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Un articolo a caso


Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale

 

 
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In sintesi

Ci sono dei libri che andrebbero acquistati non appena vengono alla luce, senza alcun indugio, perché necessari alla nostra formazione, ma anche perché indispensabili ad approfondire la conoscenza di personaggi in apparenza unici e inimitabili. Uno di questi libri è Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, di Francesco Bucci, edito da Coniglio Editore di Roma e […]

pubblicatosabato, 21 maggio 2011 da

 
La nostra recensione
 
 

Ci sono dei libri che andrebbero acquistati non appena vengono alla luce, senza alcun indugio, perché necessari alla nostra formazione, ma anche perché indispensabili ad approfondire la conoscenza di personaggi in apparenza unici e inimitabili. Uno di questi libri è Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, di Francesco Bucci, edito da Coniglio Editore di Roma e pubblicato nell’aprile di quest’anno nella collana Bassi Fondali. Ebbene sì, questa è una lettura che lascerà il segno perché ci mostrerà nel dettaglio, per usare le parole di Bucci, il preoccupante stato in cui versa la cultura del nostro paese.

Il suo libro infatti ci presenta Umberto Galimberti, uno dei più noti intellettuali italiani, senza il vestito della festa da filosofo-psicanalista-docente universitario, ma con quello semplice e piuttosto deludente di uno scrittore che da trent’anni costruisce i suoi libri con un metodo discutibile: facendo suoi testi altrui.

Bucci, appassionato di filosofia, compie per noi lettori e per se stesso un lavoro certosino di ricerca sull’impegno del grande Galimberti, rivelando un vero e proprio sistematico riuso di pensieri e testi e teorie e considerazioni non sue, mostrandocelo nel dettaglio per mezzo del “tasso del riuso”, ovvero una tabella contenente la percentuale di utilizzo di scritti (e di circa cinquecento articoli) appartenenti ad altri che – dovete credermi – lascia allibiti.

Ma non è tutto! Attraverso la sua ricerca emerge anche una “patologia: l’autocleptomania”, così come l’ha definita Luca Mastrantonio nella prefazione, poiché Galimberti copia anche da sé stesso riutilizzando brani identici per differenti temi in un inserimento addirittura sballato, che rende i suoi stessi pezzi o quelli altrui – così riutilizzati – estranei al contesto. Un riciclo che trasforma il tutto in illogico e che ci vede solidali con la domanda-denuncia di Bucci: passi che non se ne accorgano i lettori ingenui (ciechi davanti a un eroe della cultura), passi che non se ne avveda l’editore, ma… se per smascherare i furti e le assurdità dei testi di Galimberti occorre una lettura informata, dove stanno i critici? I colleghi filosofi? I recensori? Ma allora è questo il livello culturale del nostro paese, dove si osanna qualcuno e lo si sostiene senza neppure sapere di che parla e soprattutto come ne parla?

In questo libro, inizialmente è dipinto un quadro generale di tutto il lavoro di Galimberti, ma poi vengono analizzate nel dettaglio due “opere” in particolare: La casa di psiche e L’ospite inquietante, nonché parte dell’ultima pubblicazione, I miti del nostro tempo. Emergono non solo furti ma anche brani totalmente privi di senso se non di fondamento (a dimostrare addirittura l’incapacità di un copia incolla efficace che passi almeno inosservato)!

Ad esempio, Bucci nota

“un singolare anacronismo: l’obiezione che Nietzsche avrebbe mosso alla psicoanalisi. Nietzsche, in realtà, era impossibilitato a muovere obiezioni di sorta alla psicoanalisi per semplici motivi anagrafici: egli morì infatti (dopo oltre un decennio di infermità mentale) nel 1900; le opere di Freud sono state pubblicate tutte in epoca successiva, tranne gli Studi sull’isteria usciti nel 1895.”

E che dire dei sottotitoli usati nei suoi testi, ad evidenziarne il tema, non attinenti in alcun modo al tema stesso? O del mettere in bocca a psicanalisti di correnti differenti le stesse identiche parole?

E ancora, Bucci segnala una tattica piuttosto furba: quella di rivelare qua e là le fonti di certe informazioni. Così, con queste “citazioni ufficiali” nessuno dubiterà di tutto il resto, dunque “tutto il resto” non verrà notato. Questo Arsenio Lupin della parola scritta, riguardo al suo ultimo libro, dichiara – per fare un altro esempio – che alcuni brani riproducono i suoi stessi articoli pubblicati sulla Repubblica; evidenziando il significato del termine “alcuni” (quantità limitata non elevata), Bucci ci svela invece il significato di tale parola per Galimberti, visto che tali articoli occupano i tre quarti del libro!

I miti del nostro tempo ecco quali sono… E dobbiamo rammaricarcene, ringraziando Scrittori come Francesco Bucci ma facendo anche qualcosa di più: imparando a leggere dubitando, analizzando, verificando se qualcosa ci appare paradossale o insensata, senza temere di mettere in discussione comuni mortali come noi, che non sempre rappresentano i custodi della verità.

Un libro da leggere.

Francesco Bucci
Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale.
Teoria e pratica di “copia e incolla” filosofico. Un clamoroso caso di clonazione libraria

prefazione di Luca Mastrantonio
Coniglio editore, 2011
pp. 285, euro 14,50




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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