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pubblicato lunedì, 27 settembre 2010 da Susanna Trossero in I nostri libri
 
 

Intervista ai pirati autori della raccolta poetica Anime ammutinate


Avete mai desiderato di fare due chiacchiere con un pirata? Io oggi ve ne presento addirittura due, con i quali ho avuto il piacere di parlare di… letteratura! Chi conosce “L’isola del tesoro” troverà di certo familiari i nomi del giovane Long John Silver e del più maturo Ben Gunn, pseudonimi con i quali due autori sardi ci presentano la loro raccolta di poesie e pensieri intitolata Anime ammutinate, edita dalla Graphe.it Edizioni. Ma parliamone con loro, lasciamoci raccontare delle introspezioni e inclinazioni di un pirata…

Due generazioni a confronto, su un terreno legato ad un classico della letteratura: perché questa scelta?
[Long John Silver] La prima risposta è il nostro amore per questo classico, naturalmente parliamo dell’Isola del Tesoro di Stevenson.
C’è da premettere che questo “confronto poetico” tra due generazioni è frutto di due anni di lavoro e di numerose revisioni. Per due anni il vecchio Gunn ed io abbiamo sconvolto molti schemi che ci eravamo precedentemente fissati sostituendoli con altri che abbiamo ritenuto più validi ma, fin dall’inizio, ci era chiaro che avremmo voluto avere altre due identità.
La scelta non è dovuta ad un bisogno di anonimato o di impersonalità, anzi direi che non è proprio dovuta ad un bisogno. Solo la poesia nasce da un bisogno, che può essere di diversa natura ma è pur sempre frutto della necessità dell’autore di scriverla. La forma di cui parliamo, cioè la nostra scelta di fare in qualche modo un tributo a Stevenson e alla sua opera rifacendoci in qualche misura ad essa, nasce specialmente dal fatto che ci sentiamo due pirati della letteratura.
“Quando un giorno (e sarà presto) dentro ogni uomo si sveglierà lo scrittore, saranno tempi di sordità e incomprensione universali”
Ora, la profezia del Kundera mi sembra ormai più che avverata. Viviamo in un mondo popolato da “scrittori”, e noi abbiamo talmente paura di questo mondo da aver sviluppato una fobia per la definizione di scrittore o di poeta non tanto se affibbiata ad altri quanto a noi. Da qui deriva la scelta di essere dei pirati. I pirati sono illetterati senza tecnica o nozione alcuna delle grandi liriche greche o di metrica o degli autori russi del ‘400, noi coscientemente vogliamo porci sotto un’altra lente. Partendo dal gradino più basso non penso correremo il rischio di essere sopravvalutati o di passare per i poeti di cui Bukowsky ci insegna a diffidare.
Esperimento riuscito? Lascerò giudicare voi.

Mi rivolgo a Ben Gunn: cosa hai “ricavato” dall’incontro con i tumulti interiori dell’inesperienza e dell’incoscienza?
Negli anni di solitudine sull’isola ho imparato che da ogni cosa, anche quella all’apparenza più insignificante, si può ricavare qualcosa di utile alla sopravvivenza.
Credo che questo possa valere anche per gli esseri viventi e, nello specifico, per gli esseri umani.
Tutti hanno da imparare da tutti, bisogna solo saper ascoltare, osservare e vivere in armonia. Dal giovane Silver ho imparato tanto, soprattutto a non dare niente per scontato, ho ritrovato il gusto, ormai un poco sopito in me, per l’eccesso, inteso come andare di bolina anche quando si potrebbe navigare tranquillamente con il vento in poppa, solo per il gusto di mettersi alla prova.
Per quanto riguarda i tumulti interiori dettati dall’inesperienza e dall’incoscienza… beh, il giovane Silver ha spesso dimostrato di essere più assennato e coscienzioso di me, che in effetti rimango ancora un pirata vecchia maniera.

Possiamo considerare la tua malinconia e la tua adulta pazienza, una sorta di rassegnazione?
[Benn Gunn] Ma davvero vi sono sembrato paziente e malinconico, quasi rassegnato? L’avevo detto io che non dovevo smettere di bere rhum a colazione!

Cosa possono trovare i lettori in questa originale e direi suggestiva raccolta?
[Ben Gunn] Sarebbe bello che trovassero il piacere di leggere fine a se stesso; tempo da dedicarsi; una sana risata ogni tanto; la voglia di essere pirati in un mondo di mercanti perbenisti e quella di guardare negli occhi i momenti tristi per apprezzare appieno quelli felici… e poi c’era un’altra cosa… ah si, corpo di Bacco! Sarebbe bello trovassero il Tesoro!

Questo affascinante scontro d’anime, è stato per voi anche un incontro?
[Long John Silver] Mi piace definire questo piccolo lavoro come un “confronto poetico” (mi ripeto?)
Il confronto.
Non è uno scontro, non è neanche un incontro, è una relazione, io e Gunn ci siamo messi in relazione, abbiamo, insomma, stabilito un contatto tra due universi (quelli che si trovano dentro ogni essere umano) e provato a vedere cosa sarebbe successo.
L’avventura, un altro modo in cui mi piace definire questo confronto, è iniziata quando io feci leggere a Gunn alcune cosette che avevo scritto (non parlo mai di versi, un pirata non scrive versi, scrive cose che qualcuno potrebbe anche definire versi). Devo dire che fu un giudice fin troppo buono perché io quasi mi vergogno a riguardare quei vecchi lavori, ma quella, ad ogni modo, fu la prima fune che ci legò. Se ogni uomo è una nave nell’oceano della vita, si può dire che io e Gunn abbiamo percorso molte leghe insieme ed ora, credo, continueremo a dritta senza perderci d’occhio neanche nelle notti di tempesta mi auguro per molto tempo.
Perciò sì, lo scontro c’è stato, ci separa un gap generazionale di una ventina d’anni e non si può pensare che le cose non siano cambiate, anzi questo libro è la dimostrazione che lo sono eccome, tuttavia abbiamo, nel nostro piccolo, costruito un ponte ben solido lungo tutti questi anni che ci separano, un ponte che adesso potrà sfruttare chiunque leggerà il libro per guardare dal presente al passato o dal passato al presente,e troverà che forse che io e Gunn non siamo poi così distanti.

Ma allora ci state dicendo che anche i pirati hanno un animo sensibile, nobili sentimenti, debolezze e vulnerabilità?
[Ben e Silver] Vorrei vedere che qualcuno osasse dire il contrario. È proprio per questo motivo che sono pirati, incapaci di non amare, incapaci di contenere i propri eccessi, incapaci di resistere alla tentazione… incapaci di non essere se stessi insomma!
Ma, alla fine dei conti, se mai un giorno ti dovessi veder costretto d’andare all’abbordaggio sul ponte del Galeone della Vita con il pugnale tra i denti e la sciabola in mano, chi vorresti avere al tuo fianco?

Assorbiti e ammaliati dalla suggestiva conclusione dei nostri amici pirati, non ci resta che leggere questi versi e “ascoltare” il rumore del mare, avvertibile nella inaspettata parte narrativa che – all’inizio del libro e alla fine – ci presenta dubbi in cui ritrovarsi e ribaltamenti di sogni e necessità che, in fondo all’anima, ci accomunano tutti.



Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.