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pubblicato domenica, 12 dicembre 2010 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

La memoria

Magritte, La memoriaSecondo Freud, la letteratura è anche il ritorno del rimosso o la proiezione del desiderio, un desiderio adulto di confrontarci con noi stessi. Senza le nostre memorie, i nostri ricordi, le nostre nostalgie o i nostri pentimenti, patimenti o gioie, non potremmo narrare, poiché scrivere non è solo vocazione, alterazione della realtà, fantasia sfrenata, ma anche evocazione. Perché l’immaginario viene inevitabilmente condito anche da verità, e perché accada, non si deve necessariamente pensare ad una storia autobiografica; nel nostro caso, nel caso della narrativa, si parla di verità intese come turbamenti, emozioni, sentimenti conosciuti, reazioni. Infatti, in ogni storia, vi è tanto di chi l’ha scritta anche quando ciò pare impossibile.

Supponiamo che il protagonista di un racconto sia un cane. Che sia la sua, la voce narrante. E supponiamo che stia soffrendo per un abbandono. Fantastico o no, l’autore riesumerà le sensazioni da lui provate in altri frangenti, per poterle raccontare efficacemente. Si immedesimerà. Oppure racconterà, con una buona dose di immaginazione, quelle vissute da qualcuno che gli è caro e che in un momento difficile lo ha reso partecipe.

Siamo ladri, noi scrittori, perché – volutamente o no – condiamo le nostre storie anche con verità altrui, con sensazioni che ci sono state raccontate – più che con episodi – con emozioni che elaboriamo, scomponiamo, reinventiamo fino a trasformarle in parole. Attingiamo dalla memoria ciò che nel tempo abbiamo immagazzinato; una frase, un verso, uno sguardo, un sorriso o un buffo cappello, possono dar vita ad un fiume di pensieri che sfocia in scrittura.

Ho parlato di un buffo cappello perché anche un oggetto può trasmettere qualcosa. Avete mai notato che gli oggetti, con noi, possono essere gentili (evocando situazioni o persone che li hanno toccati e che ci mancano), o crudeli (per la stessa identica ragione ma all’opposto…), o freddi e scostanti? Le “cose” parlano, ci torturano, ci sorridono, ci accarezzano, attraverso la memoria.

Ma, a proposito di Freud e della rimozione, la scrittura può aiutarci a recuperare molto di noi stessi che credevamo fosse andato perduto. È vero che riesumare conflitti sepolti può alimentare le proprie angosce, ma è altrettanto vero che scriverne innesca un processo liberatorio, producendo una sorta di auto sostegno e dando vita ad una nuova e più profonda accettazione di sé.

Quante cose può fare la scrittura per noi…

Esercizio: scegliete un’emozione ancora viva in voi (paura, gioia, amore, dolore, angoscia ecc) e raccontatela attraverso una storia non autobiografica, condite un episodio immaginario di sensazioni conosciute. Lunghezza massima, una cartella.

Foto | sdz


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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