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pubblicato giovedì, 25 novembre 2010 da Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

25 novembre 2010: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne

Le sorelle Mirabal, simbolo della Giornata contro la violenza sulle donne

Le sorelle Mirabal, simbolo della Giornata contro la violenza sulle donne

Le dichiarazioni

“I diritti umani delle donne e delle bambine sono un’inalienabile, integrale ed indivisibile parte dei diritti umani universali” (Dichiarazione di Vienna 1993 – I, 18)

“La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace” (Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite)

La realtà

  • Oggi nel mondo viene uccisa una donna ogni otto minuti
  • Oggi nel mondo ogni due donne uccise una è stata uccisa dal partner
  • Oggi nel mondo la violenza subita da partner, marito, fidanzato, padre, è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne tra i sedici e i quarantaquattro anni: più del cancro, degli incidenti stradali, della guerra (fonte: Consiglio d’Europa)

Nell’ambito del World report on violence and health l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), esaminando esclusivamente la violenza da parte del partner, ha pubblicato il seguente elenco di possibili conseguenze sulla salute delle donne.

FisicheSessuali e riproduttivePsicologiche e comportamentaliConseguenze mortali
* Lesioni addominali
* Lividi e frustate
* Sindromi da dolore cronico
* Disabilità
* Fibromialgie
* Fratture
* Disturbi gastrointestinali
* Sindrome dell’intestino irritabile
* Lacerazioni e abrasioni
* Danni oculari
* Funzione fisica ridotta
* Disturbi ginecologici
* Sterilità
* Malattia infiammatoria pelvica
* Complicazioni della gravidanza / aborto spontaneo
* Disfunzioni sessuali
* Malattie a trasmissione sessuale, compreso HIV/AIDS
* Aborto in condizioni di rischio
* Gravidanze indesiderate
* Abuso di alcool e droghe
* Depressione e ansia
* Disturbi dell’alimentazione e del sonno
* Sensi di vergogna e di colpa
* Fobie e attacchi di panico
* Inattività fisica
* Scarsa autostima
* Disturbo da stress post-traumatico
* Disturbi psicosomatici
* Fumo
* Comportamento suicida e autolesionista
* Comportamenti sessuali a rischio
* Mortalità legata all’AIDS
* Mortalità materna
* Omicidio
* Suicidio

Nel 2006 l’ISTAT ha raccolto e pubblicato i seguenti dati, relativi alla situazione italiana:

  • Le donne tra i sedici e i settanta anni che dichiarano di esser state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne).
  • Il 14,3% delle donne è stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% è stato oggetto di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si hanno 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale.
  • Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone.
  • Il 93% delle violenze perpetrate dal coniuge non viene denunciata; la percentuale sale al 96% se l’autore non è il partner. Il 91,6% degli stupri, in base a dati ISTAT, non è segnalata alle autorità.

Secondo una fonte del Ministero degli Interni, in Italia l’ambito familiare è il più a rischio: 29,1% del totale. Il partner è autore di violenze fisiche nel 62,4% dei casi, di violenza sessuale nel 68,3%, di veri e propri stupri nel 69,7%.

La violenza è trasversale e riguarda uomini e donne di ogni età, etnia, nazionalità, classe sociale e livello culturale.

Violenza sulle donneQuesti pochi e nudi dati bastano a dichiarare la gravità e la pervasività del fenomeno della violenza maschile sulle donne, che non conosce arresto, come la cronaca pone sotto gli occhi di tutte/i e come l’esperienza materiale di un numero importante di donne “comuni” (e di uomini) rileva. Un fenomeno a cui non si può rispondere in termini di legislazione sicuritaria (l’assassino spesso ha le chiavi di casa) né di proclami. Parlare oggi di violenza sulle donne richiede inevitabilmente di affrontare contemporaneamente un insieme di fattori – cause e sintomi – che rimandano all’intreccio inestricabile di violenza fisica, psicologica e economica, dove spesso l’ultimo elemento indicato fa da sostegno ai primi due. Infatti le donne prive /private di una propria autonomia economica pagano in termini di dipendenza (psicologica e materiale), di difficoltà a liberarsi di situazioni domestiche in cui il marito padrone (ma anche il padre padrone) ha buon gioco nel tragico percorso che chiamiamo “femminicidio” e che sempre più spesso – come i dati dimostrano – sfocia nell’annientamento fisico della donna.

L’attuale congiuntura economica ha certamente peggiorato la situazione in termini quantitativi e reso ancora più evidente la necessità per le donne di lottare sul piano della conquista del diritto al lavoro, dell’uscita da una condizione – per loro (noi) endemica – di precariato e per un riconoscimento anche finalmente qualitativo delle capacità, delle conoscenze e competenze, che nei fatti vengono oggi ancor più negate dal rinnovato richiamo al tradizionale ruolo familiare, che chiede alle donne di essere i principali ammortizzatori economici e sociali della crisi.

La data del 25 novembre, scelta per ricordare le vittime di questo tragico scenario, deve rappresentare tutto questo e di più, ma soprattutto deve richiamare chi ha a cuore legalità, giustizia, democrazia, rispetto dei diritti umani – e anche della propria umanità, che deve potersi rispecchiare nella loro garanzia per tutte/i – soprattutto le donne, ma anche “gli uomini di buona volontà”, a non abbassare la guardia e a impegnarsi insieme per la prevenzione e il contrasto di ogni abuso sul corpo e sullo spirito della maggior parte dell’umanità.




Silvana Sonno