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pubblicato martedì, 21 agosto 2012 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Buon compleanno, Emilio Salgari!

Emilio Salgari

Era il 21 agosto 1862, esattamente centocinquanta anni fa, quando a Verona nasceva Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari, uno degli scrittori italiani più letti e amati, grazie anche a diverse trasposizioni cinematografiche dei suoi testi. Ma anche uno dei più tormentati per via del suo rapporto con la scrittura e con gli editori.

A scorrere la lista dei suoi romanzi, quelli che costituiscono i cicli (come, per esempio, i pirati della Malesia) ma anche quelli singoli, e dei suo racconti si rimane sbalorditi, soprattutto se si considera che Emilio Salgari visse solo quarantanove anni: il 25 aprile 1911, infatti, oppresso dalla povertà e dai problemi familiari, Emilio Salgari si uccise aprendosi il ventre con un coltello da cucina, quasi come un harakiri gastronomico, o, meglio, come uno dei suoi personaggi.

Si diceva del suo tormentato rapporto con la scrittura. Se è vero, come lui disse,

Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli

è anche vero che gli editori non si facevano scrupolo a farlo “viaggiare” senza ritegno, obbligandolo a scrivere tre romanzi all’anno. A questi editori indirizzò una missiva

A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.

Questa situazione stressante lo condusse a uccidersi. Lo rivela un paio di anni prima del suicidio, lo stesso Salgari a un amico, il pittore Gamba:

La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere.

Il miglior augurio di buon compleanno che ci sentiamo di fare a Emilio Salgari, quindi, è quello di leggere le sue opere e apprezzarle, visto che molti critici dell’epoca lo snobbavano. Apprezzarlo perché ha fatto viaggiare anche molti di noi “senza la seccatura dei bagagli” e ha dischiuso dinanzi ai nostri occhi mondi meravigliosi che lui non aveva mai visto.

Noi lo immaginiamo come quell’uomo ritto che guarda l’infinito, come lui stesso ce lo descrive nel romanzo Le figlie dei faraoni (1905):

Tutto era calmo sulle rive del maestoso Nilo.

Il sole stava per scomparire dietro le altissime cime delle immense palme piumate, fra un mare di fuoco che arrossava le acque del fiume, facendole sembrare bronzo appena fuso, mentre a levante un vapore violaceo, che diventava di momento in momento più fosco, annunciava le prime tenebre.

Un uomo stava ritto sulla riva, appoggiato al fusto d’una giovane palma, in una specie di molle abbandono e come immerso in profondi pensieri. Il suo sguardo vago errava sulle acque che si frangevano con un dolce gorgoglìo fra le radici dei papiri affondate nella melma.

 


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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