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pubblicato sabato, 17 marzo 2012 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Consigli di scrittura: scrivere una prosa musicale


Il quinto e ultimo consiglio che possiamo ricavare dal romanzo 1q84 di Haruki Murakami è:

Scrivere una prosa musicale: “Soprattutto lo stile aveva una meravigliosa musicalità. Anche senza leggerlo ad alta voce, il lettore ne avrebbe riconosciuto la sua profonda sonorità.”

La scrittura è un suono che ci viene trasmesso attraverso la vista: può rivelarsi melodioso, nostalgico, magico e ammaliante o – all’opposto – stridente, pedante, stonato. Ma è pur sempre suono, e lo è anche quando non lo esterniamo con la voce per facilitarne l’ascolto.

Vi sarà capitato di restare colpiti particolarmente da uno stile che penetra la vostra anima e la avvolge come musica struggente, e allora sottolineate o memorizzate frasi, le fate vostre, vi rammaricate di non aver saputo voi coniare un simile linguaggio. Ci sono romanzi o racconti che ci restano addosso proprio grazie a quelle note, e ne rievochiamo la musicalità quando ne parliamo con gli amici, in quel tam tam da lettori vitale per ogni libro.

Ma è a voi come scrittrici e scrittori che mi rivolgo, a voi che proprio attraverso la vostra continua esperienza di lettori, mescolandola a un talento naturale e alla tecnica: dovete usare il foglio bianco come spartito e scrivere la vostra, di musica. Si dice che tutto è già stato scritto, ma voi lo riscriverete a modo vostro, mescolando note–parole da reinventare, creando quella profonda sonorità di cui ci parla Murakami e che non ha bisogno della voce che la interpreti. Scrivere una storia non è forse comporre una musica che abbiamo dentro?

A proposito di voce però, ricordate che leggere a voce alta è necessario nella verifica del testo, poiché ci trasmette toni, pause, ritmo e pause traducibili in una punteggiatura efficace, esalta ripetizioni, periodi troppo lunghi, abuso del tono sincopato, e così via. Chi legge ad alta voce durante la revisione del proprio scritto dunque, impara a gestire le informazioni che il testo fornisce organizzandole al meglio.

Una curiosità: il rapporto tra scrittore e lettore è diventato un… fatto privato, se così vogliamo chiamarlo, solo di recente, nel XX secolo. Prima, infatti, accadeva molto spesso che chi leggeva lo faceva ad alta voce coinvolgendo un auditorio, e molti racconti nascevano proprio per essere letti a un pubblico. Attraverso la lettura ad alta voce si riuscivano a evocare suoni, odori, paesaggi, dare connotati meno astratti alle emozioni e vita ai personaggi.

Nei salotti letterari, nati nel ‘600, in genere si leggevano opere considerate “impubblicabili”, ovvero testi la cui divulgazione era proibita per motivi politici o per censura. La mia generazione ricorda i libri letti alla radio, giunti fino ai giorni nostri con la differenza sostanziale che “allora” le frequenze erano davvero pochissime, dunque attiravano l’attenzione di un pubblico maggiore; oggi l’abitudine all’ascolto è venuta meno, anche se i reading di lettura si stanno riprendendo un poco di spazio e un buon numero di “ascoltatori” nostalgici della figura del cantastorie. Forse, con l’avvento degli audiolibri, che offrono la possibilità a chi non ha tempo di leggere–ascoltare anche in auto in mezzo al traffico, gli ascoltatori di libri diverranno sempre più numerosi.

Abbiamo aperto il discorso, come sempre in questo ciclo di lezioni, con una regola (la quinta) suggeritaci dallo scrittore giapponese Haruki Murakami; ebbene, oggi concludiamo con le parole di un altro scrittore, Daniel Pennac, il quale così ci esorta:

Strana scomparsa, quella della lettura a voce alta. Non si ha più diritto di mettersi le parole in bocca prima di ficcarsele in testa? Niente più orecchie? Niente più musica? Niente più saliva? Parole senza più gusto? Forse che Flaubert non se l’è urlata fino a farsi scoppiare i timpani, la sua Bovary? Non è forse la persona in assoluto più adatta per sapere che l’intelligenza del testo passa attraverso il suono delle parole da cui scaturisce tutto il loro significato? E non è lui che più di ogni altro sa [...] che il significato si pronuncia? Cosa? Testi muti per puri spiriti? A me, Rabelais! A me, Flaubert! Dostoevskij! Kafka! Dickens, a me! Giganteschi urlatori di senso, accorrete! Venite a soffiare nei nostri libri! Le nostre parole hanno bisogno di corpo! I nostri libri hanno bisogno di vita!

Foto | tosaytheleast


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, sta lavorando a un romanzo e ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.