Racconti fatali, di Leopoldo Lugones
Quell’oggetto, che non sembrava essere molto più di un dono d’amore e senza importanza, era invece il vendicatore incaricato della misteriosa esecuzione.
Ma c’è ancora qualcosa da spiegare.
Gli antichi attribuivano agli oggetti intimi un’anima elementale, o doppia, trasmessa con il contatto umano; per questo davano nomi ai loro bastoni, gioielli, boccette di profumo, specchi…
Ma in particolar modo questi ultimi ricoprivano – rispetto a ciò e ad altro – un’importanza speciale perché legati al dono dello sguardo.
Poiché stiamo parlando di archeologia classica, nessuno ignora l’importanza degli occhi nella simbologia egizia.
Occhi di smalto, dotati di sorprendente vitalità, e montati su placche di metallo, rappresentavano il Sole l’occhio destro e la Luna il sinistro. Erano gli occhi di Horo, che la dea Hathor ospitava nel suo ventre, personificazione del Sole dei morti, il Sole verde della mezzanotte. Fatto per il quale lo chiamavano anche Principe dello Smeraldo. Amuleti propiziatori o malefici, è da lì che è giunta la credenza del malocchio.
In quel caso Hathor era anche dea della morte; e sotto il nome di Nub, “la dorata”, la guardiana della mummia sotto le cui parvenze rinascerà il defunto. Per questo il volto dei re morti veniva conservato in una maschera d’oro che coronava la cassa funebre. Amore e morte sono quindi i poteri di Hathor.
Gli occhi di quelle maschere, come quelli di certe statue [che li hanno mantenuti, sono di una vitalità così intensa da incutere paura.]
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Il libro (dal sito della casa editrice): Maestro e primo interprete del racconto fantastico sudamericano, Leopoldo Lugones raccolse in questo libro cinque testi brevi che, pubblicati nel 1924, vengono oggi tradotti in italiano per la prima volta. La nota comune a questi racconti è data proprio dall’aggettivo “fatali”. Fatalità intesa come forza inevitabile che sembra determinare gli eventi e le azioni dell’uomo, condizionandone in maniera inappellabile i risultati. Passiamo in questo modo dal tema esoterico, a lui caro, presente in racconti come Il vaso di alabastro o Il pugnale a inserimenti nel mito letterario tradizionale come in Agueda o ne Il segreto di Don Giovanni. Filo rosso che unisce queste storie è il fascino magnetico e troppo spesso fugace delle figure femminili che le attraversano, figure imprescindibili nella narrativa dello scrittore argentino, così come imprescindibile è la natura stessa del destino.
Leopoldo Lugones
Racconti fatali
con un saggio di Camilla Cattarulla
traduzione di Fabrizio Gabrielli
Nova Delphi, 2012
ISBN 978-88-97376-09-5
pp. 176, euro 9







