Il Mullah Omar. Un eterodosso ritratto di un combattente singolare e sognatore
Nel nostro immaginario collettivo, la figura del Mullah Omar corrisponde a qualcosa di vaghissimo e nebuloso. L’unico elemento che emerge in modo perentorio è l’associazione automatica con il peggior fanatismo talebano e con i folli progetti criminali attribuiti al (forse) defunto Osama Bin Laden. Credo che, se si facesse un sondaggio, la quasi totalità degli intervistati non sarebbe in grado di andare oltre. E potrebbe bastare questo piccolo esperimento per farci sorgere più di qualche dubbio in merito a quanto sia efficace il meccanismo mediatico ai fini del produrre informazione vera e, soprattutto, in merito a quanto sia reale la democrazia di cui orgogliosamente ci vantiamo, visto e considerato che il nostro Paese continua, nel plauso generale, a investire montagne di quattrini e ad inviare ad uccidere e a morire quelli che ormai tutti chiamano (commossi) “i nostri ragazzi” in terra afgana, proprio perché si dovrebbe abbattere l’impero del Male facente capo a questo crudelissimo leader (di cui, però, nulla davvero sappiamo!).
Benvenuto sia, allora, il libro di Massimo Fini, apprezzabilmente capace di metterci in contatto con un personaggio concreto, liberato dalle effigi caricaturali e dalle criminalizzazioni macchiettistiche costruite da anni e anni di sistematica disinformazione. Ed è certamente questo il suo merito maggiore: l’essere riuscito in un’operazione decisamente ardua, dipingendo un ritratto vivo e documentato di un personaggio di grande complessità, collocandolo al di qua del mito negativo, ma senza, per questo, scivolare nella santificazione.
Cosa che non impedisce certo all’Autore di far trasparire, nei suoi confronti, una chiara simpatia, a tratti sconfinante in forme di sincera ammirazione. Ma, quando questo accade (e accade spesso), è sempre nell’ottica del comprendere, più che in quella del giudicare e del classificare, rifuggendo dall’adozione di pesi e misure iniqui, nonché dai rozzi e retorici dualismi imperanti.
A riprova di ciò, potrebbe bastare quanto scrive a proposito del grande “no” con cui il Mullah Omar si trovò a rispondere all’ultimatum statunitense relativo alla consegna di Osama Bin Laden, accusato di essere stato il supremo orchestratore delle tragedie dell’11 settembre.
“Pensa [Omar] di essersi comportato correttamente (termine che ricorre di frequente nel linguaggio talebano), in conformità alle leggi del diritto internazionale che non si vede perché debbano valere per tutti tranne che per l’Emirato islamico d’Afghanistan. A lui consegnare Bin Laden non sarebbe costato nulla, anzi si sarebbe tolto di dosso un pericoloso peso […] Ma non poteva soggiacere a un diktat così brutale ed arrogante (“Le prove le abbiamo date ai nostri alleati”). Omar si è giocato un Paese, e la sua stessa vita, per una questione di principio. Non per difendere Osama Bin Laden, cui nulla lo legava e di cui ancor meno gli importava, ma la sovranità e la dignità dello Stato afgano.” (p. 76)
E cercando di far emergere la reale dimensione di quest’uomo, indubbiamente fuori dal normale, viene ricostruito in modo circostanziato il doloroso cammino storico di un intero Paese, dall’invasione sovietica all’avvento del regime talebano, dagli avvenimenti successivi all’invasione del 2001 alla problematicissima situazione attuale. All’interno di questo quadro di incommensurabili (quanto ignorate) sofferenze, la figura di Omar si staglia come quella di un eroe d’altri tempi, mosso non da ambizioni personali, ma dalla indomita volontà di opporsi a qualsiasi invasione e a qualsiasi invasore, animato da una sua coerente visione del mondo, certamente difficile da comprendere e ancor di più da condividere, da valutare, però, non in chiave schieratamente ideologica, ma in un’ottica cautamente storicizzante e relativizzante.
Nel suo coloratissimo affresco, Massimo Fini tocca inevitabilmente una nutrita serie di questioni meritevoli di essere esaminate e approfondite:
- la genesi e i caratteri peculiari della “rivoluzione talebana”;
- la vera natura dei “signori della guerra”;
- il ruolo della coltivazione e del commercio dell’oppio nella vita dell’Afghanistan e nella strategia (occulta) delle nazioni occupanti;
- l’entità delle azioni militari indiscriminate condotte dalle forze della coalizione;
- le devastanti conseguenze materiali e morali, e il relativo dilagare della miseria e della corruzione, della “guerra all’Afghanistan” (e non “in Afghanistan”);
- il modo reale e non falsificato secondo cui vengono percepite dagli afgani le nostre truppe;
- i costi della missione italiana;
- le cifre delle vittime afgane e di quelle statunitensi;
- gli effetti potenzialmente esplosivi della guerra nel vicino Pakistan.
E sono proprio le tante informazioni utili e gli inviti incalzanti ad una riflessione ragionata, disinibita, disincantata e fuori dagli schemi a fare del lavoro di Massimo Fini uno strumento prezioso per quanti desiderino tentare di meglio comprendere la più grande, la più vergognosa e la più indecente guerra del nuovo millennio, vera (immonda) pietra angolare su cui si edifica il nuovo ordine-disordine mondiale.
Massimo Fini
Il Mullah Omar
Marsilio Editore 2011
pp. 171, euro 16,50







