0
pubblicato sabato, 18 febbraio 2012 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Consigli di scrittura: concentrarsi sulle descrizioni realistiche


Proseguiamo il nostro viaggio verso una scrittura più matura, approfondendo il terzo consiglio di Haruki Murakami, che dice:

Concentrarsi sulle descrizioni realistiche: “Le espressioni metaforiche erano ridotte al minimo, ma le descrizioni erano ancora vivide e ricche di colore”.

Ebbene, qui potremmo collegarci alla fotografia per esprimere meglio il concetto. Partendo dal presupposto che non è possibile raccontare con assoluta obiettività, noi raccontiamo l’immagine così come noi la percepiamo e fermiamo il tempo sulla carta così come il fotografo lo ferma con il suo scatto; lo scrittore impara a vedere e cerca un suo linguaggio per riuscire a mostrare, e per fare ciò non sono necessarie continue metafore, allegorie o giri di parole.

Un ottimo esercizio, per imparare a fare questo, è osservare una fotografia per poi raccontarla usando la penna. Non è detto che riusciremo a percepire la stessa cosa che ha visto il fotografo immortalando l’immagine, ma ci saremo comunque sforzati di vedere imparando di conseguenza a mostrare.

Avete mai letto la raccolta di racconti di Calvino intitolata Palomar? Un eccellente esempio di “scrittura fotografica” in cui l’autore mostra, attraverso il sapiente uso delle parole, le immagini nei dettagli quasi a voler – con la parola scritta – mostrarci un album di foto.

Non mi stancherò mai di dire che è l’allenamento a trasformarci da scribacchini a scrittori; non occorre far altro che guardarsi intorno e – con un quaderno sempre a portata di mano – annotare tutto ciò che colpisce il vostro sguardo o la vostra mente: un tramonto, una foglia, un portone, un sorriso. Immortalate anche voi ogni immagine, e se all’inizio faticherete a trovare il giusto vocabolo che ne riassuma la particolarità, con il passare del tempo la vostra penna diverrà più sicura e i vostri “scatti” più fermi e nitidi.

È importante, in tale contesto, una precisazione: non usare troppe metafore non significa evitarle tutte e nemmeno non scrivere un racconto metaforico, badate bene. Lo stesso Murakami, attraverso la breve storia–metafora Il mostriciattolo verde, tratta dalla raccolta L’elefante scomparso e altri racconti (1999), narra il desiderio di rompere la monotonia di giornate vuote e sempre uguali, la solitudine e il timore di mettersi in gioco, ma racconta anche la paura del cambiamento, del nuovo, dello sconosciuto, rappresentato in questo caso da un mostriciattolo verde che una sera bussa alla porta di una donna per dirle che l’ama. I due comunicheranno solo attraverso i pensieri e l’autore riuscirà a farci vedere nel dettaglio un personaggio surreale, ma anche a farci sentire ciò che provano entrambi i protagonisti. Magie della penna!

Foto | Debs (ò‿ó)♪

 


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, sta lavorando a un romanzo e ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.