Roba da matti, film di Enrico Pitzianti
Tanto tempo fa, in queste pagine, pubblicai un’intervista al regista sardo Enrico Pitzianti, apprezzato per la sua grande e indiscutibile capacità di trasformare la sua macchina da presa in uno sguardo sensibile e coraggioso, mai inutilmente morboso ma sempre autentico.
Il 19 aprile scorso, in un cinema di Trastevere, ho avuto il piacere di assistere alla prima del suo nuovo lavoro intitolato Roba da matti e ancora una volta ne sono rimasta colpita per via delle sensazioni contrastanti che quelle immagini hanno riversato addosso al pubblico: tenerezza, commozione, indignazione.
L’applauso scrosciato durante i titoli di coda è stato di sincero apprezzamento e si è ripetuto dopo che il regista – con poche semplici parole – ci ha raccontato che cosa è stato per lui questo film che forse non è un film, non è un documentario, né può essere facilmente catalogabile, poiché la sua intensità sta nel fatto che è una mescolanza tra denuncia e poesia: uno sguardo rispettoso e attento su altri sguardi fragili e innocenti di chi è affetto da disabilità psichica, ma anche su quelli indifferenti di una società di “sani” che ostacolano e pregiudicano il lavoro di tutti coloro che ancora sono in grado di mettere in pratica il vero concetto di altruismo e di amore per il prossimo.
Il set di Roba da matti è una struttura socio assistenziale della provincia di Cagliari che si chiama Casamatta, nata circa diciassette anni orsono e boicottata nei modi più disonorevoli e vergognosi da politici e burocrati ma anche dai preconcetti di privati; in questo luogo unico nel suo genere, le operatrici – tutte donne – assistono, curano, compiono un lavoro di reintegrazione, ma soprattutto Amano. Al momento sono otto i pazienti ospiti, e con loro si è infatti creata una forma di comunità che ha tutte le caratteristiche e le regole di una vera famiglia: condivisione, dialogo, cura dei più deboli, rispetto. La diversità intesa come condizione temporanea, che non induce alla ghettizzazione ma alla comprensione. Abbracci, calore, severità quando serve e coinvolgimento totale di ogni membro nella vita quotidiana, perché il tempo in quella casa non sia quello della regressione (così come spesso avviene in strutture ospedaliere o sanitarie) bensì quello del miglioramento che porta – con calma e pazienza – alla reintegrazione.
Enrico Pitzianti, che in questa struttura ha passato diversi mesi in un totale coinvolgimento umano, ci conduce in una realtà che ci era sconosciuta, fatta di grandi donne, di psicologie fragili mai così distanti da noi così detti “normali”, e di bassezze umane legate ad una società civile non sempre degna di questo nome. Primi piani intensi, volti che ci restano impressi, nomi che subito memorizziamo, e uomini e donne ai quali è immediato e naturale affezionarsi e che – come noi – si cibano di sogni, di speranze, che ridono, cantano al mattino, o piangono alla sera bisognosi di conforto.
Lunga vita a questo film, vita che già sta dando bellissimi e meritati risultati: Roba da matti si è infatti piazzato come quarto film tra i nuovi usciti per incasso complessivo, dopo Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek.








Ciao Susanna,
grazie per le belle e sentite parole che hai scritto su GraphoMania. È una gran bella soddisfazione essere riusciti a trasmettere le emozioni che sentivo dentro la casa, dopo tanto lavoro e fatica è una gratificazione importante. grazie ancora e un abbraccio.
Enrico
Grazie Susanna anche da parte mia e da tutta la squadra di Casamatta.
Per noi è stata una esperienza straordinaria ed Enrico Pitzianti ha saputo cogliere l’essenza di Casamatta.
Gisella.