Il colore dell’invisibile di Mario Quintana. Una recensione
I versi liberi dell’ultima raccolta di Mario Quintana sottolineano le cose semplici, la quotidianità che si intinge di poesia, la speranza che ogni cosa acquisti sensibilità e si immerga di sentimenti. Ancora una volta viene alla luce la concisione, il cui valore intrinseco rimanda al cammino di maturazione del poeta di Alegrete.
E ciò grazie alla sensibile traduzione, dal brasiliano all’italiano, di Natale Fioretto – docente presso l’università per stranieri di Perugia – che ci ha permesso di cogliere le sonorità e le immagini utilizzate da Quintana anche attraverso la nostra lingua.
Rivisita l’haiku giapponese e il sonetto italiano, e rappresenta l’attimo di immagini fugaci e di bagliori che scandiscono la vita reale non solo del poeta. Il suo è un modernismo atipico: per certi versi attinge dall’Ottocento per altri dal Realismo naturalistico.
Ma è la chiarezza innanzi tutto che si pone come messaggio per i suoi fruitori, grazie al linguaggio trasparente e scandito dalla semplicità. Così malinconia e bellezza della natura si coalizzano quasi per creare l’atmosfera che ormai contraddistingue Quintana in ogni suo dire.
pubblicato in origine su Le Pagine








Mario Quintana nato ad Alegrete, sud del sud Brasiliano, vissuto per moltissimi anni a Porto Alegre (capoluogo dello stato di Rio Grande do Sul, Brasile) scrisse cose molto semplice, però cose che ti toccano al cuore, al cervello, al tuo essere ed esistere. È un poeta di grande sensibilità. Complimenti!