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pubblicato mercoledì, 25 agosto 2010 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

La Scuola per librai Rubbettino


Abbiamo parlato di librai, di lettori, ma oggi andiamo a conoscere qualcosa di nuovo sull’argomento libri. Esistono, in Italia, diverse scuole riservate a coloro che intendono entrare a far parte del mercato librario, di questi tempi non esattamente fiorente; si tratta di corsi aperti sia a coloro che già operano sul campo, sia a coloro che – sebbene totalmente privi di esperienza – intendono aprire una nuova libreria. Vere e proprie scuole formative dunque, tra le quali oggi abbiamo scelto di intervistarne una per voi lettori di GraphoMania: la Scuola Librai Rubbettino.

Volete raccontarci dove nasce e con quale intento?
La scuola librai Rubbettino nasce da una considerazione di fondo. La Calabria è una regione dove si legge molto poco e che fa a gara con qualche altra regione del Sud nella conquista del fanalino di coda delle classifiche sulla diffusione della lettura in Italia. Ora, se e è vero che i calabresi leggono poco, è però ancor più vero che mancano le occasioni di incontro tra libri e possibili lettori. In Calabria ci sono poche biblioteche (molti depositi di libri) e, soprattutto poche librerie. Ci sono città con oltre ventimila abitanti e nessun punto vendita dove poter reperire libri. Molti librai pur lavorando con grande impegno a volte non hanno occasioni di crescita professionale e di confronto, e quelli più bravi che magari hanno partecipato in passato anche ai corsi della scuola per librai di Venezia si sentono spesso ai margini, alla “periferia dell’impero” dove è difficile mettere a frutto quanto appreso, ma soprattutto dove ci si sente slegati dai circuiti dell’editoria e delle librerie nazionali. Questo anche per via della peculiare orografia della regione che fa sì che i centri abitati spesso siano isolati e distanti tra loro.

Che cosa dovrebbe rappresentare per voi il “mestiere di libraio”, un semplice mestiere appunto, o una passione vera senza la quale non si diventerà mai efficaci?
Credo che qualsiasi mestiere debba comportare la passione. Non si possono vendere fiori se non si ha la passione del bello o frutta e verdura se non si amano le cose buone. Il discorso ovviamente diventa ancora più peculiare se si vendono, per dirla con Montroni, “anime”.

Con la vostra scuola, si può davvero contribuire a fornire gli strumenti per moltiplicare e diffondere la cultura della lettura?
Per diffondere la cultura della lettura non basta una scuola per librai, bisognerebbe incidere sulla scuola, quella vera, dalla quale purtroppo non escono lettori e dove il libro spesso diventa uno strumento di lavoro ma non un piacere.

Secondo voi, con la crisi che sta continuando a colpire le librerie indipendenti, iscriversi alla vostra scuola è coraggioso o incosciente?
Questo è uno dei punti fermi su cui insistiamo maggiormente. Oggi le librerie indipendenti (ma il discorso è da estendersi anche a negozi di altro genere) si trovano di fronte a una scelta epocale: o puntare su una proposta differenziata e di qualità o chiudere. Sono molti i settori merceologici che hanno compreso la portata della sfida e hanno scommesso sul cambiamento. Oggi un piccolo negozio di generi alimentari che pensasse di continuare a vendere pasta Barilla sarebbe destinato a soccombere in poco tempo perché non potrebbe sostenere la concorrenza dei grossi centri commerciali. Così i vecchi negozietti del centro che hanno deciso di resistere si sono trasformati in piccole isole gourmand dov’è possibile acquistare prodotti ricercati di assoluta qualità, offrendo un servizio al cliente che il grosso centro commerciale non potrebbe mai offrire. Ecco, questo, per quanto possa suonare blasfemo, eretico, è proprio quello che penso debbano fare i librai indipendenti. Costruire un rapporto con la clientela basato sulla qualità, sulla ricerca. Per quanto un libraio possa essere bravo, un cliente sceglierà sempre e comunque di acquistare un best-seller dove lo trova a prezzo scontato mentre in una libreria di catena magari non troverà il libro particolare di un piccolo editore che fa scouting ed editoria di progetto e, sovente, non troverà un libraio appassionato di libri che conosca i libri che propone.

Nel vostro programma, che importanza hanno le tecniche di vendita e di comunicazione con il cliente?
La nostra scuola non ha l’obiettivo primario di insegnare delle tecniche di vendita (seppure qualche lezione viene prevista) ma quella di fare rete, di formare informando, e soprattutto di favorire la nascita di un modo nuovo di intendere il mestiere di libraio.

Per concludere, un consiglio ai futuri librai
Abbiate coraggio e fantasia e soprattutto dimenticate la visione romantica del libraio che passa le sue giornate a leggere o a discutere di letteratura alta con i suoi clienti. Quello del libraio è un lavoro e ogni lavoro comporta fatica e sacrifici ma, ovviamente, se manca la passione e tutto si riduce unicamente a fatica e sacrifici, meglio lasciar perdere.

Una scuola non fa mai male, non è mai uno spreco di tempo o di energie, e diviene addirittura preziosa se grazie al suo esistere, si cerca di tener viva la passione per i libri, in un paese in cui purtroppo si legge sempre troppo poco. Buon lavoro dunque alla nostra Rubbettino!

Scuola per librai Rubbettino
Soveria Mannelli (Cz)
tel 0968.6664209 – fax 0968 662055
email
La scuola dura un giorno intero e si tiene in primavera presso la sede


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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