Scrivere: il decalogo diabolico di Beppe Severgnini
Avete letto il libro L’italiano. Lezioni semiserie? Lo ha scritto Beppe Severgnini. Io l’ho trovato molto istruttivo ma anche ironico quanto basta perché le sue lezioni di italiano non risultino lezioni, bensì divertenti chiacchierate tra amici.
Oggi, attraverso i suoi consigli, non vi diremo cosa è bene fare per diventare scrittori migliori, no, al contrario: cominceremo questo nuovo ciclo di “dritte” sulla scrittura con un elenco di cose da non fare assolutamente, intitolato Il decalogo diabolico.
1. Usate dieci parole quando tre bastano.
2. Usate parole lunghe invece di parole brevi, sigle incomprensibili e termini specialistici.
3. Considerate la punteggiatura una forma di acne: se non c’è, meglio.
4. Fate sentire in inferiorità il lettore: bombardatelo di citazioni.
5. Nauseatelo con metafore stantie.
6. Costringetelo all’apnea: nascondete la reggente dietro una siepe di subordinate, e cambiate il soggetto per dispetto.
7. Infilate due o più che in una frase.
8. Non scrivete il discorso era noioso e i relatori aspettavano l’intervallo, ma Lo speech era low-quality e il panel s’era messo in hold per il coffee-break.
9. Usate espressioni come in riferimento alla Sua del…; il latore della presente; in attesa di favorevole riscontro.
10. Siate noiosi.
Non male vero? E per risalire dopo essere caduti così in basso, dovrete aspettare i suoi prossimi sedici suggerimenti!
Foto | mac.rj








Me ne sono venuti in mente un paio d’altri:
11. Scrivi bhe e tho invece di beh e toh.
12. Metti gli accenti sui monosillabi a caso (sù, và, quì, ecc.)
Simpaticissima provocazione Silvia, grazie!