Prendere posizione, anche nel mondo dei libri
Prendere posizione, fare delle scelte e comportarsi di conseguenza è difficile in ogni campo. Difficile, ma necessario. L’indifferenza causa solo pesi morti, in ogni contesto.
Questo vale anche nel tranquillo mondo dei libri: in un periodo in cui l’imperativo categorico sembra essere quello di volerci stordire a suon di beceri programmi televisivi, di scadenti film al cinema e di una piatta programmazione editoriale che punta al mero guadagno, scegliere di leggere quello che piace a me (non quello che stabiliscono i recensori e/o i critici), scegliere di scrivere mettendo in moto i propri pensieri, può essere un atto rivoluzionare. E, permettetecelo, come editori, anche dire no a proposte editoriali solo imbellettate ma vuote di contenuto è un voler togliere di mezzo l’indifferenza.
In un suo scritto Antonio Gramsci (1891-1937) così parlava dell’indifferenza:
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
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Mi piace molto questo testo di Gramsci e quello che dice. Condivido intimamente ma mi sento di aggiungere – a partire da quello che la storia ha disegnato dall’ultimo dopoguerra ( anche se forse non è più corretto chiamarlo così, per la miriade di guerre a cui l’Italia ha partecipato e intende partecipare) ai giorni d’oggi -, che per sconfiggere l’indifferenza occorre puntare su una pratica molto esaltata ma poco frequentata che è la “condivisione”. Solo la comprensione profonda dell’orizzonte relazionale in cui ognuna/o di noi è inserita/o e la necessaria adesione a pratiche di comunicazione orizzontali, che escludono potere e ritiro, possono aiutarci a salvarci dal gorgo della insignificanza a cui l’”indifferenza” colpevolmente ci vota.E questo vale anche per il mondo dell’editoria e della lettura.
Frasi illuminanti e molto giuste. Non so dove ho letto che il male nel mondo non è solo opera dei malvagi ma anche del silenzio dei “buoni”.
La parola chiave credo che sia responsabilità.
Fare il proprio dovere, non tacere, non pensare solo al quieto vivere e credere che anche il proprio piccolo contributo è importante.
l’ opposizione all’ indifferenza e’ l’ interesse a qualcosa, lo sbilanciamento della mente verso un universo informale, a volte scomodo.. ma siamo circondati da oggetti che creano o cercano con sforzo palese di renderci la vita praticamente comoda, pur essendo in un periodo storico estremamente complesso, dunque un pc un televisore un cellulare e molto alro..un mondo multimediale che produce confort e velocità di azione ,interagiscono anche nelle menti dei più..tutto sembra possibile senza una scelta mentale o sforzo , non si cerca di uscire dalle posizioni personali . visto che comunque tutto e sincronizzato forse anche i sentimenti. come vincere l’ evoluzione in peggio di questa fase da ” odissea nello spazio del terzo millennio ? ” ecco apparirò ironica ma credo che un viaggio verso la povertà materiale ,verso coloro che soffrono che sono circondati dal nulla dunque devono prendere per forza grandi posizioni e non possono farsi condizionare da marchi. da loghi o da politiche possa essere maestro di vita un agorà tra un mondo creativo che vive in simbiosi con problemi fortemente legati alla sopravvivenza possa regalare a questa umanità indifferente molta saggezza.. proprio li.. dove si pensa che non si debba piu guardare . e li che puo nascere la spinta , potrebbe essere un viaggio spirituale al di fuori del confort quotidiano che relega la mente ad uno stadio di sonnolenza poco creativa..