Satyricon
Lo chiamano Rubygate, l’ultimo scandalo a carico del presidente del consiglio, ma l’affair Berlusconi si è aperto in Italia sedici anni, fa quando abbiamo aperto i piani alti della politica a un palazzinaro convertito al business televisivo, divenuto in breve Sua eminenza della frequenza, proprietario di giornali – se così li possiamo chiamare – e implicato in ogni affare che richieda investimenti e profitti di dubbia provenienza ed esito – Nostro signore delle off shore, è l’altro suo nome –; amico di amici impresentabili – una volta! – intrallazzato con attricette, ragazze immagine – ora si chiamano così – ruffiani e magnaccia, ma anche di fior di “galantuomini” di altri paesi: Libia, Russia, Kazakistan (ma se ne possono citare altri di sicura garanzia democratica), che chiama per nome e abbraccia pubblicamente come solo il nostro sangue latino può permettersi, davanti a l’à plomb di stupefatti leader delle gelate terre atlantiche e oltreoceano, forse non migliori fino in fondo, ma certo più presentabili.
Chissà se quest’ultima accusa che mette sotto i nostri occhi, che vorrei definire stupefatti, ma che per onore alla verità debbo ammettere assuefatti, considerato il continuum di preferenze che i sondaggi attribuiscono al personaggio e ai suoi accoliti – non li vorremo mica chiamare onorevoli? – nientepopodimenoché (la citazione dal bravo Mario Riva, protagonista di una televisione d’altri tempi, è perfetta) il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile – e cos’altro aspettiamo? Pedofilia, necrofilia, commercio d’organi… che altro? –, chissà, dicevo, se quest’ultima chicca attribuita con fior di prove a Berlusconi, abbia l’effetto di svegliare la coscienza critica di noi cittadine e cittadini di questa povera Italia, stretta tra una difficile crisi economica e l’abbraccio fatale di una classe dirigente corrotta e incapace? Perché a questo punto spetta a Noi mettere fine alla farsa tragica che stiamo vivendo, uscendo dal tunnel di bugie e infamie che accompagnano l’ennesimo balletto intorno al letto dell’ammalata democrazia italiana.
Alla vigilia della celebrazione dei 150 anni dalla compiuta indipendenza e unificazione del nostro paese, ricordiamo che siamo figli e figlie di personaggi che hanno saputo progettare una nazione in nome della giustizia e della libertà, e non festini e orgette da basso impero.
Piacerebbe sentire alta la voce del Quirinale e dello stesso Vaticano a difendere i corpi e l’onore delle nostre giovani e gli ideali e la moralità delle nostre Istituzioni, che devono essere garanti in faccia al futuro delle possibilità di uscita dalla precarietà economica e dalla violenza a cui sono sottomessi tanti ragazzi e ragazze, a cui l’unica prospettiva che viene aperta è quella della corruzione e della mercificazione, condita da battute salaci, lazzi e frizzi da osteria, sbattuti ogni giorno sullo schermo e sulle prime pagine dei giornali.
Lasciamo stare Ruby, o meglio auguriamole che sia possibile recuperarla alla sua giovinezza tradita, speriamo che qualcuno l’aiuti, come Silvio Berlusconi non ha fatto, ma il problema non è lei né nessun’altra della corte dei miracoli di Arcore. Il problema siamo Noi o – a essere precisi – tutte/i coloro che continuano a credere nel capocomico di regime.







