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pubblicato sabato, 12 febbraio 2011 da Susanna Trossero in Recensioni
 
 

Cronaca di un viaggio a New York

Cronaca di un viaggio a New York

Cronaca di un viaggio a New York

Cosa resta di un viaggio a New York? Difficile a dirsi, di certo la risposta varia a seconda delle aspettative del visitatore, dei suoi gusti personali, dei suoi desideri. Per quanto mi riguarda, un viaggio ha sempre e comunque una grande importanza e rappresenta arricchimento, conoscenza, scoperta. Tutto ciò non può che restarti dentro, anche se…

Non saprei dire che cosa mi aspettassi da questa incredibile metropoli, ma so che – ancora seduta in aereo – il vedere dall’alto la Statua della Libertà che ci dà il benvenuto, mi emoziona non poco. Poco più di novantatré metri per duecentoventicinque tonnellate, a salutare i visitatori e gli emigranti fin dal 1886… quante cose potrebbe raccontare! Poi però, dopo i controlli di routine dell’aeroporto (verifica passaporti, impronte digitali, fotografia, domande di vario genere), mi ritrovo catapultata in un fiume giallo di taxi e tassisti che strombazzano nervosi, sommandosi a un frastuono che è già si suo continuo e inarrestabile. Nondimeno, la neve che intralcia mi appare suggestiva e bellissima, quasi ingentilisca il tutto creando atmosfera. Ebbene sì, c’è neve ovunque, ci sono vie impraticabili e là sui marciapiedi dove comincia a sciogliersi si cade facilmente, ma ne resto comunque incantata, io che ho sempre vissuto così vicina all’Africa!

Il primo giorno è tutta una scoperta, i tombini fumanti dei film, le Avenue, i grattacieli che sono freddi ma maestosi e rendono la visione d’insieme “diversa” da ciò a cui siamo abituati, dunque sono viaggio anch’essi. Tuttavia, nei giorni seguenti avrò modo di notare che, a causa loro, su buona parte delle vie di Manhattan non batte MAI il sole, benché le piccole porzioni di cielo che con il naso all’insù io riesca a scorgere siano limpide. Non lo trovate triste? Anche i volatili infreddoliti che incontro, la pensano così, e per tutti i giorni della vacanza mi preoccuperò di dar loro da mangiare grandi quantità di cibi dolci o salati, sbriciolati a dovere. Avreste dovuto vedere com’erano felici!

Nelle mie passeggiate visito il Rockefeller Center, con il suo albero di Natale di venti metri e i suoi pattinatori sul ghiaccio; Times Square, affollatissima di turisti e di lavoratori che con grandi ruspe tentano di ripulirla dalla neve… mai viste insegne pubblicitarie tanto grandi! E dovevate vederla dopo i bagordi di Capodanno! The Day After

Poi Broadway (il cui significato è non a caso “larga via”), sede di teatri e culla di musical; questa, per lunghi tratti, è la zona più pulita e percorribile, ma altre, come per esempio Central Park con i suoi trecentoquarantuno ettari di prati, viali alberati e laghetti, risulteranno inaccessibili per via della bufera di neve di pochi giorni prima. Anche per China Town e Little Italy (le zone basse di NY, ovvero senza grattacieli) è lo stesso discorso, tuttavia ne percorro una parte e, con mia grande perplessità, constato che la prima è una lunga sequenza di gioiellerie pacchiane, la seconda è invasa da insegne cinesi. Dunque mi chiedo dove siano le zone caratteristiche di un tempo, le distinzioni nette tra i quartieri di varie etnie o le peculiarità di Avenue o Street, e alla ricerca di differenze che diano un connotato particolare alle varie zone, mi spingo a Soho.

Negli anni ‘60, attratti dagli affitti bassi, artisti di ogni genere vi si trasferirono occupando magazzini, loft, appartamenti, e dando vita ad una zona di gallerie d’arte, un ritrovo per musicisti, pittori, scrittori, con bar e ristoranti punto di riferimento per il mondo dell’arte. Adesso… beh, adesso è il paradiso dello shopping, della moda, degli stilisti, così come in tante altre zone limitrofe. Prada, Louis Vuitton, e parole come fashion, collection, e nomi come Versace, Armani, Cavalli, vengono considerati rinnovamento… E così ci si ritrova a vagare tra queste insegne e vetrine in buona parte di Manhattan, tra ennesime vie Condotti romane, piuttosto snob ma di certo affollate!

Per le strade, musica natalizia e odore di ciambelle, mentre le vetrine di Saks, sulla 5th Avenue, incantano anche i bambini raccontando famose fiabe con i loro manichini in movimento. In cerca di sogno, anche io mi lascio incantare dal tema “La Sirenetta”, tra grandi pesci farfalla che volteggiano muovendo le pinne-ali. Su Madison Avenue, pupazzi “viventi” per la strada e palle di Natale gigantesche adagiate sulla neve; gente, gente, gente, polizia a cavallo, sirene, clacson, poi resto finalmente senza parole davanti alla S. Patrick’s Cathedral. Inquietante visione di guglie austere che si fanno strada tra i rancorosi grattacieli che scompaiono davanti alla sua bellezza. Forse cela segreti e anime nel buio della sera, e spia i passanti silenziosa, tra le chiassose luci tutte attorno. Pare lei stessa un fantasma, la trovo meravigliosa! Costruita intorno al 1860 in stile neogotico, è la chiesa principale dell’Arcidiocesi di New York e, con i suoi marmi bianchi, fa scomparire grattacieli tre volte più alti di lei! E che dire di quel bellissimo edificio che ospita la biblioteca più affollata del mondo? Sto parlando della New York Public Library, che accoglie ogni anno dieci milioni di visitatori!

In quelle fredde giornate invernali, mi capita di notare che, in metropolitana, non ci si guarda in faccia! La gente tiene gli occhi bassi, gli sguardi non si incrociano mai, solo noi italiani (e in quei giorni ne incontro tanti) vaghiamo con lo sguardo curiosando tra i passeggeri. Eppure, non appena prendiamo in mano una cartina, gli schivi newyorkesi sono pronti a venirci in aiuto domandandoci cosa cerchiamo, e offrendosi di darci indicazioni!


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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