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Omosessualità e coppie gay

Scritto da – martedì, 24 maggio 2011 – 08:002 commenti
Omosessualità e coppie gay

Ribadiamo ancora che questo è un argomento delicato e riservato, per cui le domande e le curiosità restano blindate nel contesto dei limiti etici e deontologici. Una ulteriore precisazione, a proposito di limiti, è data dalla richiesta che mi viene fatta a titolo personale, e a cui mi sembra doveroso rispondere.

Per molti anni ho nutrito interessi affettivi e sentimentali verso alcune figure maschili in particolare, ma restando legato sessualmente a manifestazioni eterosessuali. La sensibilità ed empatia verso le minoranze in genere e le persone omosessuali in particolare la trovo molto presente e condivisa, con alcune precisazioni di carattere socioculturale.

In effetti, parlare di coppie gay nel panorama socio-culturale italiano significa, innanzi tutto, porre l’accento sulle diverse condizioni ambientali e sociali in cui sono costretti a vivere gli omosessuali. Nelle grandi città settentrionali la vita omosessuale è simile a quella presente in nord Europa e nord America, caratterizzata da quella che abbiamo definito, una forma di “inclusione” più e meglio che “tolleranza”. Gli episodi di discriminazione basata sull’orientamento sessuale sono in calo, anche se ancora presenti, ed è possibile vivere la propria omosessualità senza incorrere in sanzioni e discriminazioni sociali. Questa realtà non appartiene al sud della penisola. Sporadiche sono le iniziative culturali e le persone omosessuali sono vittime di sanzioni sociali che stigmatizzano la loro esistenza, inibendo la rappresentazione del proprio orientamento sessuale. Nelle regioni meridionali si registrano casi di discriminazione e violenza in numero maggiore rispetto al nord. La deplorazione dei comportamenti omofili, spinge gli uomini gay a vivere relazioni sessuali durature con persone del sesso opposto. Il confine tra le due diverse realtà corre, all’incirca, all’altezza di Roma. Ed anche qui c’è diversificazione tra città e provincia.

È possibile parlare d’emigrazione sessuale poiché, in un contesto sociale ostile verso chi non si adegua alle norme sociali, gli omosessuali per vivere serenamente si trovano costretti a migrare verso la capitale o verso le grandi città del nord.

Ho seguito le vicende di una giovane donna del Centro-Sud, che ha potuto incontrare il vero amore della sua vita spostandosi in una città del Nord; ma quando è tornata accompagnata dalla sua compagna ha suscitato l’indignazione e la vergogna dei familiari che hanno trovato intollerabile il confronto con i “compaesani”. La coppia in oggetto si è trovata costretta a cambiare drasticamente i programmi e tornare al Nord, dove, fortunatamente, avevano conservato i loro impegni economici.

Alcuni anni fa ho seguito una vicenda sentimentale molto interessante nella sua particolarità; ma ogni vicenda lo è a suo modo. Un giovane uomo, solidamente omosessuale, dopo alterne vicende affettive, stringe un’amicizia intellettuale con una bellissima donna bisessuale. Nel tempo questa amicizia si trasforma in un’attraente legame sentimentale molto solido. Sono passati tantissimi anni e non ho più notizie. Una delle ipotesi proposte in questo caso è stato una sorta di equilibrio tra le componenti femminili e maschili della coppia che sfumano in maniera dinamicamente affascinante. In questo caso seguire la teoria di John Gray, con il suo slogan: Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere; sembra un’utopia.

A conclusione di questo discorso sintetico riporto un passaggio con il sapore di altri tempi:

“la logica maschilista vede la fittizia contrapposizione attivo-maschio e passivo-femmina all’interno della relazione sessuale gay come ri-proposizione dei ruoli uomo-donna. Quindi, se anche i gay ricorrono al modello eterosessuale, significa che quel modello è giusto e naturale. I sostenitori della presunta naturalità del rapporto eterosessuale interpretano i diversi ruoli omoerotici, considerati devianti, come la conferma dei ruoli di dominio maschile e di subalternità femminile presenti nei comportamenti eterosessuali, legittimandoli”.

I rapporti all’interno della famiglia sono sempre stati particolari e legati alle dinamiche specifiche che hanno contraddistinto e diversificato le famiglie; attualmente le coppie regolano i loro equilibri nei modi e tempi che sono consoni alle loro esigenze; non c’è motivo di pensare e credere che le coppie gay vogliano riproporre vecchi stereotipi.

Per queste ed altre domande è disponibile questa rubrica a cui risponde il sessuologo dottor Francesco Tassiello 06.98.52.852 – 392.97.53.748
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Foto | CarbonNYC

2 commenti »

  • gianluca scrive:

    perché quando si parla di gay si crede siano maschi? La parola gay viene della lingua italiana gaio e significa allegro, siccome la parola gaio per indicare allegro non è più usata da tanti decenni si è trasformata nel tempo come parola sinonimo di omosessuale pertanto gay non è più una persona allegra ma è la persona che pratica sesso con persone del proprio sesso, quindi le parole gay e gaio sono equivalenti e sicuramente gay è molto più razzistico di frocio in quanto gay significa che un uomo troppo allegro e frocio.

    • Robo scrive:

      @gianluca: il termine “gay” non è di origine italiana, ma nasce dal provenzale, passa attraverso l’inglese e solo dopo il 1969 entra anche nell’italiano (con non poche proteste da parte di diverse famiglie del nord Italia che hanno come cognome “gay” e “gai”, sempre per influenza dal provenzale).
      Al giorno d’oggi gay – e più ancora queer – sono termini ombrello che indicano tanto gli omosessuali maschi che femmine.
      Parlare di razzismo, poi, non è esatto, dal momento che le persone lgbtqqi (lesbiche, gay, bisex, trans, queer, questioning, intersex) non formano una razza diversa.

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