La gatta Arcibalda e altre storie: Adriana Zarri arriva dritta all’anima
Non mi vestite di nero: è triste e funebre. Non mi vestite di bianco: è superbo e retorico. Vestitemi a fiori gialli e rossi e con ali di uccelli… In mano ho foglie verdi… E sulla tomba… lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un’epigrafe d’erba.
Pochi, bellissimi versi, sufficienti per capire quanto grande fosse l’amore per la natura di Adriana Zarri, quale la sua sintonia con ogni forma vivente.
La gatta Arcibalda e altre storie non è un libro di storie inteso nel senso convenzionale del termine, ma una serie di profonde riflessioni sulle quali sarebbe bene che tutti ci soffermassimo. Adriana Zarri, poetessa, scrittrice e teologa, con la sua penna dal tocco apparentemente leggero, pone l’attenzione sulle crudeltà perpetrate quotidianamente sugli animali, dalle sperimentazioni a scopi farmaceutici, alle pellicce, alla caccia, ai circhi, nonché sulla scarsa educazione al rispetto di tutte le creature.
Bambini condotti al circo per ammirare leoni, tigri, elefanti e tanti altri, ma queste bestie costrette ad aggirarsi in strette gabbie e domate quasi sempre con la frusta non hanno una loro dignità? Un maltrattamento anche questo, forse ancora più crudele perché continuato nel tempo, verso animali nati per correre liberi nel loro ambiente naturale. La caccia, altra “prodezza” umana, sovverte un equilibrio naturale, andando a interferire sulla catena alimentare e quindi sull’equilibrio ecologico. La Zarri ci parla dell’inutilità della stragrande maggioranza dei test scientifici per le industrie farmacologiche, o, peggio ancora, per quelle di cosmetici. Quasi mai producono risultati, eppure i laboratori sono sempre lì, a uccidere piccole vite indifese, senza nessuna volontà di trovare percorsi alternativi. Si indigna all’idea di antiche, e barbare, consuetudini ancora oggi in uso, come accecare un asinello perché, legato a una mola, giri in tondo e macini il grano. La vivisezione, l’estrazione della bile da un orso, tra atroci tormenti mediante un catetere, fino alla fine dei suoi miseri giorni, o cuccioli sepolti vivi perché “in sovrannumero”, sono crimini condannati da una minoranza di persone.
Possibile che esista una tale insensibilità? Dio non ha creato solo l’uomo ma anche gli animali, la Chiesa dovrebbe prendere posizione prima di tutti gli altri, eppure questo non avviene, occhi ben chiusi di fronte a vere e proprie crudeltà gratuite in nome delle “usanze”. Sottolinea con decisione tale contraddizione, l’essere una teologa non le ha mai impedito di esternare il suo sconcerto, forse la differenza tra lei e altri suoi colleghi consiste in quella particolare coscienza che consente di percepire la mano di Dio anche in un esile filo d’erba.
Mi sono emozionata e commossa davanti alla grandezza di questa donna e alla potenza poetica di cui è pregna la sua prosa. Dalle sue storie trapela il dolore più che l’indignazione, fornisce una più sana interpretazione di alcuni passi della Bibbia, estrapolati a uso e consumo dell’egoismo dell’essere umano e “senziente”. L’analisi è lucida quanto impietosa, stemperata da aneddoti proposti in maniera tanto discorsiva che sembra quasi di udire una voce promanare dalle pagine del libro, una voce amica che ci sussurra delle storie, in cui però, ahinoi, non manca l’orco.
Ci narra di gatti, i suoi amici prediletti, sfatando l’errata leggenda che li dipinge infidi e traditori. Nulla di tutto ciò, la tigre dei poveri, come lei amava definirli, conserva solo una forte personalità e sa amare tanto quanto sa fare un cane.
Questa donna straordinaria andava oltre l’essere animalista, il suo era un rapporto perfettamente equilibrato, una sorta di San Francesco, o meglio, Sant’Antonio, un chiarimento in merito sfata anche questo mito.
Sono animalista e gattara, non posso non condividere i suoi pensieri, non posso fare altro che sperare che tantissime persone davvero non comprendano la portata dell’orrore di tutto quello che ci ha raccontato.
Ci sono donne che sanno arrivare diritte all’anima, che sanno incantare con le parole, che arricchiscono la mente, Adriana Zarri era una di queste donne, dopo aver letto questo la immaginerò volare con le ali di uccello.
Pia Barletta su StrepiTesti







