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pubblicato lunedì, 1 ottobre 2012 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Quebrantos, a cura di Delia Ana Fanego


Daniel

Ho quarant’anni, i miei nonni paterni erano italiani: mio nonno è nato in un piccolo paese vicino a Varese, mentre mia nonna a Rivalta Bormida, in provincia di Alessandria. Tutta la famiglia di mia nonna emigrò in Argentina; mio nonno invece partì con un amico e i suoi fratelli rimasero in Italia. Mio nonno conobbe mia nonna in Argentina. Si sposarono lì e comprarono una piccola pensione. Il nonno si occupava anche della compravendita di mobili, successivamente mise in piedi un piccolo caseificio. Tornarono in Italia due volte e durante una di queste nacquero i loro due figli: uno era mio padre.

Mio padre era maestro, lo mandarono a lavorare nel Nord di Santa Fe. Lì conobbe mia madre, si sposarono ed ebbero quattro figli. Quando eravamo piccoli, mio padre morì in un incidente, io avevo cinque anni. Mia madre rimase sola con quattro bambini. Andavamo ancora tutti a scuola e riusciva a mantenerci grazie alla pensione di mio padre e all’affitto di due stanze della casa. Ho studiato nelle scuole del paese. Dopo il diploma volevo iscrivermi a Medicina e ho chiesto una borsa di studio: la ottenni ma purtroppo non era sufficiente per sopravvivere. Allora sono andato a lavorare come maestro in una scuola rurale, nel Sud del paese, nella provincia di Río Negro. Era la scuola di una colonia agricola. Ho lavorato lì per un anno, poi sono tornato a Santa Fe e ho preso servizio in un’altra scuola rurale di un piccolissimo paese di duecento abitanti. Facevo il doppio turno e alloggiavo in una pensione. Andavo a lavorare in bicicletta, tranne durante la stagione delle piogge perché la strada diventava impraticabile; chiesi di avere un cavallo, dato che era l’unico modo per arrivare. Non l’ho avuto, così ho rinunciato all’incarico e sono tornato nella provincia di Río Negro, dove ho frequentato un corso per di¬ventare maestro di scuola. Una volta finito il corso, ho deciso di studiare Psicologia: la mia scelta è stata molto influenzata [dall’esperienza che avevo acquisito, osservando attentamente i giochi dei bambini e le loro reazioni.]

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Il libro (dal sito della casa editrice): Quebrantos (in spagnolo “crepe”, “squarci”) è una raccolta di microstorie, un mosaico di testimonianze di ex-militanti esiliati in Italia durante i primi anni dell’ultima dittatura militare argentina. Dodici storie – inizialmente destinate alla realizzazione di uno sceneggiato televisivo RAI, mai portato a termine – raccolte e verbalizzate tra il ’78 e il ’79. Una pluralità di voci non filtrate dall’inganno del tempo (alcune di queste utilizzate come testimonianze nei processi contro i responsabili del genocidio), sapientemente incasellate da Delia Ana Fanego in una narrazione autentica e sensibile, attenta al tema dell’esilio e della memoria collettiva come antidoto all’oblio.

Quebrantos. Storie dell’esilio argentino in Italia
a cura di Delia Ana Fanego
Nova Delphi Libri, 2012
ISBN 9788897376057
pp. 240, euro 14




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