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Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale

Scritto da – sabato, 21 maggio 2011 – 08:0013 commenti
Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale

Ci sono dei libri che andrebbero acquistati non appena vengono alla luce, senza alcun indugio, perché necessari alla nostra formazione, ma anche perché indispensabili ad approfondire la conoscenza di personaggi in apparenza unici e inimitabili. Uno di questi libri è Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, di Francesco Bucci, edito da Coniglio Editore di Roma e pubblicato nell’aprile di quest’anno nella collana Bassi Fondali. Ebbene sì, questa è una lettura che lascerà il segno perché ci mostrerà nel dettaglio, per usare le parole di Bucci, il preoccupante stato in cui versa la cultura del nostro paese.

Il suo libro infatti ci presenta Umberto Galimberti, uno dei più noti intellettuali italiani, senza il vestito della festa da filosofo-psicanalista-docente universitario, ma con quello semplice e piuttosto deludente di uno scrittore che da trent’anni costruisce i suoi libri con un metodo discutibile: facendo suoi testi altrui.

Bucci, appassionato di filosofia, compie per noi lettori e per se stesso un lavoro certosino di ricerca sull’impegno del grande Galimberti, rivelando un vero e proprio sistematico riuso di pensieri e testi e teorie e considerazioni non sue, mostrandocelo nel dettaglio per mezzo del “tasso del riuso”, ovvero una tabella contenente la percentuale di utilizzo di scritti (e di circa cinquecento articoli) appartenenti ad altri che – dovete credermi – lascia allibiti.

Ma non è tutto! Attraverso la sua ricerca emerge anche una “patologia: l’autocleptomania”, così come l’ha definita Luca Mastrantonio nella prefazione, poiché Galimberti copia anche da sé stesso riutilizzando brani identici per differenti temi in un inserimento addirittura sballato, che rende i suoi stessi pezzi o quelli altrui – così riutilizzati – estranei al contesto. Un riciclo che trasforma il tutto in illogico e che ci vede solidali con la domanda-denuncia di Bucci: passi che non se ne accorgano i lettori ingenui (ciechi davanti a un eroe della cultura), passi che non se ne avveda l’editore, ma… se per smascherare i furti e le assurdità dei testi di Galimberti occorre una lettura informata, dove stanno i critici? I colleghi filosofi? I recensori? Ma allora è questo il livello culturale del nostro paese, dove si osanna qualcuno e lo si sostiene senza neppure sapere di che parla e soprattutto come ne parla?

In questo libro, inizialmente è dipinto un quadro generale di tutto il lavoro di Galimberti, ma poi vengono analizzate nel dettaglio due “opere” in particolare: La casa di psiche e L’ospite inquietante, nonché parte dell’ultima pubblicazione, I miti del nostro tempo. Emergono non solo furti ma anche brani totalmente privi di senso se non di fondamento (a dimostrare addirittura l’incapacità di un copia incolla efficace che passi almeno inosservato)!

Ad esempio, Bucci nota

“un singolare anacronismo: l’obiezione che Nietzsche avrebbe mosso alla psicoanalisi. Nietzsche, in realtà, era impossibilitato a muovere obiezioni di sorta alla psicoanalisi per semplici motivi anagrafici: egli morì infatti (dopo oltre un decennio di infermità mentale) nel 1900; le opere di Freud sono state pubblicate tutte in epoca successiva, tranne gli Studi sull’isteria usciti nel 1895.”

E che dire dei sottotitoli usati nei suoi testi, ad evidenziarne il tema, non attinenti in alcun modo al tema stesso? O del mettere in bocca a psicanalisti di correnti differenti le stesse identiche parole?

E ancora, Bucci segnala una tattica piuttosto furba: quella di rivelare qua e là le fonti di certe informazioni. Così, con queste “citazioni ufficiali” nessuno dubiterà di tutto il resto, dunque “tutto il resto” non verrà notato. Questo Arsenio Lupin della parola scritta, riguardo al suo ultimo libro, dichiara – per fare un altro esempio – che alcuni brani riproducono i suoi stessi articoli pubblicati sulla Repubblica; evidenziando il significato del termine “alcuni” (quantità limitata non elevata), Bucci ci svela invece il significato di tale parola per Galimberti, visto che tali articoli occupano i tre quarti del libro!

I miti del nostro tempo ecco quali sono… E dobbiamo rammaricarcene, ringraziando Scrittori come Francesco Bucci ma facendo anche qualcosa di più: imparando a leggere dubitando, analizzando, verificando se qualcosa ci appare paradossale o insensata, senza temere di mettere in discussione comuni mortali come noi, che non sempre rappresentano i custodi della verità.

Un libro da leggere.

Francesco Bucci
Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale.
Teoria e pratica di “copia e incolla” filosofico. Un clamoroso caso di clonazione libraria

prefazione di Luca Mastrantonio
Coniglio editore, 2011
pp. 285, euro 14,50

13 commenti »

  • valeria scrive:

    Questo voglio proprio condividerlo su fb…chissà se fra i miei contatti non ci sia qualche “ammiratore” del Grande filosofo…… potrebbe ridimensionarne il genio e perchè no? ricordarsi, quando c’è un oceano di persone che all’unisono osanna qualcuno, che potrebbe non essere il guru che crede…

    • Rosalba scrive:

      C’é anche Marco Guzzi da ascoltare! Recentemente si sono confrontati sul nichilismo e mi é sembrato più convincente di Galimberti…Vedi darsipace.it

  • Alessandro Abis scrive:

    Che dire? Mi ricorda il “caso Zichichi”, impietosamente smascherato da Odifreddi (e da altri). Non che ci volesse un Odifreddi, intendiamoci: è sufficiente aver studiato con un minimo di serietà materie quali Matematica e Fisica durante gli anni delle superiori. Non conosco gli scritti di Galimberti, ma evinco che si tratta di un caso simile seppure con minor percentuale di cialtroneria e maggiore di furbizia da falsario di bassa lega, che ti vende robaccia contraffatta e non funzionante.
    Troppo spesso si affrontano gli studi scolastici con un atteggiamento di noia, fastidio o perfino aperta ostilità. Il più frequente alibi è che “sono materie che non servono”, dove per “non servono” si intende la presunzione che siano inutili negli studi futuri o, più generalmente, nel mondo del lavoro. In realtà, questo tipo di s-ragionamento può colpire qualsiasi materia ci sia antipatica o ci paia troppo difficile, anche se le vittime principali sono Latino, Filosofia e altre “letterarie”. Il risultato? Diventiamo adulti completamente impreparati a comprendere la realtà e, bombardati da una pioggia torrenziale di informazioni, non siamo in grado di distinguere tra vero e falso né ci preoccupiamo di sviluppare un minimo di senso critico. Spesso si finisce per andare a simpatie politiche ed è così che si decide sulle libertà civili, sul nucleare, sul futuro dell’umanità. Interessante il caso specifico (anche se temo che il libro in sé non avrà tanto successo, sia perché di “piccolo” editore sia per il tema molto specialistico) ma ancor più le riflessioni generali che se ne possono trarre. E qui torno alle tue ultime righe: “senza temere di mettere in discussione comuni mortali come noi, che non sempre rappresentano i custodi della verità.” Vale per tutti. Qualcosa DIVENTA “vero” perché “l’ha detto lui” (possibilmente in televisione) e “lui se ne intende di certo più di noi”. Sarebbe sbagliato pensare che sia un male moderno, però: oggi è semplicemente più facile diventare “punti di riferimento” grazie ai mezzi di comunicazione di massa, ma il principio della sudditanza culturale e psicologica esiste da sempre: su di esso si sono fondate e perpetuate dittature secolari. Perciò il potere pone sull’altare i parolieri che fanno il suo gioco e cerca in ogni modo di zittire ogni fonte di pensiero libero, critico, documentato. Qui mi fermo, ché mi son già preso troppo spazio.

  • laura scrive:

    A coloro che cercano di screditare il Professore Umberto Galimberti, auguro che possano acquisire la meta’ della cultura e della sapienza del Professore ma, soprattutto imparino a usarla per rendersi migliori… L’invidia e’ un sentimento deleterio che abbruttisce e distrugge il loro vivere,l’ astio e la perfidia serve solo a inasprire la loro vita.
    Per essere uomini, ed essere veramente liberi dovete usare il tempo ricercando la conoscenza, leggendo e studiando, cosi potrete acquisire punti di vista differenti… non serve a nulla screditare persone delle quali non si conosce a fondo il pensiero… “se l’uomo rinuncia a pensare rinuncia alla propria essenza”…

  • susanna scrive:

    Ciao Laura, sono colpita dalla tua devozione, e non sono ironica, credimi. Me ne rammarico, ecco tutto. Perchè la devozione deve sempre e comunque mantenerci lucidi e in grado di accettare limiti anche in quelli che riteniamo eroi. Tu parli di invidia, astio e perfidia – parole grosse – e consigli di leggere, ma non sei in grado tu di leggere qualcosa che a priori ti disturba, nè di accettare prove inconfutabili. Prove Laura. Per capire cosa intendo dovresti curiosarci dentro con obiettività ( tu la chiami “astio e perfidia” ma è solo una imparziale visione delle cose). L’autore Bucci non ha inventato niente, si è limitato a dimostrare, attraverso testi e giornate dedicate allo studio, un qualcosa di inoppugnabile. Tu neghi l’evidenza, lui – il professor Galimberti – un po’ meno, lo sapevi? “In seguito a un articolo de Il Giornale dell’aprile 2008 è emerso che il professor Galimberti avrebbe copiato “una decina di brani” dell’autrice Giulia Sissa per il suo L’ospite inquietante[1]. Galimberti ha ammesso di aver violato il copyright riservandosi di riparare al danno” (su Wikipedia per esempio troverai questo ed altro su “le accuse di violazione dei diritti d’autore: http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Galimberti . Se lui non nega perchè lo fai tu?). L’invidia per i grandi è molto stupida, semmai parlerei di ammirazione. Se SONO grandi. E del “grande” Galimberti non è tanto in discussione la cultura quanto l’onestà intellettuale. Abbiamo tutti bisogno di miti, ma non è più tempo di farci prendere in giro.

  • Alessandro Abis scrive:

    Alla signora o signorina Laura: “Per essere uomini, ed essere veramente liberi dovete usare il tempo ricercando la conoscenza, leggendo e studiando, cosi potrete acquisire punti di vista differenti.” Ne deduco che lei leggerà il libro qui recensito e ne verificherà la correttezza o erroneità, per poi magari tornare qui a illuminarci avendo un minimo di fondamento per le sue affermazioni. Io ho specificato di non conoscere Galimberti né i suoi scritti e di basarmi solo su quanto riportato qui, inoltre ho anche precisato che trovo ben più interessanti le considerazioni di carattere generale che se ne possono trarre. Non vedo traccia d’invidia o tentativi di screditare né nei commenti né nella recensione. Solo nel suo commento riscontro un non velato risentimento… spero non derivi da ignoranza o faziosità.
    Se quanto scritto nel libro è vero, Galimberti si scredita da solo. Se la sua “sapienza” consiste nel copiare – pardon, citare! – gli altri e sé stesso, forse dovrebbe limitarsi a redarre testi scolastici.

  • Alessandro Abis scrive:

    P.S. naturalmente, io ho risposto per me. Aggiungo però che affermare che altri, che la signora/ina Laura NON conosce (l’autore del libro? chi ha scritto la recensione? altri commentatori/trici?), sono guidati solo da invidia e astio e che non conoscono Galimberti e il suo pensiero, mi pare eccessivamente saccente e presuntuoso per una presunta paladina della cultura e del pensiero critico.

  • salvo scrive:

    Quando si scrive è necessario collegare la mano al cervello. E’ anche ottima cosa far funzionare quest’ultimo nel mondo giusto, vale a dire indirizzandolo verso funzioni creative invece che di magazziniere che si limita a cercare nei depositi scritti, suoi o altrui, archiviati e, numerose volte, ammuffiti che finiscono per risultare indigesti o, addirittura, avvelenare.

  • vincenzo scrive:

    Il libro: Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale di Francesco Bucci, è un plagio de Il filosofo di Monziglia, libro del sottoscritto terminato di scrivere a giugno 2009 e finito chissà come nelle mani del sig. Bucci che ne approfittò per salire agli onori di cronaca.
    Per averne conferma basta andare a leggere quanto è scritto nel mio sito
    http://www.vincenzoaltieri.it alla sezione Il paese dei ciarlosofi, sito aperto a fine 2011 proprio per denunciare la sequela di imposture.
    Il sig. Bucci che denuncia il Galimberti di essere un plagiatore è a sua volta un ladrone.
    Delle ruberie del sig. Bucci ho avvisato anche il suo Editore, riservandomi di chiamarli a rispondere
    di plagio, per intanto ho ritenuto rendere di pubblico dominio i furti del Galimberti, perché è un fatto grave, non solo perché inquina la sfera spirituale del belpaese, ma anche perché denuncia il degrado morale e la corruzione intellettuale che spalleggia e protegge le malefatte del cosiddetto filosofo Galimberti.
    Vincenzo Altieri

  • susanna scrive:

    Gentilissimo Signor Vincenzo,come autrice della recensione non sono ahimè informata dei retroscena dei vari libri che leggo e di cui racconto in questa rubrica, sono tanti i testi che ci vengono sottoposti e ci limitiamo a parlare di ciò che è scritto; io credo stia agli interessati andare oltre. Se ciò che lei dice corrisponde a verità, naturalmente è amaro constatarlo, ma vista la delicatezza dell’argomento e la gravità delle accuse, credo che dovrebbe rivolgersi all’autore o a chi per lui, poichè noi non possiamo fare molto di più che prendere atto della sua segnalazione, ringraziarla, e invitare il signor Bucci, autore del testo da noi recensito, a dire la sua così com’è giusto che sia. La ringrazio per il suo contributo e per aver visitato le pagine di Graphomania,
    Susanna

    • Francesco Bucci scrive:

      Il Sig. Altieri prosegue tenacemente nella sua scriteriata campagna diffamatoria nei miei confronti iniziata ormai da diversi mesi, che mi ha costretto (e continua purtroppo a costringermi) a perdere il mio tempo in smentite: il mio libro (con la sola eccezione dell’Appendice C, relativa ad un libro di Galimberti pubblicato a fine 2009) è stato ultimato, dopo circa due anni di lavoro, ben prima del giugno 2009, mese in cui – a sua detta – Altieri avrebbe ultimato il (fantomatico!) suo, e sono in grado di provarlo.
      Ora comincio davvero a seccarmi e se questa sgradevolissima persecuzione non finisce mi troverò costretto ad adottare quelle iniziative che per normale buon senso ho finora evitato.
      Francesco Bucci

  • vincenzo scrive:

    In merito al ciarlosofo Bucci.
    Questo ciarliero signore afferma che il sottoscritto “da mesi va inspiegabilmente infangando la mia reputazione con affermazioni assolutamente false”.
    Ora, per prima cosa occorrerebbe che il ciarlosofo Bucci dicesse quale è questa “sua reputazione” che il sottoscritto avrebbe infangato…
    Una ventina d’anni fa, un emerito Presidente della Corte costituzionale ebbe a dire in merito alla “diffamazione”:
    “Se uno dà a un altro dell’asino, e questi ha davvero agito come un asino o proferito delle asinerie, non c’è ingiuria, in quanto l’appellativo ‘asino’ è fondato su ciò che ha fatto o detto chi lamenta di essere stato diffamato.”
    Ora, se il sottosottoscritto afferma che “il sig. Bucci non è poi diverso da Galimberti, perché è pure lui un plagiatore, in quanto Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale è un plagio del mio libro Il filosofo di Monziglia, terminato a giugno 2009, e finito chissà come nelle mani del sig. Bucci”, ciò corrisponde al vero, e dunque dove starebbe la diffamazione?
    E la minaccia di ricorrere ai ripari con “iniziative giudiziarie”, è un’altra barzelletta ciarlosofica.
    Come quella del Galimberti, che dopo la pubblicazione di Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, si è sentito “diffamato” dal Bucci ed è ricorso a “iniziative giudiziarie” contro di lui, l’editore e il prefatore.
    Diamo qui un esempio che pure Bucci è un disonesto mistificatore:
    In Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, pp. 160-162, il Bucci riporta ciò che lui chiama ipocritamente “somiglianze di famiglia”, ossia i plagi di Galimberti al “libro di Giulia Sissa Il piacere e il male”, senza però citare la fonte da cui li ha copiati, pertanto il lettore crede che sia stato il Bucci a scoprirli, cosa del tutto falsa, perché fu il sottoscritto a farlo nell’autunno 2007, dopo l’uscita de L’ospite inquietante.
    A dicembre 2007, il sottoscritto inviò la lista dei plagi di Galimberti a Sissa a Ezio Mauro, pensando in buona fede che il direttore non ne sapesse niente e che pertanto sarebbe intervenuto a sanzionare il comportamento illecito della sua “grande firma”, ma non fece alcunché, anzi, lo lasciò seguitare indisturbato a confezionare imposture, e si è poi scoperto che il Mauro già sapeva, ecc., inviai i plagi a Giovanni Floris, che aveva ospitato Galimberti in una precedente trasmissione di Ballarò, di cui si può leggere sul mio sito una lettera a lui indirizzata che lo attesta, e se ne dà conto di ciò pure ne Il filosofo di Monziglia, e a Giulia Sissa a Los Angeles.
    Fu poi la Sissa a passare i plagi di Galimberti al prof. Roberto Farneti, che ne fece un articolo pubblicato poi su un’intera pagina de Il Giornale il 17 aprile 2008.
    E’ perciò documentato pubblicamente che non è stato il Bucci a scoprire le “somiglianze di famiglia”, ossia i plagi di Galimberti al “libro di Giulia Sissa Il piacere e il male”, pertanto, il Bucci, non citando la fonte da cui ha copiato, non solo dimostra di avere lo stesso “vizietto” del Galimberti, ma mistifica deliberatamente i fatti, perché si attribuisce una scoperta che non gli appartiene, dunque la sua omissione è in perfetta malafede, in quanto sa di dare a credere a chi lo legge il falso.
    E in questa falsificazione dei fatti ci si è poi messo anche Matteo Sacchi, laddove, su Il Giornale, 08.4.2011, ha scritto:
    “E adesso ai clamorosi casi di copia incolla di Umberto Galimberti viene dedicato addirittura un saggio: «Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale» edito dall’editore Coniglio e vergato da Francesco Bucci.
    “Bucci è un nome noto ai nostri lettori. Nell’infuriare delle polemiche, nate nell’aprile 2008 a seguito di un’inchiesta de «Il Giornale», contribuì a evidenziare molte delle citazioni non autorizzate del filosofo e la sua abitudine di ripetere all’infinito gli stessi articoli.”
    Ciò che scrive il Sacchi a proposito di Bucci è completamente falso.
    La “polemica” non è cominciata con l’inchiesta de Il Giornale, bensì Il Giornale ha pubblicato ad aprile 2008 un articolo del prof. Farneti, come su scritto, in cui riportava i plagi di Galimberti scoperti dal sottoscritto, inviati a Giulia Sissa a Los Angeles, e che poi lei aveva passato a Farneti, che ne aveva fatto un articolo per Il Giornale, dunque Bucci non c’entra niente.
    Ora, Il filosofo di Monziglia, libro del sottoscritto, tratta in due e più capitoli anche della “polemica” seguita alla pubblicazione dell’articolo di Farneti, come pure degli articoli del Sacchi, la sua intervista a Galimberti, ecc., che allora si diede da fare, e gli va riconosciuto, ma del sig. Bucci, ad aprile 2008 e in seguito, non c’è neppure l’odore, o il puzzo, dipende dai punti di naso, dunque il Sacchi, che sa come stanno le cose, nella fattispecie scrive in coscienza e volontà il falso, sa di mentire, non solo, ma imbroglia i suoi lettori con l’indurre loro a credere che il Bucci sarebbe “un nome noto ai nostri lettori” e che avrebbe qualche parte “nell’infuriare delle polemiche, nate nell’aprile 2008 a seguito” dell’articolo del prof. Farneti, che riportava i plagi di Galimberti a Sissa scoperti dal sottoscritto.
    Ed è ancora Il Giornale, il 18 marzo 2009, a certificare che il Bucci non c’entra niente con la “polemica” del 2008, laddove scrive:
    “La mania del copia incolla non sembra limitarsi all’ambito filosofico. Anche Roberto Saviano, autore di Gomorra sembra aver deciso di prendere lezioni dal professor Umberto Galimberti, «pizzicato» dal Giornale in uno dei più clamorosi casi di clonazione editoriale multipla degli ultimi anni. Il caso che ha coinvolto il filosofo di Repubblica è partito il 17 aprile del 2008 quando il nostro quotidiano ha rivelato, con un attento confronto testuale svolto dallo studioso Roberto Farneti, che alcune pagine del Saggio L’ospite inquietante, con cui il docente di Ca’ Foscari è rimasto nelle classifiche di vendita della saggistica per molti mesi, erano state copiate dal libro della professoressa Giulia Sissa, Il piacere e il male.”
    Ed è sempre Il Giornale, 04 gennaio 2010, a scrivere:
    “Nell’aprile del 2008, il «Giornale» pubblica un articolo di Roberto Farneti in cui è segnalata una montagna di passi dell’«Ospite inquietante», saggio di Umberto Galimberti edito da Feltrinelli nel 2007, prelevati di peso (senza citazione) da «Il piacere e il male» di Giulia Sissa, edito anch’esso da Feltrinelli nel 1998.”
    A fronte di ciò, il Sacchi dovrebbe dunque spiegare ai suoi lettori perché nel 2011 ha scritto che il Bucci sarebbe “un nome noto ai nostri lettori” e che avrebbe qualche parte “nell’infuriare delle polemiche, nate nell’aprile 2008”, stando al fatto che Il Giornale su cui scrive cita in merito alla “polemica” il prof. Farneti, mentre ignora completamente il Bucci.

    Ora, stando solo a questo esempio, che il sig. Bucci si senta “infangato” dal sottoscritto, sta a significare che scambia la “verità” per “fango”, com’è ormai malcostume corrente in questo nostro disgraziato belpaese.

    Il Bucci, che non so chi sia, ma che ritengo impostore ancor peggio di Galimberti, perché uno che plagia un libro per accusare il Galimberti di plagio, usando materiale e argomenti trafugati, non è certo persona degna, ma solo uno disposto anche all’imbroglio e alla mistificazione, pur di salire alla ribalta della cronaca per qualche minuto, nondimeno, questo ciarlosofo sostiene che quelle del sottoscritto sono “affermazioni assolutamente false” e sarebbe in grado di dimostrare la completa “originalità” del suo libro. A chiacchiere, ovviamente…
    Ecco un altro esempio, pure i plagi di Galimberti a Ehrenberg e Borgna, pubblicati dal Bucci prima su lindiceonline a giugno 2010 e poi in Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, sono presenti tale e quali nel mio libro Il filosofo di Monziglia, da dove il Bucci li ha copiati, così come l’articolo di Repubblica che recensisce il libro di Ehrenberg, con dimostrazione del modus operandi usato da Galimberti, ossia con la modifica di passi dello stesso testo, per dar loro parvenza di novità, ecc., mentre ciò che cambia, passando ad altri articoli e ai formati libro, ecc., è soltanto qualche particolare e il titolo, perciò il Bucci non ha scoperto niente, perché lo “studio scientifico” sul modus operandi del Galimberti era già tutto presente nel mio libro.
    E di ciò si può avere prova leggendo nel mio sito L’ospite inquinante, dove sono riportate tutte le appendici de Il filosofo di Monziglia, anche quella coi plagi di Galimberti a Ehrenger e Borgna, il quale sarà pubblicato prossimamente in versione integrale, insieme ad altri testi.
    Già a cominciare dallo schema, il libro di Bucci è ricalcato sul mio:
    Il filosofo di Monziglia, libro del sottoscritto, è formato da un apologo iniziale, è diviso in due parti, e tiene alla fine le appendici dei plagi.
    Quello del Bucci segue la stessa struttura: un apologo, due parti, e appendici alla fine.
    Per quanto riguarda il contenuto, il libro di Bucci contiene il 90% dei plagi attribuiti al Galimberti presi da Il filosofo di Monziglia, non solo, ma pure le argomentazioni e il cosiddetto modus operandi del Galimberti sono copiati dal mio libro.
    C’è altresì da segnalare che il Bucci, paradossalmente, per dissimulare i suoi plagi, ha fatto come usa fare il Galimberti, di cui ho dato ampia prova nel mio libro, vale a dire è ricorso a tagli, intrugli e a “rielaborazioni” cervellotiche.
    Oltre a essere una “mistificazione”, il libro del Bucci è sostanzialmente un mattone, che si legge con molta fatica, e ciò a motivo del fatto che il Bucci è un pensatore e uno scrittore mediocre, basta per averne prova leggere solo quel ridicolo e strampalato apologo che ha posto all’inizio del suo mattone, in cui confonde pure il diavolo con l’acqua santa, perché tutta l’operazione messa in piedi dal Bucci si basa soltanto sull’attaccare il noto Galimberti per farsi notare…
    Infine, il Bucci scrive che ne L’ospite inquietante “non si parla affatto di nichilismo”, mentre invece il Galimberti ne parla in ogni pagina, facendo ognora mostra del proprio nichilismo, ossia la propria nientità di Galimberti come pensatore, in quanto L’ospite inquietante è un libro-truffa, inzeppato di plagi e imposture, dettagliatamente documentati nel mio libro.
    La ragione per cui ho preso a occuparmi di Galimberti, sta nel fatto che nel settembre 2007 gli promisi che avrei fatto in modo che fosse ricordato come Il filosofo di Monziglia.
    E pure questo documento sarà presto pubblicato sul mio sito.
    Dunque, ciò che il sottoscritto di limita a fare è opera di verità, che il Bucci scambi la “verità” per “fango” è sintomo della sua malafede…
    Vincenzo Altieri

  • susanna scrive:

    Gentilissimo signor Vincenzo,
    abbiamo già avuto modo di conoscere il suo punto di vista sull’autore del libro da me recensito positivamente, e in egual misura abbiamo dato l’opportunità al signor Bucci di replicare, cosa che ha fatto educatamente e con poche parole. Però lei si sta dilungando oltre il dovuto in accuse e addirittura insulti, e a noi non pare questa la sede adatta. Mi rincresce doverla informare che a causa di questi eccessi non sarà più data la possibilità di commentare oltre questo articolo.