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pubblicato domenica, 29 gennaio 2012 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Intervista a Natale Fioretto traduttore di Mario Quintana


Da pochi giorni la Graphe.it edizioni ha pubblicato un nuovo libro in italiano del grande poeta brasiliano Mario Quintana (1906-1994). Il titolo del libro è L’apprendista stregone ed è stato tradotto dal portoghese da Natale Fioretto, che ha già curato la traduzione italiana di altre opere di Quintana. Abbiamo rivolto alcune domande al traduttore per apprezzare meglio l’opera poetica di Mario Quintana.

Iniziamo dal titolo: chi è l’apprendista stregone?
In senso stretto il titolo riguarda l’autore, ma in generale chi si accosta a questa raccolta poetica si trasforma in apprendista. La stregoneria di cui si parla, e di cui bisogna acquisire conoscenza, è l’arte poetica. Non la poesia comunemente intesa, ma la capacità di usare la lingua per rinominare il mondo e dato che dare un nome alle cose è attività creatrice, l’apprendista stregone è chiunque cerchi una lingua in grado di esprimere il proprio universo interiore.

È il terzo libro di Mario Quintana che traduci in italiano: quali le differenze e quali le somiglianze con i precedenti?
Stiamo parlando di uno stesso autore ed è logico ritrovarne gli stilemi più tipici, ma in questo caso, parlo come traduttore, ciò che contraddistingue l’opera in esame è l’estrema complessità linguistica. E si può comprendere. L’apprendista stregone è considerata come la prima opera matura del poeta gaucho ed è ovvio che alla maturità corrisponda la complessità. In questi versi emerge la forza immaginifica che tipizzerà lo stile di Quintana. Come dire, da qui nasce tutto.

A questo punto possiamo dire che tu conosci abbastanza bene Mario Quintana: cos’è che ti lega particolarmente a lui?
Di lui apprezzo la forza creatrice e il fatto di aver compiuto un percorso parallelo di traduttore e di poeta. Sarebbe come dire che egli ha contemporaneamente creato materia e oggetto. Lingua e poesia. Con il passare del tempo lo sguardo di Quintana si è fatto chirurgico riuscendo a chiamare all’attenzione della percezione del lettore aspetti della realtà diversamente rimasti in ombra.

E, secondo te, cosa potrebbe dire Mario Quintana a un lettore italiano?
Al lettore in generale, direi. Essere creativo. Osare. Non accontentarsi di una visione del mondo preconfezionata, ma accettare una sfida creatrice, “turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo poiché la calma è una vigliaccheria dell’anima”, per dirla con Lev N. Tolstoj.



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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)