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pubblicato martedì, 23 agosto 2011 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

N come nostalgia. Intervista all’autrice Silvana Sonno


N come nostalgia è il nuovo libro di Silvana Sonno, scrittrice ben nota alle amiche e agli amici di GraphoMania. Il libro è stato pubblicato nella collana Alfabeti per le emozioni della Cittadella editrice di Assisi, collana diretta da Rosella De Leonibus. Nella stessa collana Silvana aveva pubblicato un altro titolo F come felicità.

Le abbiamo posto alcune domande in merito a questa sua nuova pubblicazione.

Da “F come felicità” a “N come nostalgia”: quale sono state le tue emozioni nello scrivere l’uno e l’altro testo?
Direi che il mio percorso interiore è stato simile. Le emozioni che mi sento di segnalare sono la curiosità, il piacere, la meraviglia. La prima mi guida sempre quando mi trovo a dover affrontare argomenti di cui ho una conoscenza sommaria, e che dunque mi richiedono approfondimenti, ricerche e riflessioni nuove, prima di poter mettere tutto sulla pagina; il piacere è naturalmente quello della scrittura, che sostiene sempre il mio lavoro anche se spesso è faticoso, perché la buona scrittura ha bisogno che si sappiano valutare, scegliere, rifinire le parole e le espressioni adeguate, per non cadere nell’insidia delle frasi fatte, delle banalizzazioni, della sciatteria grammaticale, di un lessico ostico o – all’opposto – troppo “facile” e insincero; la meraviglia mi prende quando mi accorgo che il testo si compone, che le intuizioni iniziali sono diventate linee concrete di sviluppo e stanno prendendo una forma che mi piace.

In “N come nostalgia” analizzi un po’ come la parola nostalgia viene presentata nei dizionari. Troviamo, tra gli altri termini: desiderio, rimpianto, sofferenza, disagio, malinconia, inquietudine, lontananza… Quale è la tua personale definizione di nostalgia?
Le parole che citi, e che io ho elencato – insieme ad altre – nel mio testo, non sono sinonimi della parola “nostalgia”, ma piuttosto definiscono emozioni e sentimenti che costituiscono quell’arcipelago delle emozioni che chiamiamo nostalgia. Nel libro infatti sostengo che nostalgia è parola moderna che racchiude emozioni antiche e sempre contemporanee, spesso contrastanti tra di loro, a indicare la complessità del fenomeno che compongono. La speranza e il rimpianto, ad esempio, si trovano spesso allacciate in quelle sindromi da abbandono o dell’assenza in cui la nostalgia trova la sua precisa collocazione.

In “N come nostalgia” fa capolino la tua passione per la riscrittura della fiabe: narri cosa succede alla Bella addormentata nel bosco dopo che si è svegliata, dopo che ha sposato il principe azzurro e che la fatidica frase “e vissero felici e contenti” è stata pronunciata. Quali sono le fiabe classiche, che, secondo te, rappresentano meglio la nostalgia?
La “rivisitazione” – se così si può dire – della fiaba della Bella addormentata nel bosco, in funzione della mia tesi che vede la nostalgia come un’emozione (o una sindrome emotiva, come si è detto) aperta al futuro, ha compiaciuto la mia curiosità (“che succede dopo gli happy end delle fiabe?”) e mi ha consentito una piacevole uscita dalle argomentazioni più “serie” dei capitoli precedenti. In parole povere mi ci sono divertita, perché è vero che mi piace giocare con le fiabe. E anche provare a “forzarle” un po’, perché – almeno quelle classiche – stanno dentro uno schema che non prevede aperture e reclude i personaggi dentro ruoli che oggi possono apparire un po’ desueti. No, non mi vengono in mente fiabe nostalgiche, l’happy end congela l’orizzonte emotivo delle fiabe in una felicità zuccherosa, rassicurante ma poco utile alle donne e agli uomini dei nostri tempi. Al punto che risultano più interessanti i personaggi “minori”, gli sconfitti: la matrigna di Biancaneve, il cacciatore, il lupo, le sgraziate sorelle di Cenerentola, le streghe piuttosto che le fate… certo covano emozioni più interessanti, e magari un po’ di nostalgia di un qualche finale diverso per le loro avventure… Chissà?

Tu hai nostalgia di qualcosa o di qualcuno?
Ho dedicato il libro a mio padre e a mia madre, che non ci sono più.

E, secondo te, l’Italia di cosa ha nostalgia?
Come ho scritto, la nostalgia si può leggere anche come una nuova categoria della storia, legata alla disillusione del progresso, per cui è facile essere spinti a ritornare col pensiero a tempi passati che si ricordano come più favorevoli. Ho anche scritto, però, che spesso tali ricordi sono manipolati e possono essere facilmente agiti da forze esterne alle necessità e alla volontà dei soggetti, quali il mercato (vedi il fenomeno del vintage) o centri di potere variamente orientati, ad esempio in politica. Certo quest’anno fortemente connotato come anniversario dei 150 anni dall’unità d’Italia ha rivelato che la maggior parte degli Italiani e delle Italiane mostrano di aderire a un racconto del nostro Risorgimento, che vede l’idea (forse più che l’amor) di Patria emotivamente corroborante in un momento storico così confuso e frustrante per la nostra identità nazionale.

Si può guarire dalla nostalgia? Se sì, come? Se no, perché?
Nessuna emozione è in sé patologica, tutte possono diventare risorse preziose per l’agire umano. E così anche la nostalgia, a patto che non diventi una scusa per non agire, che non tolga spazio al presente in nome di una fase ormai trascorsa della nostra vita; se si presenta per ricordarci che abbiamo un passato, se ci regala la consapevolezza che la nostra vita ha avuto un percorso sensato nel bene e nel male, può rinsaldare il legame con il nostro ambiente, aumentare l’autostima nel ritrovarci ben collocate/i nel suo sviluppo e nella sua evoluzione, può stimolarci ad agire nel quotidiano e aprirci a un futuro configurato concretamente, a partire da quanto sappiamo e abbiamo imparato su di noi.

Silvana Sonno
N come nostalgia
Cittadella editrice, 2011
ISBN 978-88-308-1169-0
pp. 128, euro 10








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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)