Scrivere, correre, allenarsi
Strano paese l’Italia: pochi leggono, molti scrivono e moltissimi pensano di sapere scrivere. Per scrivere bisogna allenarsi, come per correre. Lo spiega bene Tito Faraci in un post dal titolo Correre è un po’ come scrivere:
Correre è un po’ come scrivere. Una cosa che tutti fanno. E che tutti, quindi, pensano di sapere fare. E guai a dire che non è così. Che non è così semplice. Che c’è una bella differenza tra farlo a un livello minimo necessario e farlo sul serio. Perfino un imbranato come me – che corre giusto dietro al tram con l’agilità di una cassa di mattoni – mal sopporta osservazioni al riguardo.
E continua:
Le cose che sembrano facili sono, talvolta, le più ardue da ottenere. La semplicità è un traguardo difficile, soprattutto quando è sinonimo di purezza, di grazia. La semplicità, nella scrittura, diventa velocità. Il lettore segue la tua storia senza mai tornare indietro, tutta d’un fiato. E alla fine, magari, proprio per questo pensa che… “be’, cosa ci vuole?”
Quindi constata:
Invece no. Come con la scrittura, semplicità e agilità sono frutto di una fatica prima. Una fatica non ostentata, ma tale. È una cosa su cui fare una sana riflessione.
Noi siamo pienamente d’accordo con Tito Faraci: crediamo che per scrivere ci si debba allenare molto. E una parte dell’allenamento consiste nella lettura.
Scrivere è un po’ come correre: c’è bisogno di allenamento!
Foto | Digital Sextant








Verissimo…
Ci si fa il “fiato” con un esercizio quotidiano, una disciplina che si fa carne, parte di te.
Flaubert, scherzando la non troppo, diceva di essere l’ultimo dei Padri della Chiesa. Si parva licet… in effetti scrivere è come pregare, come aver cura dell’orto. Bisogna innaffiare le parole, estirpare quello che non va. Vedere fiorire la propria scrittura vuol dire avere pazienza e costanza, saper attendere la crescita di una storia. Per poi mietere. Se non successi, almeno la consapevolezza d’aver fatto il proprio dovere-piacere, con emozione, raziocinio, anima. Col proprio fisico, perché come scriveva un anonimo amanuense medievale, si scrive con tre dita ma tutto il corpo soffre…
Bello andare d’accordo!
Tito Faraci
Un modo per correre insieme! Grazie a te per il bel pezzo che hai scritto
Ho sempre ritenuto, e ora anche Tito Faraci con Voi me lo riconferma, che per imparare a scrivere bisogna prima imparare a leggere … ma mi sono via-via reso conto che non si trattava tanto di imparare a leggere libri e/o testi enciclopedici, ma bensì imparare a “leggere le Persone” … e no solo quelle dalle quali ci si attende di essere letti, anzi sopratutto dedicarsi con pervicacia a cercare di imparare a leggere le Persone comuni a partire da quelle della porta accanto fino a quelle più lontane raggiungibili; voglio aggiornare un elenco di strumenti utili per “leggere le Persone” ed i modi più adatttìi per usare tali strumenti … ma a che fine?! _ Il fine più importante non credo sia quello di diventare i “più letti”, ma sia invece quello di rendere scorrevole la reciproca comunicazione e l’interesse allo scambio di opinioni su ciò che si osserva vivendo, sia in solitudine che in comunità. E qui sto via-via scoprendo che sta ogni risultato del Crescere tutti insieme, imparando a conoscere noi stessi e gli altri poichè la meta di questo aspetto della crescita dell’ “antropocene” (era dell’uomo)è ancora molto lontana e il suo traguardo è la conquista dell’ “AGAPE”, l’amor fraterno già declamato da Platone e poi ripreso da S.Paolo sull’indirizzo indicatoci da Gesù Cristo nella Sua discesa in terra Uomo fra gli Uomini. Questo è un mio commento in premessa all’argomento.