Tempo di crisi
Tempo di crisi, di italiani in ginocchio. E parlo di quelli “normali”, non degli eletti che dichiarano cose come: “Occhey, sono proprietario di novantacinque immobili, ma non sono ricco”.
“La benzina arriverà, entro i primi di marzo, a due euro al litro” ci informano alla radio, e i liguri fanno il pieno in Francia, mentre i romani decidono di stare a casa. Ebbene sì, sabato pomeriggio l’aspetto di Roma era a dir poco stupefacente: poco traffico, parecchia gente in centro a piedi ma… negozi deserti, nonostante le vetrine raccontassero di incredibili saldi. Significativa la chiusura di una grande libreria a più piani, sostituita da un negozio di abbigliamento.
Certo, una prece per i negozianti è d’obbligo: ma non sarà che qualcosa sbagliano anche loro? Un pezzo di pizza al taglio sei euro non vi pare un furto? Per fortuna non sono tutti uguali.
In edicola, la copertina di un noto settimanale suggerisce la dieta del momento: quella a base di champagne, che vi farà perdere peso con piacere. E pare una sberla in pieno volto. Un altro promette: “Il vostro furetto non si ammalerà più!”
Lasciando via del Corso, piuttosto pensierosa ho raggiunto l’affascinante via Margutta, definita la storica via degli artisti. Nel Medioevo, un artista del quale credo non si conosca il nome, vi aprì una bottega in cui preparare fontane, ringhiere e fare ritratti, e da quel momento il piccolo viottolo si popolò di artisti provenienti da tutto il mondo, trasformandosi negli anni di Pio IX in vera e propria strada (con le sue reti fognarie e rientrando nel piano regolatore). In primavera, un’esplosione di glicini in fiore ne profuma ogni tratto rendendola ancor più incantevole, e per quanto sia in pieno centro di Roma, non si respira lo smog a cui i romani sono abituati. Sede di gallerie d’arte, diviene, per ben due volte l’anno, una grande mostra di strada per la rassegna “Cento pittori a via Margutta”: circa mille opere, anche di artisti poco noti, vengono esposte per il piacere dei visitatori.
Amici miei, rivederla sabato, questa storica e suggestiva via, è stato come respirare la fine di un amore: saracinesche chiuse, cartelli affittasi a ogni passo, un malinconico silenzio. E così, anche via Margutta si veste a lutto. Tuttavia, poco più in là, le luci di un negozio potevano apparentemente dare segni di vita e far sperare in una rinascita: resiste lui, forse resisteranno anche altri.
Avvicinandomi ho tuttavia provato il gusto dell’amaro in bocca e mi sono domandata tante cose… In vetrina un vestito di fattura discutibile – e credetemi non discuto in materia di gusti – dal prezzo osceno, raccontava di stupidità umana e pareva sorridere magnanimo di coloro che inizialmente ho definito “normali”, ovvero di chi a fine mese non ci arriva proprio più. E voglio mostrarvelo in foto, perché comprendiate al meglio alcuni lati di questa vergognosa Italia, dove chi resta in piedi lascia perplessi. Prezzo del vestito: 1.300 euro; della cintura, 350 euro. E, non temete: potrete sceglierlo tra due differenti colori.
Ma se è vero che l’offerta risponde alla domanda, che cosa non ho capito?
Illuminatemi voi, amiche lettrici e amici lettori.











Abito nella provincia più povera d’Italia, così è stato definito il Sulcis-Iglesiente.
Fra meno di 70 giorni, l’ALCOA, chiuderà i battenti e mille operai, con mutui da pagare e figli da crescere perderanno il lavoro…
Il mio commento?
Che SCHIFO!
Purtroppo, nella moda non ritengo l’offerta risponda alla domanda… Facci caso, gli stilisti producono quello che viene fuori dalla loro testa, cuore e gusto, ma senza gurdare minimamente a chi dovrà indossare le loro creazioni. Infatti cammini per strada e vedi l’orrore, l’indicibile, uno schiaffo al buon senso e al piacere del bello. Tante “Saratoga” che non navigano ma camminano avvolte in pantacollant che solo Uma Thurman dovrebbe indossare, carne debordante da balconcini che dovrebbero essere sostituiti da terrazzoni panoramici, sarà la crisi? Forse, di certo il suino costa poco e la depressione porta la mandibola a lavorare tanto.
I meravigliosi vestitini che hai fotografato? Non credo rispondano alle normative CEE, il prezzo? E’ comprensivo della multa, multa per essere così cretina da acquistarlo. Perchè se vale per il pantacollant, pensa a quante personcine dopo aver lasciato più del loro stipendio mensile in un incauto acquisto, passeggiando sembreranno una tavola apparecchiata. 1300 euro? E’ quanto mi ha pagato l’assicurazione per l’incendio della mia auto… Meglio io non abbia tanto denaro, se vado in giro con quel vestitino 10 minuti e mi arresta Legambiente… Mirtilla
Parlando di crisi ci sono tanti fattori da considerare, troppi. La politica, cui tu hai solo fatto accenno, è un fattore che credo valga la pena di approfondire -tra governo tecnico, proteste, oscure manovre di sapore eversivo.
Pensa, cara Susanna, che c’è ancora chi ritiene che non siamo davvero in crisi (ne ho uno nella mia stessa famiglia e noi non siamo ricchi, anche se certo non ce la passiamo male). Eppure anche io vivo nel Sulcis-Iglesiente, come Antonella. Eppure anche da noi, coi saldi, ho visto molta meno gente del solito nei negozi. Eppure anche noi vediamo i prezzi salire alle stelle (come se questo potesse far aumentare i consumi o comunque gli introiti, anziché spingere la gente a comprare ancor meno).
Cosa vuol dire questo? forse che c’è gente che preferisce chiudere gli occhi di fronte alla realtà, convincersi che sia solo un brutto sogno, che la crisi sia solo nelle lamentele di noi soliti Italiani, notoriamente propensi a piangerci addosso e a pretendere più del dovuto? Io temo sia così.
Cosa ci insegna la Storia? per esempio che anche negli ultimi anni dell’Impero Romano, ormai al collasso, gli aristocratici non rinunciarono a lussi e sperperi. Sappiamo come andò a finire.
Siamo sotto un Governo “tecnico” -il che equivale grosso modo a un commissariamento dell’intero Paese- che sta cercando di sistemare le cose. Non mi soffermerò sul come, limitandomi a dire che mi pare si stia facendo molta attenzione alle banche e poca ai cittadini. Mi viene in mente una pubblicità di questi giorni, quella con la donna che si arrampica sull’asta della Bandiera Italiana: gesto di alto simbolismo patriottico. La voce fuori campo ci informa che, se vogliamo fare qualcosa di concreto (per il Paese?), possiamo partecipare all’aumento di capitale della banca in questione… credo sia superfluo commentare.
Sempre in tema di manovre finanziarie, la GdF sta indagando sulle famigerate agenzie di rating: Moody’s (traducibile: “lunatico”) e Standard & Poor’s (traducibile: “comune e povero”). pare che abbiano illecitamente condizionato i mercati. A me vien da dire che vieterei le agenzie di rating a prescindere, visto che condizionare i mercati, sia pure seguendo certe labili regole, è esattamente il loro mestiere.
Cosa ci insegna la Storia? che dal Medioevo in poi, le banche contano molto più degli ideali politici.
Quando c’è crisi e un popolo arriva al limite di sopportazione, sappiamo bene che il rischio è quello delle sollevazioni popolari. Il pericolo non è poi così remoto.
In questi giorni un partito neofascista (Forza Nuova) e politici compromessi con la mafia hanno scatenato un putiferio in un’altra regione disastrata, la Sicilia, causando disagi immensi -supermercati vuoti, autostrade inagibili a causa dei blocchi, negozianti costretti a chiudere con le minacce. E questo vien fatto abilmente passare (anche grazie all’uso di Internet) come una “rivolta popolare, pacifica e apartitica”. Si manipola la crisi per motivi politici biechi. Anche la Lega Nord è tornata al 100% demagogica e prepara proteste contro il Governo, approfittando al medesimo modo della crisi per recuperare consensi presso un elettorato che era ormai in gran parte sfiduciato. Non soprende affatto la reciproca simpatia tra questi due “movimenti”.
Cosa ci insegna la Storia? consiglio di leggere “1984″ di Orwell, guardare “Giù la testa!” di Leone e ripassare le dinamiche che consentirono la salita al potere del Partito Fascista (vedi “Marcia su Roma”)
Ripeto: ci sono tantissimi fattori da valutare. Ci sono fatti apparentemente lontani che con violenza stanno frantumando la nostra vita quotidiana, stanno cambiano il mondo di fronte ai nostri stessi occhi. Non so come andrà a finire, ma so che tutto questo mi spaventa.
N.B. mi spiace se qualcuno dovesse sentirsi offeso da qualcosa che ho scritto ma posso assicurare che è tutto ben documentato.
Aggiungo: tantissimi fattori da valutare e nessuno da sottovalutare.
Ringrazio Antonella, Mirtilla e Alessandro: rispettivamente con la loro rabbia, ironia, amarezza e timore, ci aiutano a riflettere attraverso punti di vista differenti, e mi fanno sentire in buona compagnia.