Cosa vogliono le donne?
Di norma sono le donne a proporsi e stimolare con curiosità e provocazioni; in questo caso è stato un giovane uomo che conclude un suo breve scritto con questa esplicita curiosità. “Cosa vogliono le donne?” E continua: “Se essere seri, educati e per bene viene etichettato per scialbo e insipido…”
In realtà l’educazione familiare, in molti casi, resta ancorata a canoni tradizionali di perbenismo e di bigottismo, in cui alcune madri continuano a passare un modello “ante Sessantotto”, che costringe i malcapitati a continue “fughe amorose” che poco hanno a che fare con la sindrome di Don Giovanni, cioè, quella modalità seduttiva mirante a dimostrare più a se stesso il suo valore virile.
Per chiarire meglio il pensiero, faccio un cenno ai sempre più numerosi giovani uomini che lamentano la loro incerta prova sessuale (dura troppo poco). Questa difficoltà tutta maschile, o quasi, è di natura elusivamente psicologica, o quasi, e necessita di un chiarimento utile a tranquillizzare i giovani malcapitati. In effetti, così inizia il canonico intervento curativo, in cui si cerca di tranquillizzare la persona sofferente di questa “malattia” che non colpiva i nostri genitori di una o due generazioni fa; tutta questa storia è iniziata con il famoso o famigerato Sessantotto, o forse prima, in cui le donne, molto giustamente, hanno evoluto ed emancipato la loro condizione, rivendicando alcune posizioni e condizioni di parità sacrosante.
Ma, senza scomodare il “femminismo” e il suo contraltare, e quindi senza scendere in ricordi di lotte intrafamiliari, dobbiamo, ahimè, entrare in alcuni dettagli che contraddistinguono il sesso “forte” da quello “debole”. Fermandoci agli aspetti esclusivamente sessuali della relazione di coppia, e non è poco, ciò che viene detto ai “depressi” pazienti è che ai tempi dei nostri nonni, o bisnonni per loro, questa disfunzione sessuale non esisteva. Kinsey nel suo storico Rapporto, ne fa cenno come di un normale comportamento sessuale, che ricorda quello che è tipico degli animali a noi più vicini evolutivamente; cioè svolgere una funzione fortemente richiesta da Madre Natura per il suo scopo, per il quale ha inventato il bisogno di provare il piacere.
Proprio qui cade l’asino. Il piacere del maschio in generale e dell’uomo in particolare c’è tutto, o quasi, ma quello femminile? Si dice che le nostre nonne, nel loro corredo nuziale, portassero una tipica camicia da notte su cui era ricamata questa frase “non lo fo per me ma per dare figli al Re”. Cioè, l’esigenza femminile si esauriva nel compito procreativo, ma forse questa è una favola.
Le parole del nostro lettore hanno suscitato alcune perplessità e qualche risentimento femminile, ne porto ad esempio uno in particolare. Il “Cosa vogliono le donne” non è piaciuto affatto, anche per la semplicità con cui risponde una “moglie serena”, che utilizza una favola del tempo del Re Artù, in cui i boschi erano ben abitati da maghi e streghe. A una di quest’ultime, la più malvagia e repellente, ma saggia e sapiente, viene posto un quesito dal giovane Re Artù, la cui mancata risposta esaustiva avrebbe causato la perdita del regno. In cambio della risposta la maligna e brutta strega chiede di essere “portata all’altare” dal più bel cavaliere della tavola rotonda. Dopo varie tergiversazioni con il rischio suddetto, è proprio il bellissimo cavaliere della tavola rotonda che, aggiornato della questione, si offre, da buon cavaliere della tavola rotonda, “alla bisogna”. Quindi la strega malvagia risponde esaustivamente al quesito con le seguenti parole:
Ciò che una donna vuole veramente è essere padrona della propria vita.
Naturalmente la strega malvagia aveva preteso prima il suo riconoscimento, per cui con queste sue brevi e semplici parole si era “comprato” il marito più bello del reame; ma la sera del fatidico matrimonio, mossa a compassione, da strega che comunque era, pone al giovane e bel marito il seguente quesito: visto che era stato talmente galante con lei quando si trovava nella sua forma repellente aveva deciso di mostrarglisi nel suo altro aspetto, e che per la metà del tempo sarebbe rimasta così, mentre per l’altra metà sarebbe tornata la vecchiaccia orribile di prima. A questo punto la strega chiede al giovane marito quale dei due aspetti avrebbe voluto che ella assumesse di giorno, e quale di notte. Che scelta crudele!
Ora il gioco si fa duro… cosa avrebbe fatto e detto ciascuno di noi? Il nobile cavaliere della tavola rotonda dice alla strega che lascia a lei la possibilità di decidere per se stessa. Sentendo ciò, la strega gli sorride, e gli annuncia che rimarrà bellissima per tutto il tempo, proprio perché rispettata, e lasciata essere padrona di se stessa!
La morale di questa storia? Non importa se la tua donna è bella o brutta, se è intelligente o meno… in fondo in fondo è sempre una strega!!!
Per queste ed altre domande è disponibile questa rubrica a cui risponde il sessuologo dottor Francesco Tassiello 06.98.52.852 – 392.97.53.748
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Foto | laurent.breillat








“La donna, solo il diavolo sa cos’è.”
Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov
…ci accontentiamo, nel frattempo, di sapere cos’è l’uomo-maschio…giacchè del prototipo in questione si sa in abbondanza…:)