0
pubblicato sabato, 19 marzo 2011 da Susanna Trossero in Zibaldone
 
 

19 marzo: festa del papà

19 marzo: festa del papà

19 marzo: festa del papà

19 marzo, festa del papà! Una bottiglia, una cravatta, un profumo: pronti i pacchetti?

Questa è una ricorrenza nata nei primi del ‘900 e conosciuta in tutto il mondo, anche se festeggiata in date differenti rispetto alla nostra. Da noi infatti, come in buona parte dei paesi che conservano e difendono una tradizione cattolica, la data è legata al giorno di San Giuseppe perché è colui che è considerato l’esempio di padre e marito devoto.

I padri devono sempre dare, per essere felici. Dare sempre, l’esser padre sta in questo” ha detto Balzac. Che dire, è forse vero, visto che è così che ricordo il mio, ma non tutti viviamo le stesse esperienze ed io mi auguro che oggi, 19 marzo, festa del papà, siano molti i figli ad aver “ricevuto” e altrettanti ad aver donato. Tutti noi conosciamo il “mestiere” di figlio, ma mi sono sempre chiesta quanto poco scaviamo o abbiamo scavato in quello di padre, che spesso si da per scontato. Un padre deve essere forte, deve essere onesto, deve dare un grande esempio e mai deve vacillare, ma quanto poco ci siamo domandati di lui? Dei suoi timori, delle sue difficoltà, dei suoi desideri, delle sue aspettative. Abbiamo sempre inseguito quelle degli amici o dei nostri amori, dei quali abbiamo radiografato ogni respiro e ogni sguardo con grande sete, ma dei nostri padri?

Oggi non voglio pensare a difficoltà di comunicazione, a fatti di cronaca o a rapporti dilanianti presenti in letteratura o più semplicemente nel quotidiano. Oggi voglio soltanto immaginare primi passi compiuti l’uno verso l’altro, ricerca di punti d’incontro, sguardi colmi d’affetto e di riconoscenza. E, a proposito di letteratura, desidero regalare agli amici di GraphoMania dei versi meravigliosi di Camillo Sbarbaro, così poco studiato a scuola e così grande. Si intitola “A mio padre”. Felice festa del papà.

A mio padre
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
Che la prima viola sull’opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

Foto | chimothy27


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








Potrebbe interessarti anche…