Non so che nome darle nei miei sogni
Davanti alla mi forma trovai quella forma
in ora di crepuscolo,
quando le sparizioni
confondono i colori agli occhi,
quando l’ultimo amore
cerca l’ultimo corpo.
Un’ansia senza fondo fra le pietre ululava;
verso l’aria, uomini sordi,
dalla testa dimenticata,
in lontananza passavano come liberi o morti.
Vergognoso corteo di fantasmi
con le catene rotte pendenti dalle mani.
La vita mise allora una lampada
su muri sanguinosi;
stanco il giorno disseccava tristemente
le autore future, rammendate
come stracci di re.
La lampada eri tu,
mie labbra, mio sorriso,
forma che trovano le mia mani in tutto ciò che toccano.
Se i miei occhi si chiudono è per trovarti in sogno
dietro la testa,
dietro il mondo in servaggio,
in quel paese sperduto
che un giorno abbandonammo senza saperlo.
Luis Cernuda (1904-1963)
Foto | seyed mostafa zamani







