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pubblicato sabato, 13 novembre 2010 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

La punteggiatura

La virgola, uno dei segni della punteggiatura

La virgola, uno dei segni della punteggiatura

Laura Pariani ha descritto la punteggiatura con grande poesia:

La virgola è un sospiro,
il punto e virgola un respiro intero,
il punto e a capo un silenzio.

Credo non ci sia un modo più bello di “raccontarla”, allontanandosi dalla freddezza delle regole e avvicinandosi all’anima di un testo, seppur rispettandole. Partiamo dal principio che il nostro scritto sia uno spartito e che, attraverso i segni di punteggiatura, si dia una concreta possibilità all’inchiostro di cantare, alle parole di trasformarsi in melodia, alle pause di emettere suoni. Il lettore dovrà, leggendo, cantare con la stessa intonazione con la quale noi abbiamo cantato scrivendo! Perché la punteggiatura non si limita a regolare un testo, no, ma ne costruisce il senso, addirittura lo stravolge! Pertanto, chi ne decide l’uso corretto? Io direi il contesto, la musicalità di una frase (per restare in tema) o, perché no, l’intenzione di chi scrive.

Prendiamo la parola Addio. Poniamoci subito dopo il punto (chiamato anche “punto fermo”), ovvero la pausa più lunga nel campo della punteggiatura. Quel punto non concede alcun margine di trattativa, quell’addio è categorico, terribile, definitivo. Forse mutilante, oppure liberatorio, ma questo ce lo racconterà la storia. Poniamo invece, dopo Addio, dei puntini di sospensione (sempre, rigorosamente, tre). Addio… Intanto provocano un processo comunicativo intenso, tra il lettore (che attende passivamente gli sviluppi) e lo scrittore (che, intenzionalmente, decide di tenerlo in sospeso). E, se quei puntini fossero un suono, sarebbe un qualcosa che si smorza piano piano, dunque in grado di ammorbidire anche un addio. Di lasciar spazio a reticenza. A dubbio. Ma se, dopo “addio”, poniamo un punto esclamativo, meglio tacere perché vi è rabbia, esasperazione. È forse un urlo che necessita di una porta sbattuta, di un pugno sul tavolo. L’addio seguito dai due punti invece, ci concede una spiegazione, uno spiraglio per discuterne, per tentare di salvare il salvabile, se ancora c’è. E infittisce l’attenzione del lettore.

Insomma, ricordate che voi, attraverso la punteggiatura (della quale ho citato solo pochi segni) trasmettete toni, respiri, addirittura sguardi, malizia e ammiccamenti. Emozioni. Potete essere incisivi, rabbiosi, indolenti, teneri…

Trattatela bene, scopritela attraverso la lettura a voce alta, strumento efficacissimo per suggerire toni e pause, datele il giusto peso, amatela, perché sarà lei, sempre e solo lei, a stabilire il giusto clima narrativo.

Esercizio: inserite la punteggiatura in questo brano, tratto dal romanzo Senza di te, di Ines Pedrosa (edizioni Elliot).

Ti vedo leggere divoravi i libri con le mani con gli occhi con tutto il tuo corpo ti ci addormentavi sopra in spiaggia a letto sul divano li sottolineavi aggiungevi delle frasi punti esclamativi punti interrogativi leggevi di tutto dicevi ma non era vero avevi premura di recuperare Tolstoj Cervantes e Proust che non ti avevano fatto leggere da ragazzina mescolavi molto questo sì.

Foto | Di Dvdgmz (Opera propria) [CC BY-SA 3.0 es], attraverso Wikimedia Commons


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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