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pubblicato martedì, 27 marzo 2012 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

L’etica sacramentale nell’opera di Dostoevskij. Intervista all’autore Saverio Finotti


L’etica sacramentale nell’opera di Dostoevskij è il titolo dell’ultima pubblicazione della Graphe.it edizioni. Autore dello studio è don Saverio Finotti che abbiamo intervistato per cercare di capire un po’ meglio cosa sia quest’etica sacramentale e cosa c’entri con essa lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij (1821-1881). L’autore ha risposto alle nostre domande, ma prima ci ha tenuto a fare una premessa che vi riportiamo:

In tantissime persone che s’incontrano nel mondo ti accorgi della loro bellezza e della loro ricchezza di fede; una fede non professata ma “naturale” che chiaramente rivela in loro quell’impronta di Dio che li rende “buoni” salvandoli da ogni condanna.

Don Saverio, cos’è l’etica sacramentale?
In parole molto semplici l’etica sacramentale è lo studio del fine di tutti quegli atteggiamenti e atti compiuti dalla persona che per buona fede della stessa o per volontà divina si esprimono comunque come bene e di per sé sono dunque buoni.

E cosa c’entra l’etica sacramentale con Dostoevskij?
Dostoevskij, più di ogni altro autore conosciuto, interpreta molto bene il clima ed il contesto in cui l’etica sacramentale si possa applicare ad un’analisi della stessa. I suoi personaggi – e lui stesso – seguono un destino segnato da percorsi misteriosi e pericolosi; a volte deprecabili a causa delle loro scelte, in sé rivelano però un progetto nascosto che sfugge alla loro stessa volontà e consapevolezza. Per questo non appaiono mai veramente cattivi né veramente buoni: non sono essi i veri padroni delle loro scelte ma quel misterioso Dio che li accompagna nel bene che fanno e non li abbandona nel male che scelgono.

Quale metodo ha seguito per questo studio?
Il metodo seguito è quello scientifico propriamente detto: una spiegazione del significato e dei termini propri dell’etica sacramentale, a seguire un percorso biblico che renda teologicamente credibile l’etica sacramentale stessa e infine l’applicazione e contestualizzazione di questa disciplina attraverso l’opera mirata di Dostoevskij.

A quali altri autori classici si potrebbe applicare il metodo che lei ha seguito in questo saggio?
Non credo di esagerare nel dire che tutti i grandi autori italiani da fine Ottocento al dopoguerra possano essere referenti in sé e nei loro personaggi dell’etica sacramentale; penso, per citarne alcuni a Verga, Pirandello, Svevo, Silone e tanti altri anche stranieri quali Zola, Verlaine, Baudelaire o Oscar Wilde o altri ancora.


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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