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Il colore dell’invisibile di Mario Quintana. Una recensione

Scritto da – giovedì, 7 ottobre 2010 – 08:00Un commento
Il colore dell’invisibile di Mario Quintana. Una recensione

I versi liberi dell’ultima raccolta di Mario Quintana sottolineano le cose semplici, la quotidianità che si intinge di poesia, la speranza che ogni cosa acquisti sensibilità e si immerga di sentimenti. Ancora una volta viene alla luce la concisione, il cui valore intrinseco rimanda al cammino di maturazione del poeta di Alegrete.

E ciò grazie alla sensibile traduzione, dal brasiliano all’italiano, di Natale Fioretto – docente presso l’università per stranieri di Perugia – che ci ha permesso di cogliere le sonorità e le immagini utilizzate da Quintana anche attraverso la nostra lingua.

Rivisita l’haiku giapponese e il sonetto italiano, e rappresenta l’attimo di immagini fugaci e di bagliori che scandiscono la vita reale non solo del poeta. Il suo è un modernismo atipico: per certi versi attinge dall’Ottocento per altri dal Realismo naturalistico.

Ma è la chiarezza innanzi tutto che si pone come messaggio per i suoi fruitori, grazie al linguaggio trasparente e scandito dalla semplicità. Così malinconia e bellezza della natura si coalizzano quasi per creare l’atmosfera che ormai contraddistingue Quintana in ogni suo dire.

pubblicato in origine su Le Pagine

Un commento »

  • Pedro Carraro scrive:

    Mario Quintana nato ad Alegrete, sud del sud Brasiliano, vissuto per moltissimi anni a Porto Alegre (capoluogo dello stato di Rio Grande do Sul, Brasile) scrisse cose molto semplice, però cose che ti toccano al cuore, al cervello, al tuo essere ed esistere. È un poeta di grande sensibilità. Complimenti!

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