Il 17 marzo scorso abbiamo celebrato i 150 anni dell’unità d’Italia. La commemorazione dura per tutto l’anno, non si ferma a un solo giorno. Grazie a un nostro lettore ritorniamo sull’argomento: lanzilreprobo (così si firma il nostro amico) ci invia alcune sue considerazioni su queste celebrazioni. Come sempre, qui su GraphoMania la discussione è aperta a tutti.
Bellissimo il discorso di Roberto Benigni esposto da grande attore di profonda cultura nel corso del Festival di Sanremo febbraio 2011. Chiunque sappia dare valore alle origini proprie e del consesso sociale al quale appartiene non può non tenerne in debito e concreto conto: – Grazie Benigni di avermi stimolato a questo mio pensiero che qui vado scrivendo.
Più sfumato alla “Ponzio Pilato”, anche se ampiamente e mediaticamente caldeggiato, il ripetuto richiamo del Presidente della Repubblica al popolo italiano sulla stessa ricorrenza.
Noi non possiamo non fare le nostre occorrenti riflessioni… giusto per non ritrovarci autoingannati in posizione di “gonzaggine”.
Una mia riflessione (riflessione; non affermazione incontestabile!) è orientata alle seguenti osservazioni fra loro correlate:
1. Il territorio a forma di stivale dell’Italia, antica e recente, giace su tre sponde del Mare Mediterraneo; sponde al di là delle quali vivono e crescono popoli che si riconoscono e/o appartengono ad altri consessi sociali di diversa origine.
Lo “stivale”:
- è interfacciato a sponde di mare a Est coi Balcani, a Sud con Paesi Medio Asiatici musulmani, a Ovest con la penisola Iberica e infine a Nord con la Francia;
- è anche confinante oltralpe a Ovest ancora con la Francia, al Centro Nord con la Confederazione Elvetica, a Nord Est prima con l’Austria, poi con Ungheria e ancora con Paesi alto Balcani;
- pertanto lo “stivale” si trova da sempre in una posizione strategica (territoriale e politica) nei confronti di Paesi, sia dirimpettai che confinanti di varia specie e di vari consessi sociali di origine;
- tali paesi non sono altrettanto fra loro confinanti se non tramite lo “stivale” neppure tramite unico confine fra acque territoriali mediterranee;
- la posizione dello “stivale” è qui intesa strategica in quanto centrata (come in un puzzle) fra Alpi e Mediterraneo a tutti i suddetti Paesi dirimpettai e confinanti.
2. Il territorio dello “stivale”, che ha raggiunto centocinquant’anni fa il riconoscimento unitario di “Stato Italiano”, fino ad allora e per lunghi secoli del Medio Evo e poi del Risorgimento, è stato occupato sia da Dominazioni di Paesi d’oltresponda, sia di Paesi continentali più settentrionali (già più anticamente Celti e Barbari) e più recentemente dalla presenza Borbonica nel Sud (regno delle due Sicilie”) e prima Francese, poi Austroungarica nel Nord confinante con la barriera delle Alpi.
3. I Celti e i Barbari occuparono parte degli attuali nostri territori e i “Barbari” poi accettarono e fecero proprie le “Costumanze e Forme Giuridiche” affermatesi per la loro lungimirante validità dalla “Fondazione di Roma” e poi nell’epocale periodo conseguente dell’ “Impero Romano”.
4. I Borbonici, che occuparono nel tardo medioevo i nostri territori meridionali e le “due Sicilie”, … scarsamente interessati al “Governo del Territorio”, ma assai più rivolti agli interessi del loro Potere Politico e Finanziario, scoraggiarono (perché a loro scomode) le sopraddette “Costumanze e Forme Giuridiche antico-Romane” e favorirono invece la nascita e crescita di “sottostati governanti il territorio” chiamatesi Mafie, Ndranghete, Camorre, … e che altro, favorite e riconosciute dalle Popolazioni che le subivano, in assenza di alternative sul “governo del territorio” del quale nessun consesso umano ha mai potuto né mai potrà fare a meno.
5. Nell’epoca conclusiva del Rinascimento, ove l’Italia, anche sostenuta nelle sue Radici Cristiane dal Vaticano (a nulla rilevando in questa mia riflessione i metodi alternativamente adottati di buono e cattivo governo dei territori sotto controllo, degli accordi non lusinghieri con i confinanti e di opportunismi diplomatici), i Francesi prima con la formazione della Repubblica Subalpina imposero la bandiera tricolore e gli Austroungarici poi imposero “ferree regole di governo per il buon mantenimento del territorio” nelle nostre regioni subalpine e padane, lasciandocene eredità di abitudini di “buon governo”; rammento qui che per “governare” si intenda un servizio utile alla comunità come in casa… si preparano i pasti, si apparecchia e sparecchia la tavola, si puliscono i lastricati, si lavano e ripongono le stoviglie, ecc. con l’ausilio di “personale di servizio” che abbia scelto spontaneamente tali mestieri e ne recepisce i dovuti stipendi dalla Comunità (diceva la mia nonna “ a cosa serve la serva se non serve? – Se ti ritrovi a servire in casa la serva la casa va a rotoli”).
6. Queste premesse storiche determinarono indirizzi e acquisizioni consolidate socio-culturali differenziate fra le popolazioni del Nord e del Sud dello stivale, palla al piede la Sicilia compresa; più autonomi i Sardi; più autarchici i valdostani di formazione Walser; più disponibili allo spergiuro le aree affacciate ai Bassi Balcani.
Ma ecco che, a conclusione dello storico Rinascimento, la “storia” (intesa come Entità Regolarizzatrice degli Eventi) utilizzò: una Casa Savoia, un Giuseppe Garibaldi, un Giuseppe Mazzini e quant’altri (giuseppini e non) per rinviare a casa propria un Francesco Giuseppe qui rappresentato a Milano dal Radetzky, Johann “Joseph” e ciò realizzato con il prezioso contributo di un Carlo Cattaneo (che, guarda caso, non era un Giuseppe, ma neppure da meno!).
Ed ecco qui, a mio modo di vedere, la memoria di centocinquant’anni fa, quando la bandiera tricolore con lo stemma sabaudo riunì l’Italia in “unico Stato”… almeno sulla carta! … ma per il Piave, Trento, Trieste, Istria, si dovrà attendere ancora cinquant’anni dal 1861 il 1918 (I Guerra Mondiale) … data che farà il secolo fra sette anni nel 2018!
Oggigiorno, allo scadere della prima decade e all’inizio della seconda del primo secolo del Terzo Millennio dell’Era Cristiana, ci troviamo a dover rifare i conti per proseguire a crescere … possibilmente non solo con una unica irrinunciabile Religione Cristiana Cattolica, ma anche con uno Stato che governi unitariamente il Paese con istituzioni “Federaliste”, irrinunciabili per gestire le differenziate abitudini regionali delle forme di vita sociale acquisite e a moderarne gli effetti per il massimo (attuale e futuro) beneficio della intera Nazione.
Vero che le “abitudini”, a differenza dei “vizi” che una volta riconosciuti si possono ridurre anche con Autorità ove nuocciano ad altri (vedi il “fumo delle sigarette per stare in attualità), … le “abitudini” dicevo … non possono essere facilmente e giuridicamente ritrattate come i “vizi”, ma tant’è che normalmente le “abitudini”, che si manifestano per occorrenza sociale come “buone abitudini”, tendono a guastarsi con l’uso e con l’andare del tempo come tutte le cose di questo mondo soggette alla Legge naturale del disordine entropico … forse un “Buon Federalismo” può aiutare a rimettere in ordine le cose che sono andate in disordine … e si tratta ancora di “governo”.
Questo, a mio parere, vorrebbe essere il senso del celebrare una ricorrenza che, guardando la storia passata, pronunci un atteso avvenire!