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pubblicato mercoledì, 14 marzo 2012 da Graphe.it in I nostri libri
 
 

L’apprendista stregone, di Mario Quintana: poesia bella e buona


In un’intervista di un po’ di tempo fa avevo chiesto all’editore di Graphe.it se c’era ancora posto per la poesia e mi aveva scritto:

Mi verrebbe da risponderti di no, che non c’è spazio per la poesia, perché appena un editore si mostra interessato alla poesia viene sommerso da valanghe di email e manoscritti di sedicenti poeti e poetesse che, spesso, confondono la poesia con il mettere le parole in fila indiana, una sotto l’altra. Tolti questi molti, moltissimi, troppi che si definiscono poeti, credo che la poesia buona e bella non avrà fine.

Ed ecco che, a proposito di poesia buona e bella, la Graphe.it pubblica, con testo originale a fronte, una nuova raccolta di poesie di Mario Quintana, scrittore brasiliano, scomparso nel 1994.

Quintana lavora sui dettagli; costruisce i suoi versi a partire da piccoli oggetti, movimenti, parole e dopo aver attratto il nostro sguardo, come se puntasse l’indice su ognuno dei particolari, ci costringe ad una sorta di zoom all’indietro.

Solo che, in questo ampliare il nostro campo visivo, e poi di pensiero, amplia anche quello dell’immaginazione, perché il suo verso si fa più che onirico surreale, come se fossimo di fronte ad un quadro di Ernst, ma molto più curioso e divertente.

Da lettrice non abituale di versi poetici, vi dirò che quelli di Quintana mi hanno incuriosita e divertita in alcuni casi e “sollevata” in altri, costringendomi ad uno sguardo divergente sulla realtà e sui pensieri.

L’angelo della scala

Sulla volta della scala,
sulla volta scura della scala.
L’Angelo ha pronunciato il mio nome.
Il nome mi ha trafitto da lato a lato il petto.
Mentre da lontano giungevano grida…
Lasciami!
Che ho a che vedere con le tue navi smarrite?
Lasciami solo con i miei uccellini…
con i miei sentieri…
con le mie nuvole…

Barbara su Libri e Bit


Graphe.it

 
“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)