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pubblicato venerdì, 10 agosto 2012 da Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Affari d’amore, emancipazione femminile e narrativa. Intervista a Patrizia Violi


Patrizia Violi ha al suo attivo tre romanzi: Love.com, Una mamma da Url e Affari d’amore, pubblicato da Dalai nel 2012. In Affari d’amore, la Violi ci racconta di Beatrice (la nonna), Isabella (la mamma) e Angelica (la figlia): tre generazioni di donne che hanno deciso di usare il proprio corpo e la propria disponibilità sessuale per trovare un uomo benestante che le mantenga.

Angelica, giovanissima, metterà ben presto in discussione lo stile di vita familiare. Per Beatrice e Isabella, invece, fare i conti con una realtà che frana sotto i colpi della crisi economica e della vecchiaia è devastante. Un romanzo maturo ed equilibrato, quello della Violi, che tocca temi d’attualità, ma che ci costringe anche a riflettere sulla percezione che le donne hanno di sé e della propria possibile autosufficienza.

Le prime due domande arrivano dall’editore di questo magazine, Roberto Russo, a cui è piaciuto molto Affari d’amore. Vorrebbe farti commentare, per restare in tema, una famosa frase di Cesare Pavese: “Nessuna donna si sposa per denaro: sono tutte tanto astute, prima di sposare un milionario, da innamorarsene”.
Sono lusingata che il mio romanzo sia piaciuto a Roberto Russo e devo dire che nonostante sia stato pensato come una lettura femminile, finora è stato apprezzato di più dagli uomini. E sono onorata di commentare una frase del grande Cesare Pavese a proposito della mia storia! Va al di là delle mie più rosee previsioni, pensavo al massimo di poter citare Barbara Cartland o Liala! La frase in questione è molto cinica ma la condivido al 100%, purtroppo chi sta con un uomo per denaro quasi sempre per sopportarlo deve anestetizzarsi e il metodo più semplice è farselo piacere. Le donne più astute, navigate, arrivano anche a dire di provare improbabili sentimenti d’affetto. Basta “googlare” certi nomi della cronaca recente per ritrovare “divertenti/patetiche/romantiche” cronache di unioni usa e getta.

Affari d’amore è pervaso di profumi. Alcuni esempi, a partire dall’incipit: “Un’intensa zaffata di Eau Savage raggiunge le narici di Angelica”. Il visone di Beatrice è “impregnato del suo profumo: Angel”. Il comfort food che Angelica preferisce è il cappuccino, da scegliere se con “cacao o cannella”. E ancora: “Angelica si china su di lui, lo avvolge con il profumo dei suoi capelli e gli sfiora le labbra”.  E così via. Se tu dovessi consigliare alle lettrici e ai lettori di GraphoMania un incenso da bruciare mentre leggono il tuo romanzo, o una candela profumata da accendere, cosa consiglieresti? E perché?
È vero, volevo fare un romanzo in odorama, per coinvolgere di più i lettori! Perché penso attorno a certi profumi siano legate sensazioni ben definite e queste fragranze possono descrivere, a volte, personaggi e situazioni molto più delle parole. Poi forse mi sono tolta, come si dice, un sassolino dalla scarpa. Infatti alcuni anni fa, uno dei momenti meno felici della mia vita professionale, lavoravo in una rivista femminile dove dovevo scrivere solo le didascalie dei profumi. È una cosa terribile. Una specie di tortura perché bisogna ripetere sempre gli stessi concetti, tipo sensuale, caldo, avvolgente, speziato, fruttato, ma con aggettivi diversi e a un certo punto anche il dizionario dei sinonimi non basta più! Comunque la mia candela profumata preferita è arancia e cannella, mentre come incenso adoro il sandalo, ma è molto difficile trovarlo di buona qualità. In commercio ne esistono alcuni che emanano un tristissimo odore di mobili bruciati.

Patrizia VioliVisto che le prime domande arrivano da un uomo, ti chiedo se mentre pensavi al tuo nuovo romanzo ti sei confrontata sul tema anche con rappresentanti del sesso maschile.
Mi sono documentata con un manuale di psicologia pratica, di quelli di auto-aiuto tipo “gli uomini questi marziani”. Poi sono una ficcanaso e cerco sempre di ascoltare in giro delle conversazioni interessanti da riciclare. Per i miei personaggi maschili ho origliato un po’ in palestra, sui mezzi pubblici e nei bar poi, per gli approfondimenti ho chiesto consulenza a mio marito. In una sola situazione, mi ha consigliato di ribaltare completamente la reazione di un personaggio maschile, volevo descriverla in un modo e invece era troppo femminile.

Le protagoniste del tuo romanzo rispecchiano un nutrito gruppo di signore e signorine italiane, che cercano ancora il buon partito per sistemarsi (anche se repellente). Credi che ci sarà anche nella realtà la stessa presa di coscienza della protagonista con annesso lieto fine?
Purtroppo ne dubito, magari il miracolo può anche avvenire ma non riesco a essere molto ottimista. Nella nostra società così consumistica, ora piegata da questo momento di crisi, certi valori come onestà intellettuale, etica e senso morale non sono proprio in cima all’hit-parade e le scorciatoie tentano sempre di più.

Per molte donne usare il proprio corpo per garantirsi un tenore di vita elevato non è umiliante. Lo considerano al contrario un salutare esercizio di potere nel confronto degli uomini che riescono ad accalappiare….
Ho fatto ragionare così le mie protagoniste che si sentono astute, perchè usano il loro charme al riparo dai sentimenti che possono essere pericolosi e coinvolgenti. Queste donne si sentono in controllo perchè usano il corpo, con freddezza, come un investimento per raggiungere i loro fini. Ho volutamente enfatizzato questi personaggi, ma se pensiamo al boom della chirurgia estetica, le donne del mio libro non sono poi così fuori dalla realtà. Investire sul proprio capitale erotico, anche a costo di sottoporsi a operazioni e ritocchini, ad alcune sembra la nuova frontiera del femminismo. Se una volta essere “una mantenuta” era disdicevole, ora il concetto sembra essere sdoganato, la donna che ha la strada più facile, che vive bene, perchè “incanta” gli uomini, è considerata intraprendente e furba. E, come sappiamo, essere furbi va molto di moda.

I tuoi tre romanzi, Love.com, Un mamma da Url, Affari d’amore, sono rispettivamente una chick lit, un libro che deve molto al mommy blogging e infine un romanzo che ragiona sull’emancipazione femminile. Sembrano quasi punteggiare un percorso di crescita personale…
Mi piace questa osservazione perché dà un senso al mio lavoro. Ogni romanzo è stato più difficile del precedente da scrivere, perché ho cercato di approfondire di più. Spero anche che la mia scrittura sia maturata e migliorata.

La storia della pubblicazione del tuo primo libro, Love.com, è particolare. Dopo aver autopubblicato l’ebook con Lulu, hai poi deciso di condividerlo grauitamente con i lettori e se poi passata alla collana Glamour di Emma Books. Cosa hai imparato sull’editoria in questo percorso?
Nel 2007 Love.com, dopo essere stato mandato un po’ in giro senza ricevere attenzione, sembrava dovesse essere pubblicato con un editore piuttosto importante, ma poi all’ultimo momento per un cambio al vertice della casa editrice è saltato tutto. Sono rimasta molto delusa e ho deciso allora di fare da sola e l’ho autopubblicato con Lulu.com. Qualche mese dopo, ho aperto il blog (extramamma) e sono stata presa dall’euforia delle amicizie in rete e ho deciso così di condividere anche il mio romanzo gratuitamente. Poi inaspettatamente nel 2008, proprio attraverso la vetrina del blog, sono stata contattata dal mio attuale editore (Baldini&Castoldi) e ho pubblicato Una mamma da URL, dopo pochi mesi ho deciso di affidarmi a un agente, ho scelto l’agenzia letteraria Grandi&Associati. Li ho conosciuto Maria Paola Romeo che è anche il direttore editoriale di Emma Books, ha letto Love.com, e l’ha inserito tra gli ebook della sua nuova collana. Da tutto questo percorso ho capito che pubblicare non è solo una questione di talento ma soprattutto di tempistica: è fondamentale essere al posto giusto nel momento giusto.

A proposito di agenzie letterarie. In Italia gli scrittori sono ancora restii ad affidarsi ad un agente. Mi sembra invece che la tua esperienza sia stata positiva. Quali sono i pro del lavorare con un agente? Lo consiglieresti ad un autore esordiente?
Mi sono rivolta a un agente dopo la pubblicazione del primo libro non da esordiente perché inizialmente ero molto ingenua e non avevo neppure valutato la possibilità. Di solito le agenzie trattengono il 10-15% delle royalties, ma si è comunque più tutelati, più informati. Nonostante provenissi dal mondo del giornalismo, che confina con l’editoria, le dinamiche sono molto diverse e per un esordiente non è facile muoversi. Quindi lo consiglio senz’altro, anche perché, è orribile, ma molti manoscritti inviati alle case editrici vengono letti e valutati dopo tantissimo tempo. Se un autore arriva presentato da un agente ha una corsia preferenziale di attenzione. Poi, essere preso in considerazione da un agente è la prima scrematura per chi scrive, ci sono agenzie che forniscono anche un servizio di editing (a pagamento naturalmente) quindi può servire anche a migliorare la propria opera. Quello di chi scrive è un mestiere solitario che coinvolge molto emotivamente. A volte si fa fatica a valutare oggettivamente il proprio lavoro, perciò sottopporlo preventivamente alla valutazione di un addetto ai lavori è, secondo me, una buona strategia.

Patrizia Violi, Affari d'amore. Particolare della copertinaLe polemiche tra gli amanti del libro elettronico e quelli del classico libro di carta infiammano periodicamente giornali e blog. Cosa ne pensi? Hanno senso?
Gli ebook penalizzano il tatto e l’olfatto: niente profumo di carta e niente da sfogliare, toccare e ammirare sugli scaffali della libreria“, questo dicono i lettori duri e puri, amanti del cartaceo, citano questi difetti e storcono il naso davanti all’editoria elettronica. Secondo me vanno considerati anche altri elementi: il prezzo degli ebook è molto più conveniente, la praticità (in un tablet si possono scaricare molti più libri da portare con sè) e poi con gli ebook si scardina l’egemonia dei grandi editori, come è successo qualche anno fa con la musica, gli mp3 e le case discografiche.

Ci saranno più autopubblicazioni, meno costi di distribuzione, meno lotte per il placement in libreria. Certo il fascino di un libro cartaceo rimane ed è bello possedere volumi che hanno un valore affettivo, che ricordano determinati momenti della propria vita.

Ma il lato peggiore dell’editoria digitale è lo sparire delle librerie come luoghi di aggregazione: negli USA dove il mercato degli ebook sta spopolando, ad esempio, la catena di Borders lo scorso anno è stata chiusa. Lo scorso Natale sono stata a S. Francisco e ho scoperto con tristezza che in centro città non si trova più neanche una libreria. Però la gente continua a comprare libri, ebook: sui mezzi pubblici, tutti, anche gli anziani, leggono con il Kindle. Credo che si andrà anche noi in quella direzione, certo molto più lentamente.

Sei una delle scrittrici italiane che si è confrontata sia con la pubblicazione in ebook che con quella tradizionale. Che differenze ci sono, se ci sono, tra le due esperienze?
Se mi permetti la metafora un po’ ardita è come sposarsi o convivere. Un libro cartaceo può sembrare più vero. Essere in libreria è come avere la fede al dito, andare davanti a qualcuno, prete o ufficiale civile a dichiarare di volere veramente una certa persona. L’ebook è come la convivenza, la stessa cosa però non c’è la consacrazione formale. Questo è quello che appare prima, quando si è trepidanti e si sogna di sposarsi o di pubblicare. Ma la mia esperienza mi fa dire che in fondo è la stessa cosa: i problemi e le delusioni si hanno in entrambi i campi. Oggi se un libro ha successo, oltre e forse più del talento di chi lo scrive, è importantissimo il marketing, e questo si può fare sia per il libro cartaceo che per quello digitale. La stessa cosa vale per un’unione, non è il vincolo formale che la salva, ma l’impegno della coppia.

Women's Fiction Festival 2012

In un tuo post a proposito di libri digitali scrivi: “Poi il lettore digitale tipo è un uomo, non perché legga di più ma perché gli uomini adorano i gadgets”.  Anche nella mia esperienza l’ebook viene considerato un oggetto maschile. Ti sei data una spiegazione di questa resistenza tutta femminile agli ereader?
Forse le donne sono più romantiche e amano il libro come oggetto, amano condividere una storia che le ha appassionate, si scambiano perciò i libri. Però le donne a volte si vergognano un po’ di quello che leggono: dai romanzi rosa alla letteratura erotica. Perciò in questo caso l’ebook è una mamma dal cielo, anonimo e nessuno potrà giudicare le lettrici.

Stai già lavorando a un nuovo romanzo?
Ho una mezza idea su una storia romantica che mi ha raccontato un’amica. Però è solo nella mia mente, non ho scritto neanche una parola nel quaderno degli appunti.

Tra il 27 e il 30 settembre sarai a Matera per il Women’s fiction festival con la squadra di Emma Books. Il festival è alla sua nona edizione. Quanto è necessario oggi valorizzare le scrittrici italiane, oltre che internazionali e dare dignità alla scrittura al femminile? Eventi come il festival materano aiutano o ghettizzano un genere letterario così specifico?
Senz’altro aiutano a parlare di letteratura al femminile e a farla prendere maggiormente in considerazione. Mai come quest’anno, con il caso editoriale di Cinquanta sfumature di grigio i riflettori sono puntati sul mercato femminile e succede quello che è accaduto come con il fenomeno Harry Potter che ha incrementato la produzione di libri per ragazzi. Questo successo ha dato un ulteriore prova che le donne sono lettrici forti e anche se il best-seller dell’anno non è letteratura ma puro marketing, voglio essere ottimista e pensare che la scrittura al femminile senza dubbio ne avrà giovamento.

Patrizia Violi
Affari d’amore
Baldini&Castoldi, 2012
ISBN 978-88-6620-576-0
pp. 215, euro 15
disponibile anche in eBook




Mariantonietta Barbara

 

Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.