno che si chiama Cicaleccio è in grado di impararla fino in fondo? Lasciamo stare.

Comunque non ronzo solo intorno ai bambini o ai ragazzi. Non c’è un’età per il dubbio né per il bisogno di risposte. Hai mai visto papà quando non trova i calzini blu? Eppure sono sempre nello stesso cassetto da anni. E mamma, quando perde qualcosa dentro la sua borsetta? Ora, io dico, ma se la borsetta ha un fondo e nessuna buca da cui far scivolar via le cose, com’è che tutto scompare? Un biglietto, le chiavi, i fazzolettini, il rossetto! Quando vedo gli adulti che proprio non ce la fanno – e magari stanno per far tardi a un appuntamento – beh, ci metto un po’ di buona volontà. E fossero solo questi, i dubbi degli adulti… a volte non sanno dire le cose più belle, oppure non sanno gestire o affrontare le situazioni più semplici. Comincia a prenderne atto: gli adulti si complicano la vita! A volte però, quando pensano invece di avere tutte le risposte, sono davvero buffi! Per esempio, e questa te la voglio raccontare, da tempo osservavo una mamma alle prese con un discolo. Il discolo in questione, insieme al cuginetto Enrico, passava interi pomeriggi in una stramba gara di smorfie, e dovevi vedere quanto erano brutti! Le due madri non sapevano proprio come farli smettere, così – quasi sapessero di me o dei miei “colleghi” piumati – si sono inventate una storia ben più stramba delle smorfie in questione: “Non fate quelle facce, perché se vi passa davanti l’Angelo Custode, vi immobilizza il volto così come lo trova e non tornate più normali”.

Mi sono chiesto spesso perché mai un Angelo Custode debba fare uno scherzo del genere, ma la fantasia degli umani è illimitata, puoi giurarci! Il fatto è che – dai e dai – il bambino Enrico in una delle sue performance migliori, ha bloccato la mandibola in una posizione pazzesca! Può accadere, il corpo umano si inceppa a volte e forse lui costringeva le mascelle ad assumere posizioni davvero innaturali, ma… Sai che ancora un po’ e ci credevo pure io, che fosse stato l’Angelo Custode? Giuro! Naturalmente non è così, ma per un momento l’ho temuto e sono andato pure a informarmi con i miei superiori, acciderbola. Però… Amico mio, avresti dovuto vedere l’espressione del viso delle due madri, mentre al pronto soccorso attendevano che il dottore risistemasse la faccenda con una semplice bottarella. Si guardavano… oh, se si guardavano, e cercavano una risposta: possibile mai che la loro storia si fosse avverata? Il dubbio le si leggeva in viso, si sentivano sciocche ma continuavano a chiederselo quasi impaurite, e si guardavano intorno cercando un segno, qualcosa di strano che confermasse la presenza di qualcuno o “qualcosa”. E quel qualcuno c’era, ero io che mi sbellicavo dalle risate, ma quella volta sono stato punito perché non ho dato risposte e le ho lasciate per sempre nel dubbio. Sì, sono stato punito, ma ne è valsa la pena lasciarle lì con quella fifa!

A proposito di scherzi, non esisto solo io: c’è l’Angelo delle Risposte ma anche quello Burlone. Hai mai visto, in una giornata senza vento, una sola foglia muoversi tra le tante immobili sull’albero? È lui, che ci soffia contro per far strabuzzare gli occhi ai passanti. Ed è lui, spesso, che non fa trovare le cose in casa, che fa inciampare le persone, che movimenta un po’ le cose… Noi angeli ci divertiamo molto a osservare quello che lui combina per creare subbuglio o allegria.

Ma c’è anche l’Angelo che va a caccia di talenti speciali. Sai cosa è il talento? È la predisposizione verso una data cosa: per lo studio, per una materia in particolare, per l’arte (pittura, scrittura, fotografia, recitazione…). C’è anche il talento nel combinare guai (conosci qualcuno che ha rotto un vetro con una pallina da ping pong?), genio da non imitare. In ogni caso, spesso le persone che hanno un talento, che sono portate per una data cosa, ne sono totalmente ignare: fino a che non ti cimenti in qualcosa non puoi sapere se sei un talento, tuttavia c’è una vocina dentro di te che ti spinge in quella direzione con pensieri e desideri, o un’altra che all’opposto ti distoglie perché non è il tuo campo. Il mio amico Angelo dei Talenti, vaga spesso alla ricerca di… genitori! Mi spiego meglio. I bimbi sono un dono prezioso, una grande magia, sono il futuro e devono sempre essere felici, sereni, avere intorno a loro calore, Amore, tranquillità, proprio per diventare – domani – uomini e donne speciali, con il loro talento. Sono lo strumento, insomma, perché il nostro mondo sia migliore. Ma arrivano ovunque, anche in luoghi in cui c’è qualcuno che non possiede il talento d’essere un buon genitore. Sai, non è perché si tratta di persone cattive, egoiste o incapaci d’amare, assolutamente no, ma perché le circostanze non li hanno aiutati a sviluppare quel dato talento e magari ne possiedono un altro. Capisci? Il mestiere di genitori è il più antico del mondo e concedere a un bambino una famiglia che sa farlo, è un grande atto d’Amore. Così, il mio “collega” tenta di mettere ordine in questo delicato e meraviglioso campo, riorganizzando la distribuzione “genitori-figli”.

Non c’è nulla di più grande, di più appagante ma anche di più educativo dell’essere amati fin dall’infanzia. Sì, educativo. Perché l’Amore ti educa all’Amore, una coppia di genitori felici ti insegna quotidianamente il rispetto per te stesso e per coloro che incontrerai divenuto ormai adulto. Te lo fa… respirare.

Ecco perché, da quassù, cerchiamo di mettere ordine in qualche errore involontario di madre natura nella distribuzione di miracoli, come quello della nascita. Perché la mamma e il papà non sono necessariamente coloro che in una magica sera ti concepiscono con un atto d’amore, ma sono anche quelli che OGNI magica sera della loro vita insieme attendono proprio te come dono, come motivo di completamento, come fondamentale “tassello” mancante (ricordi il puzzle?) per una famiglia felice. Ti aspettano, ti immaginano, si preparano ad accoglierti con grande trepidazione, organizzano i tuoi spazi, preparano il tuo letto e sperano con tutto il cuore di piacerti almeno la metà di quanto tu piacerai a loro, cosa inquantificabile, puoi giurarci!

La tua mamma e il tuo papà, sono quelli che ti crescono, che ti soffiano il nasino, che ti insegnano ad allacciare le scarpe e che ti fanno il solletico al pancino quando ti svegli. Piangono e ridono con te e per te, ti guardano lievitare di anno in anno provando orgoglio e soddisfazione, e sono pronti a qualunque sacrificio (senza mai sentirne il peso) pur di farti felice, pur di restituirti la gioia che tu hai dato a loro: quella di essere o di diventare i tuoi genitori. E sarà così anche quando avrai i baffi e un bel quarantacinque di scarpa! Perché questo è ciò che fanno i genitori che hanno nel cuore il talento e la capacità di esserlo, amico mio.

Io ho visto gli occhi di tua madre quando, da quassù, si è fatto in modo che vi incontraste per la prima volta: era bellissima, tremava e ti sfiorava così come si sfiora un dono tanto atteso e desiderato. Ma… un segreto devo rivelartelo: c’era un talento che al tempo ancora non possedeva, quello di cambiare i tuoi pannolini! Avessi visto che spasso!!! Sono accorse le tue zie e c’era tanta gioiosa confusione.

Ma ho visto anche il tuo papà, sai? Un sorriso commosso che restituiva al suo viso quel tocco fanciullesco di un tempo, avvicinandolo a te.

I papà sono la forza, la solidità, la protezione, il coraggio, ma… non farti fregare troppo dalle apparenze: in realtà sono più morbidi delle mamme! Però questo non raccontarlo in giro…

Dal registro degli incastri riusciti, qui da noi, leggo che ti chiami… Giovanni. No, aspetta, Gianni, no sbaglio ancora, ma sei sotto la G, ne sono certo. Giacomo, Giuseppe, Gilberto… eccoti: Giulio! Sì, credo a questo punto di non sbagliarmi, sei proprio tu. E allora Giulio, io Cicaleccio, Angelo delle Risposte, ti faccio una piccola preghiera: ricorda chi ti ha messo al mondo con rispetto e gratitudine, perché è grazie a lei, a loro, che hai potuto incontrare la tua vera famiglia, quella che ti sta accompagnando giorno dopo giorno verso la vita, verso il tuo diventare Uomo.

E, grazie al loro grande insegnamento, anche tu possiederai un giorno il grande e prezioso talento d’essere genitore, un buon genitore, per i tuoi figli, concepiti o ricevuti in dono…

Tuo Cicaleccio

P.S. Mamma mia quanto ho parlato pure stavolta!


Susanna Trossero

 

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.









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