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pubblicato lunedì, 29 agosto 2011 da Silvana Sonno in Poesia e dintorni
 
 

Rose


Chi avrebbe detto un dì che le esperienze
che facevamo un dì quasi per gioco
     e pativamo quasi senza peso
     i faticosi addìi e le ripartenze
ma tutto in salsa di vitalità gioiosa
     pure le lacrime erano festose
     e vitale lo sguardo disperato
dunque a quel dì chi avrebbe mai pensato
mentre la vita ci consumava un poco
     e di quel poco non c’era intelligenza
     solo voglia di attingere a quel fuoco
chi ci avrebbe creduto se qualcuno
avesse osato profferir che rosa
è solo un nome, che resta dopo che
     spine profumo e petali in caduta
     sono spariti dentro un’ora muta?

Gelata nei tramonti della luna
a rievocarne lo splendore antico
soltanto un tratto di matita bruna
     ossi di seppia calcinati e secchi
     tra il limo raggrumato dei perché.

Chi ci avrebbe creduto che un bel giorno
     ma a dir bello si pecca d’impreciso:
     un aggettivo è solo contingenza
anche il tuo viso caro e le tue mani
il profumo di te, quella canzone
che ti danzava tra i denti l’indomani
di ogni nostro ritrovarci amanti
     cari alla vita nostra e ai nostri numi
     pur senza sconto di gioia e amari pianti
dunque mai avrei pensato di pensare
che saresti stato un dì solo un ricordo
in mezzo ai tanti, col colore smorto
dei fiori ormai avvizziti, conservati
dentro una scatola di sorrisi e pose,
     scatti perduti al tempo delle rose.

Foto | T.Kiya


Silvana Sonno