In ricordo di Pier Paolo Pasolini nell’anniversario della morte
http://www.youtube.com/watch?v=IUqinquU08k
Il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini veniva trovato morto sul litorale di Ostia, a Roma. A distanza di trentacinque anni, la sua voce continua a interrogare le nostre coscienze e ci invita a non omologarci.
Lo ricordiamo con uno spezzone di intervista in cui Pasolini si interroga su quale sia il senso dello scrivere.
Per voi, amiche e amici di GraphoMania, che senso ha scrivere?






Concordo con Pasolini sulla mancanza di un senso vero e proprio dello scrivere se non all’interno del suo medium: le parole.
La parola scritta libera chi scrive dall’assedio del momento presente – tempo in transito – e nel non – tempo della scrittura gli/le consente di liberare a sua volta i segreti trattenuti dentro le parole e renderli così comunicabili.Dentro il “silenzio” della scrittura molte cose occultate chiedono di essere letteralmente “svelate”, cioè rese visibili nella relazione che intrecciano con la realtà di cui le parole si fanno messaggio. E in questo senso significato e scopo della scrittura coincidono, ma per quel che mi riguarda questa coincidenza acquista ulteriore senso all’interno di un’idea dello scrivere come impegno di civiltà, testimonianza dell’esserci nel mondo con consapevolezza e posizionamento. Anche questo dice Pasolini e credo che la sua impareggiabile produzione – nei diversi campi in cui si è espressa – sia da leggere anche per quello che continua a dirci di noi, cittadine/i d’Italia oggi.