Consigli di scrittura: toccare tematiche oscure
Siamo giunti oggi alla quarta “ricetta” del nostro maestro Murakami, che per conferire un valore aggiunto alla nostra scrittura suggerisce:
Toccare tematiche oscure: “Una particolare oscurità pervadeva lo stile del romanzo… era come una di quelle fantastiche storie per bambini, ma da qualche parte, nascosta in profondità, aveva una forte, buia corrente”.
In effetti egli stesso segue questo consiglio: con le sue storie ci proietta con spietata lucidità, in viaggi che conducono nell’anima di personaggi ambigui e crudeli, mostrandocene il lato oscuro, i deliri, le ossessioni, le follie.
In qualunque tipo di scrittura, qualunque sia la storia che raccontiamo, non bisognerebbe rendere le cose facili né sgombrare troppo velocemente il campo dal male, sempre estremamente attraente e intrigante per chi legge. I labirinti psicologici, gli intrecci inquietanti o i presentimenti sinistri, affascinano e disorientano i lettori, li catturano prima ancora che l’evento vero e proprio si sveli tra le pagine. Perché non è il fatto in sé a spaventare il lettore, ma l’atmosfera che circonda la storia, a predisporre il lettore all’inquietudine.
Se usiamo uno stile oscuro seppur velato, siamo in grado di trasmettere una sorta di ansia, di raggiungere – attraverso le percezioni – processi mentali che scatenano emozioni tali da non far lasciare il libro fino all’ultima pagina. E allora sì, chi scrive ha vinto.
Tutto ciò è facilitato dalla scrittura dei sensi, poiché è coinvolgendo i cinque sensi che si riesce maggiormente ad attrarre il lettore. L’olfatto per esempio, che è il senso più forte, primitivo, è ricorrente negli horror, nei thriller o noir (Misery, Il silenzio degli innocenti). In ogni caso, l’utilizzo di ognuno dei cinque sensi contribuisce efficacemente a trasmettere qualcosa di forte, spesso inquietante, addirittura scardinante.
Vorrei aggiungere, per concludere, che vi è un elemento fondamentale da inserire in una storia, un elemento in grado di scacciare l’apatia dal lettore: il conflitto, il contrasto. Può essere tra i personaggi, può essere mentale in uno di loro, può essere il frutto di introspezione, ma la contrarietà è l’elemento di disturbo che modifica tutto, l’inaspettato che stravolge e che crea difficoltà, e va portato fino all’estrema conseguenza.
Qualcuno ha detto: “La vita costruita degli uomini è monotona nella sua ripetitività. Solo il male ha una fantasia senza limiti”. E allora usiamolo, il male, insinuiamolo alla maniera di Murakami, creando atmosfere adatte a lui: fosche, tenebrose e – speriamo – indimenticabili.
Foto | josef.stuefer







