Festa della Repubblica 2012. Una riflessione di Adriana Zarri sul senso della Patria
Si celebra oggi la festa della Repubblica italiana. Una festa che, nelle intenzioni del Presidente Giorgio Napolitano, sarà più sobria per via del recente terremoto che ha sconvolto l’Emilia. Scriveva qualche giorno fa Massimo Gramellini su La Stampa: “Penso sommessamente che quest’anno il 2 giugno si onori di più la Repubblica andando fra i terremotati che fra i carri armati”. E noi siamo dell’idea che sempre la Repubblica sia da festeggiare andando il più lontano possibile dai carri armati.
Ma cos’è la Patria? Quale il suo significato profondo? Vi proponiamo una riflessione di Adriana Zarri dal titolo La patria quotidiana. Tale testo è tratto dal libro La gatta Arcibalda e altre storie. Riflessioni sugli animali e sulla natura.
***
Sono ben consapevole della montagna di retorica che, sulla patria, si è depositata; ma tanto più un valore è alto e tanto più la retorica è in agguato. Sono altresì ben consapevole che, in nome della patria, si son consumati delitti e milioni di giovani sono stati mandati a morire spesso senza altri motivi che non fossero un esasperato nazionalismo, una sete di potere e di dominio, un’enfasi che, per usare un aggettivo sprezzante che non amo, ma qui ci sta bene, «patriottarda». Ma anche in nome di Dio si sono commessi crimini e si sono fatte guerre fratricide: fratricide sempre, anche se i «nemici» erano di razza, di pelle e di fede diversa.
Contestare il concetto di patria per questi motivi significa avere della patria un’idea astratta, lontana e militaresca: una patria in alta uniforme, esaltata dalle fanfare e dagli squilli di tromba. Ma c’è una patria dimessa, feriale, quotidiana, che è il tessuto della nostra vita di tutti i giorni.
La patria sarà anche la scintillante divisa dei corazzieri, con la loro splendida coda di cavallo, o il cappello dei bersaglieri, sventolante di penne di cappone (che assurdo taglio di virilità per un così marziale copricapo!); ma la patria è anche, e soprattutto, il cappello di paglia che mette in testa il contadino per ripararsi dal sole. La patria è il vaso di gerani che accende di rosso e di rosa il mio balcone; è il mio bosco, il mio prato, il mio gatto. Per questa patria quotidiana, che non ha bisogno della maiuscola, dell’uniforme, della fanfara e della guerra, io voglio il rispetto della bandiera e non il suo vilipendio, perché il vilipendio della bandiera è il vilipendio dei miei amici contadini, dei miei gerani, delle mie rose e dei miei gatti.
Foto | steve p2008







