La poesia di Mario Quintana
Mario Quintana è considerato uno dei più grandi poeti brasiliani. Nato nel 1906 ad Alegrete, nel Rio Grande do Sul, già in vita era considerato una vera e propria istituzione. Dopo la sua morte – avvenuta nel 1994 – la sua fama è cresciuta ancora di più, tanto che, nel 1998, gli è stato dedicato un intero quartiere a Porto Alegre.
La poesia di Mario Quintana parte dalla vita di tutti i giorni, dalla normalità dei gesti e delle situazioni (le ore che passano, il sorriso dei bambini, l’alternarsi delle stagioni, il luccichio delle stelle) e, con quello slancio che solo i grandi poeti hanno, diventa una piccola perla preziosa. Poesie per lo più brevi e, forse proprio per questo, più fulminee. E a volte anche un po’ complicate.
Di Mario Quintana è stata pubblicata recentemente in italiano la raccolta L’apprendista stregone. L’opera è tradotta da Natale Fioretto (docente presso l’Università per Stranieri di Perugia e curatore già di altre due traduzioni quintaniane: Il colore dell’invisibile e Per vivere con poesia) e pubblicata dalla Graphe.it edizioni.
L’apprendista stregone (in portoghese: O aprendiz de feiticeiro) è il quinto libro di Mario Quintana, pubblicato nel 1950 dalla casa editrice Fronteira di Porto Alegre. Nell’edizione italiana – disponibile sia in cartaceo che in ebook – è stato mantenuto il testo originale a fronte e, come appendici, troviamo una cronologia della vita dell’autore e una bibliografia ragionata di/su Mario Quintana.
L’idea alla base di questa raccolta poetica è, in prima battuta, che l’autore sia una sorta di apprendista stregone che usa e trasforma le parole per esprimere la propria interiorità. E, in secondo luogo, è una sorta di invito ai lettori a essere stregoni a loro volta e a ri-creare quanto letto. La natura stregonesca, diciamo così, di questa silloge quintaniana rende alcune poesie un po’ ermetiche, senza togliere loro nulla del fascino che possiedono.
La poesia
Una poesia come un sorso d’acqua bevuto al buio.
Come un povero animale che ansima ferito.
Come una monetina d’argento persa per sempre nella foresta di notte.
Una poesia senza altra pena che la sua misteriosa condizione di poesia.Triste.
Solitaria.
Unica.
Ferita di mortale bellezza.
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