Pussy Riot, Puškin e Dostoevskij: la libertà di parola è per tutti
Le Pussy Riot, la loro vicenda, la loro condanna sono state seguite da tantissime persone e molte ancora continuano a porsi delle domande su quanto successo e sul significato profondo di tutta la vicenda. Tra quanti si interrogano c’è l’attore britannico Stephen Fry che ha scritto una bella lettera alle tre donne in cui esprime loro la sua vicinanza.
Un passaggio della lettera – pubblicata sul sito della sezione di Amnesty International UK – contiene anche dei riferimenti al mondo della cultura e della letteratura che ci preme sottolineare. Scrive Fry:
Puškin è stato mandato in esilio per aver offeso lo zar. Dostoevskij è stato portato davanti a un plotone di esecuzione e graziato all’ultimo minuto. E poi, in epoca comunista, come tutti sanno, artisti, scrittori, intellettuali e liberali di ogni tipo vivevano sotto la costante minaccia dell’esilio, dei lavori forzati, e perfino dell’esecuzione. Mi pare che la situazione si stia riproponendo. Non dico, e non sarebbe appropriato paragonarvi a Puškin o a Dostoevskij, non è questo il punto. La lotta è per la libertà di parola e questo non può limitarsi solo ai titani della letteratura.
Condividiamo in pieno il punto di vista di Stephen Fry: la libertà di parola non può essere esclusivo appannaggio dei grandi della letteratura e dei grandi in genere. Lavorare per la cultura significa anche che tutte le persone possano essere libere di esprimersi, che ci piaccia o meno.
Foto | Fora do Eixo







