Per un giornalismo pulito
Si può davvero restituire al giornalismo l’unica ragione della sua esistenza, ovvero una voce pura, libera, la cui possibilità di raccontare il vero non sia imbavagliata dal potere?
Una voce che sia quella dell’uomo della strada o che lo rappresenti, una voce che informi senza essere influenzata o messa a tacere, insomma, l’informazione che informa e che va diretta contro l’indifferenza.
Il libro di Fausto Pellegrini, La bisaccia del giornalista. L’informazione necessaria per il XXI secolo (edizioni Dissensi), ci aiuta di certo a comprendere se e quanto questa possibilità sia ancora contemplabile, attraverso uno studio della storia del giornalismo, o attraverso aneddoti, riflessioni, citazioni, fatti recenti e non, avvalendoci anche di suggestivi brani di canzoni d’autore.
Fausto Pellegrini è un giornalista molto attivo e conosciuto, scrittore, ideatore e curatore di documentari e trasmissioni, il quale ha scelto di occuparsi prevalentemente di argomenti sociali e musica, ma anche di contribuire alla realizzazione di importanti inchieste. Tra le pagine di questa sua ultima pubblicazione, troviamo interessanti dettagli sulla storia dell’informazione passando attraverso le prime radio libere, il monopolio della Rai, gli esordi della Fininvest, per poi approdare sull’informazione che diventa spettacolo, o su internet, la rete, i social network, che purtroppo non rappresentano solo un modo di raccontare e di domandare differente o più al passo con i tempi. Considerevoli le valutazioni sui pro e i contro di questo “nuovo” che ci circonda, su ciò che ci lasciamo alla spalle e su ciò che ci conviene salvare, su cosa dobbiamo costruire o aspettare dal futuro.
L’informazione, quella scevra da interferenze o interpretazioni, è davvero morta? E se i fatti sono fatti, come è possibile interpretarli?
Il giornalista obiettivo è colui che risulta affidabile, ma Pellegrini ci spiega che l’obiettività non esiste, benché ciò non debba necessariamente precludere l’esistenza dell’onestà.
Ma l’informazione è un bene troppo prezioso per non essere difeso, dice, è un bene comune che non può e non deve essere considerato una merce.
Riscoprire l’etica è dunque un dovere-diritto, così come lo è riscoprire in noi l’umanità: è con questa che dobbiamo raccontare privando le storie che offriamo del nostro ego, della nostra vanità, del nostro bisogno di apparire come protagonisti di storie che non ci appartengono.
Onestà come arma che renda invincibili.
Questo e altro troverete ne La bisaccia del giornalista: un libro che è una battaglia importante a favore di un giornalismo pulito, onesto, a “misura d’uomo” e non più strumento del potere o di chi sfrutta, di chi mente e di chi opprime i più deboli.
Fausto Pellegrini
La bisaccia del giornalista.
L’informazione necessaria per il XXI secolo
prefazione di Pietro Ingrao
Dissensi, 2012
ISBN978-88-96643-14-3
pp. 144, euro, 12,50







