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pubblicato mercoledì, 28 dicembre 2011 da Chiara Perseghin in Mondolibri
 
 

Adriana Zarri nel ricordo di Chiara Petterino, sua amica


Abbiamo raggiunto al telefono Chiara Petterino, ex preside, ma soprattutto amica di vecchia data di Adriana Zarri. Le abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere meglio Adriana Zarri come persona. “È stata una cosa che mi ha riempito la vita” è la definizione che Chiara Petterino usa per questa grande amicizia.

Quando e come ha conosciuto Adriana Zarri?
Credo fosse il 1980, quando ero insegnante nella scuola media di San Giorgio Canavese. Io leggevo sempre i suoi articoli sulla rivista Rocca – a cui ero abbonata da parecchio tempo – e un giorno, parlando con una amica collega, discussi un articolo che era comparso e lei mi disse: “Lo sai che abita in Canavese, a Perosa: vuoi che andiamo a trovarla?”.
Lei l’aveva conosciuta molto prima di me, quando abitava ancora al Castello di Albiano (in provincia di Torino). Io naturalmente ero molto restia, dissi: “Ma non so se sarà possibile”.
“No, no…” lei mi rassicurò subito. “Guarda è possibilissimo. Basta che le telefoniamo e lei ci dirà quando andare”.
Infatti così avvenne. Fummo ricevute da lei. Ci mostrò la sua cascina e da quel momento diciamo che cominciò il nostro rapporto. Dopo pochi giorni lei mi invitò perché c’era un incontro, sempre lì nella sua cascina, il sabato e la domenica. Ricordo che il sabato non potei andare perché avevo l’emicrania. Lei mi disse “Guarda che se vieni qui te la facciamo passare.” Ma io obiettai che non mi era possibile neppure salire in macchina per raggiungere Perosa.

Se dovesse descrivere Adriana Zarri in una frase, come la descriverebbe?
Una donna di grande umanità, sensibilità e amante della bellezza.

Ha un aneddoto da raccontarci relativo alla sua amicizia con Adriana o su Adriana stessa?
La sua amicizia è stata una cosa che mi ha riempito la vita. Potrei raccontare un episodio che si inquadra nel suo amore per la bellezza. Un pomeriggio, non era ancora costretta a letto dalla malattia, ricevo una telefonata da lei, che mi dice: “Vieni subito qui!”.
Io mi spaventai inizialmente, e chiesi: “Ti è successo qualcosa? Cosa ti è successo?”.
“No, non è successo niente, ma ti prego, vieni subito qui”.
A quel punto non seppi più cosa rispondere. Insieme con la ragazzina che in quel momento stava con me salii in macchina e partii. Arrivai a Crotte di Strambino nel giro di dieci minuti. Quando entrai nella sua stanza, che poi era uno stanzone enorme – un ex granaio – capii il motivo per cui mi aveva chiamata. In quel momento il sole era quasi al tramonto e stava colpendo uno dei gufi (lei aveva una collezione di gufi) che le era stato regalato: era ricoperto da tanti specchietti. Il sole, illuminandolo, emanava una fantasmagoria di luci, che invadevano tutta la stanza. Era uno spettacolo meraviglioso.

Insomma amore per la natura, per la vita, per tutto…
Sì, che voleva condividere con gli altri però. Sa come nacque la collezione di gufi?

Ci racconti!
Mi aveva spiegato che il gufo è l’animale degli eremiti.
Ne aveva una collezione. Tutti coloro che partivano per un viaggio, al ritorno le portavano un gufo. Per esempio, monsignor Bettazzi [firma la prefazione del libro di Adriana Zarri La gatta Arcibalda e altre storie, NdR] – lui ha girato tutto il mondo – quando ritornava da un viaggio gliene portava uno. Aveva gufi di tutti i materiali e provenienti da tutto il mondo.
Condividere con altri l’amore per il bello era una sua regola. Anche quando c’era la fioritura di qualche rosa. Lei amava molto le rose rampicanti, le rose antiche. Quando una rosa era in piena fioritura mi telefonava: “Vieni il più presto possibile!”.

Adriana Zarri aveva un rapporto speciale con gli animali. So che un giorno la Zarri le chiese: “Quale è il tuo animale preferito?” Lei rispose:“ gatto e cavallo”. E Adriana Zarri?
Sì, io dissi subito il gatto, ma lei mi sollecitò a dirne anche un altro e a quel punto dissi il gatto e il cavallo.

Adriana Zarri cosa rispose?
Erano gli stessi che preferiva lei. Perché lei in gioventù aveva cavalcato. Quando abitava nel mulino – la sua famiglia aveva un mulino a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna – mi disse che cavalcava. Per cui, quando io partecipavo a qualche viaggio, fotografavo dei cavalli pensando a lei, per esempio in Ungheria, e poi le mostravo le fotografie. Lei negli ultimi tempi, non potendo più muoversi, ascoltava i miei racconti, osservando le foto dei luoghi che io avevo visitato.
A questo proposito mi spiace che… Lei aveva molta nostalgia di Bologna negli ultimi tempi, perché era stata la sua città. Visto che io ero andata alcune volte a Bologna, fotografavo degli aspetti e glieli mostravo. L’ultima volta fotografai anche la tomba del Cardinale Lercaro e glielo dissi, ma non feci in tempo a mostrarle la foto. Mi dispiace.

Era un modo per Adriana di viaggiare insieme a lei. Vedendo i luoghi attraverso le foto che lei le portava.
Infatti. Le avevo mostrato un libretto che avevo comprato in San Petronio e lei mi aveva pregato di acquistarne uno anche per lei la volta successiva, cosa che naturalmente feci.

Tornando all’amore di Adriana Zarri per gli animali, penso di non sbagliare se affermo che aveva un feeling particolare con il gatto. Secondo lei perché proprio con questo animale?
Perché lei sosteneva che il gatto capiva lo stato d’animo della persona che si avvicinava a lui e se questa era sofferente cercava di consolarla.
A questo proposito, io non ho un gatto per problemi di alloggio e perché essendo da sola quando parto non saprei a chi affidarlo, allora lei un giorno mi fece un regalo molto strano. Mi regalò una tazza mug, con l’immagine di quattro micetti, alzando la quale si sente il miagolio di un gatto. Adriana mi disse: “Per compensarti del fatto che non lo puoi avere…”

Deve esistere, in effetti, un rapporto particolare tra scrittori e gatti. La maggior parte confessa di averne uno. Penso, per esempio, a una celebre foto di Hemingway seduto a tavola con il gatto accanto al piatto…
Sì, con i gatti, ma con l’Arcibalda in particolare. Essendo costretta a letto, Simona, la sua badante, mi raccontava che al mattino passava molto tempo ad accarezzarla, a farle le coccole. Quando andavo io, normalmente dopo le undici del mattino, in modo da non disturbare il suo lavoro precedente e il pranzo che avveniva sempre a mezzogiorno preciso, la gatta – non so come facesse, sentiva il rumore della macchina probabilmente – arrivava. Mi precedeva sulla scala, entrava, attraversava tutto lo stanzone e saltava sul suo letto.

C’è l’ultimo articolo scritto da Adriana Zarri, che si trova anche nel libro “La gatta Arcibalda e altre storie”, che è dedicato proprio alla sua gatta Arcibalda…
Sì, articolo che lei non voleva scrivere. Non che non volesse parlare di Arcibalda, ma lei non si sentiva più di scrivere. Aveva già detto che quella volta non avrebbe spedito l’articolo a Rocca. Invece io la sollecitai e lei mi disse: “Non so di cosa parlare!” E io le suggerii: “Non hai mai parlato dei gatti negli ultimi tempi…”
C’è solo un animale che io non posso tollerare e lei invece tollerava: il topo. Io questo non lo capivo. Una volta mi raccontò che quando non era ancora costretta a letto, che pranzava in cucina, tutti i giorni a mezzogiorno un topolino si affacciava, usciva da un buco del muro, e lei gli dava delle briciole. Questo mangiava e poi se ne andava. Tutti i giorni alla stessa ora ricompariva.

Quando pensa a Adriana Zarri qual è la cosa che le viene subito in mente?
Il suo insegnamento. Ogni gesto che si compie nella vita quotidiana, anche il più banale, è molto importante e ha un valore intrinseco. Quando penso a lei, penso a tante cose: ai fiori che amava, alla sua capacità di utilizzare materiali di recupero per creare ambienti suggestivi e unici come la cappella di Crotte, senza dimenticare le sue fulminanti battute su certi politici e i loro giornali…


Chiara Perseghin

 
Chiara Perseghin, nata a Padova, vive e lavora a Roma ormai da molti anni. L’amore per la lettura l’ha portata qualche anno fa ad aprire un blog letterario e ora si ritrova a scrivere su vari siti e riviste che parlano di libri. È autrice di diversi racconti pubblicati su antologie collettive. Addetta stampa di alcune case editrici, lavora in Rai da molti anni.