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pubblicato giovedì, 18 ottobre 2012 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Google ricorda Herman Melville con un Doodle dedicato a Moby Dick

Google ricorda Herman Melville con un Doodle dedicato a Moby Dick
Google ricorda Herman Melville con un Doodle dedicato a Moby Dick

Moby Dick, il romanzo dello scrittore statunitense Herman Melville, compie oggi 161 anni. E Google lo celebra con un simpatico Doodle in cui viene rappresentata la ciurma guidata da capitano Achab che, a bordo del Pequod, cercava di catturare Moby Dick, la balena bianca di cui nell’omaggio di Google si intravede la sagoma e un occhio.

Il romanzo Moby Dick

Nel romanzo Moby Dick sono molti i temi affrontati come la biologia, la religione, l’idealismo, la vendetta, il razzismo, la gerarchia. Il contesto dell’opera include numerose descrizione sulla vita in mare e il modus operandi di quanti si dedicavano alla caccia delle balene nel secolo XIX.

Non dimentichiamo, poi, che l’incipit di Moby DickCall me Ishmael, in italiano Chiamatemi Ismaele – è una delle citazioni più conosciute della letteratura in lingua inglese. A proposito, ecco le prime righe del romanzo (la traduzione è di Pina Sergi):

Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa — non importa ch’io vi dica quanti — avendo poco o punto denaro in tasca e niente che particolarmente m’interessasse a terra, pensai di mettermi a navigare per un po’, e di vedere così la parte acquea del mondo. Faccio in questo modo, io, per cacciar la malinconia e regolare la circolazione. Ogniqualvolta mi accorgo di mettere il muso; ogni volta che giunge sull’anima mia un umido e piovoso novembre; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, dinanzi alle agenzie di pompe funebri o pronto a far da coda a ogni funerale che incontro; e specialmente ogniqualvolta l’umor nero mi invade a tal punto che soltanto un saldo principio morale può trattenermi dall’andare per le vie col deliberato e metodico proposito di togliere il cappello di testa alla gente — allora reputo sia giunto per me il momento di prendere al più presto il mare.

Herman Melville

Herman Melville nacque a New York il 1 agosto 1819. Ben presto iniziò a imbarcarsi in vari viaggi che poi hanno ispirato le sue opere, trascorrendo anche un periodo nelle isole del Pacifico. Ritornato negli Stati Uniti d’America lavorò come insegnante, fino a quando, nel 1841, partì per le Isole Marchesi dove trascorse un mese tra i cannibali. Riuscì a fuggire grazie a una nave mercantile australiana giunta a Tahiti.

Nel 1844 fece ritorno a casa, dedicandosi alla scrittura di romanzi in cui raccontava le sue esperienze in mare. Nel 1850 si stabilì nel Massachusets e mise mano alla sua opera maestra, Moby Dick, che vide la luce un anno dopo. Moby Dick, tanto la balena bianca quanto ognuno dei singoli personaggi, formano parte dell’immaginario comune quando si parla di avventure e di storie di mare. Non fu così agli inizi, però: il capolavoro di Melville, infatti, ricevette il meritato riconoscimento a partire dal 1920 quando l’autore non poteva più saperlo. Lo scrittore, infatti, era morto nel 1891.

Gli altri romanzi di Melville

Come accennato, Herman Melville non ha scritto solo Moby Dick. I suoi primi romanzi – Typee (1846), Omoo (1847) e Mardi (1849) – attingono abbondantemente alle sue esperienze nei Mari del Sud; Redburn (1849) si basa sul suo primo viaggio in mare e Giacchetta bianca o il mondo su una nave da guerra (1850) è un fedele riflesso delle esperienze che Melville visse nell’esercito.

Dopo Moby Dick, Herman Melville non si stancò certo di scrivere. Pubblicò diverse opere che però non hanno avuto la stessa fortuna della storia della balena bianca. L’opinione pubblica non comprese molto Pierre o delle ambiguità che vide la luce nel 1852 e alla quale seguirono Israel Potter (1855), I racconti della veranda (1856) – che contengono anche Bartleby lo scrivano – e L’uomo di fiducia (1857), uno dei romanzi più sottovalutati del secolo XIX.

Non dimentichiamo che Moby Dick in italiano venne tradotta da Cesare Pavese che curò anche la traduzione di un altro romanzo di Melville dal titolo Benito Cereno. Eugenio Montale, invece, si dedicò alla traduzione di Billy Budd marinaio: una narrazione dal di dentro.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.